Normalmente non seguo i seminari per il semplice fatto che non sono in grado di comprendere una conversazione in lingua inglese, se poi il tema è specialistico le difficoltà per me aumentano. Per informarmi sullo svolgimento del seminario, sul suo argomento e sul gradimento non mi resta che cercare nei blog e individuare per leggere la sintesi di qualche corsista.
Attraverso la newsletter di oggi sono venuta a conoscenza di un resoconto del seminario di mercoledì sul post scritto dal
professor Baker.
Titolo del post è l’ informazione e il suo tessuto connettivo, rivisitazione.
Le domande che focalizzano l’argometo sono a) come è tenuta insiemel”informazione? b)come è costituito il suo il tessuto connettivo?
L’autore non si dice soddisfatto della metafora anatomica usata dal relatore troppo lontana dall’esperienza quotidana e quindi difficilmente recuperabile in modo proficuo.
Riferisce che nella conversazione è stata criticata la metafora della navigazione per indicare tutto cià che si fa sul web, sarebbe stato preferibile usare la metafora delle due calamite che si attraggono l’una con l’altra. Difatti tutto quello che si fa sul web attira le informazioni relative ad esso.
Le immagini che documentano il post aiutano ad orientarmi, si parla di tassonomie e folksonomy, siti in cui memorzzare e successivamente recuperare e condividere informazioni.
Vander Wall dice che Folksonomy è il risultato del personale tagging libero di informazioni e di oggetti (qualsiasi cosa con una URL) per il proprio recupero personale. Il tagging è fatto in un ambiente sociale (generalmente condiviso e aperto agli altri). Folksonomia è creato dall’atto di tagging per la persona che consuma l’informazione.

Le informazioni collegate comportano un grado di interattività del tagger che deve sforzarsi di vedere che cosa si sta facendo, parlare , coinvolgere se stesso in modo positivo, essere realmente interessato a dare la personale opinione, il proprio sostegno, le proprie risorse per aiutare. Paradossalmente, in questo modo, il tagger aiuta realmente se stesso, perché alla fine, il “tessuto”connettivo, si fortifica attraverso la collaborazione.
Mi fermo a considerare le numerose metafore che vengono usate, attraverso esse la lingua acquista forza espressiva e incisività e continuamente si arricchisce sul piano semantico, lessicale ma anche stilistico.
Mi piace la metafora della navigazione per gli spazi infiniti a cui rimanda, ma debbo riconoscere che quella delle calamite è altrettanto suggestiva.
Sulle conseguenze che l’attività legata alla vita digitale comportano posso dire senza timore di essere smentita che la mia partecipazione ed espressione si sono enormemente potenziate.
Avverto un cambiamento reale sul piano mentale e la sensazione è intensa.
Sì la mutazione è in atto.
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