#etmooc, #ltis13, Dovere civico

Dalla Newsletter Radio3 che mi è arrivata or ora estrapolo e condivido volentieri

cyberspazio

RADIO3SCIENZA la pagina dove saranno disponibili i podcast delle puntate.

 

Incuriosita, cerco informazioni su Arturo Filastò e sui suoi interessi; trovo questo video del 2012  la cui visione consiglio nella sua interezza, tuttavia specifico l’intervento di Filastò ==> 38:53 sul GlobalLeaks,

Dal sito dell’organizzazione ricavo «[... ] Organizzazioni di attivisti non governative e informali possono creare siti di denuncia indipendenti e promuoverli. Tali siti potrebbero essere utilizzati per scoprire corruzione o altri problemi localmente, o all’interno di industrie specifiche. Questo può essere vero anche quando i problemi potrebbero non ottenere l’attenzione nazionale o tra il mainstream. Anonimato sostenuto da sicurezza tecnologica può contribuire a tali organizzazioni, anche in luoghi in cui la criminalità organizzata è dominante o diritti umani non sono garantiti.»

Filastò è Socio Fondatore, Vice Presidente di HERMES CENTER for Transparency e Digital Human Rights; ho trovato utile ed interessante la visione d’ Introduzione a GlobaLeaks e all’Hermes Center un video che propongo e di cui caldeggio la visione

 

Ho posto il mio «Mi piace» sulla pagina Facebook di Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights.

Mi rassicura il pensiero che ci sono organizzazioni come GlobaLeaks  che

  • si sforzano « di aumentare la responsabilità e la trasparenza nella nostra società [...]
  • usano tecnologie che «proteggono sia il computer che invia le informazioni e il server che lo riceve. Sia l’informatore e il server che riceve i messaggi sono immuni da attacchi di rappresaglia possibile.»

Intanto mi auguro che

  • i mezzi di comunicazione creino «una interfaccia GlobaLeaks per raccogliere le segnalazioni anonime da fonti che saranno protetti per impostazione predefinita»
  • le aziende creino «siti come parte delle loro politiche di responsabilità interne gestite dai servizi di revisione whistleblowing, permettendo loro di individuare sprechi, corruzione e malcostume. I dipendenti possono essere incentivati ​​a esprimere le loro preoccupazioni, nell’ambito del rispetto delle leggi di responsabilità aziendale»
  • gli enti pubblici utilizzino «GlobaLeaks per coinvolgere i cittadini nell’individuare l’evasione fiscale, la corruzione, manipolazione del mercato e di altri problemi»

 

Non rasserena l’articolo Anticorruzione, Milano ha detto «alt» recentemente pubblicato da Il sole24 ore. C’è da meditare.

 

 

 

#etmooc – Digital storytelling, foto e gif animate

È venuto il momento di tirare fuori dal cassetto e condividere le narrazione che nel corso del tempo ho elaborato; nel farlo voglio ricordare anche il processo attraverso cui le ho realizzate.

Dopo la visita alla mostra La Natura secondo De Chirico -  (testo inglese qui) – allestita  al Palazzo delle Esposizioni a Roma nel 2010,  seguendo le indicazioni contenute nel Dossier pedagogico omonimo, uno strumento che «accompagna la visita e fornisce chiavi di interpretazione [... ] per comprendere i linguaggi dell’arte, i movimenti e i protagonisti» ho voluto cimentarmi in una delle attività proposte e per divertirmi ho realizzato il mio autoritratto con la tecnica del collage, utilizzando le immagini degli oggetti prescelti  recuperate in rete.

Questo  è il risultato: versione 1

Successivamente ho realizzato una seconda versione dello stesso soggetto, utilizzando un servizio di elaborazione di foto online, che permette di modificare le foto e di creare effetti divertenti (LoonaPix).  In questa variante la stessa immagine è diventato uno dei quadri esposti in una mostra di pittura. Trovo che la soluzione crei un contesto gradevole e  simpatico.


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Con un’applicazione web based ho infine ottenuto queste gif animate

gif creator onlinevisit www.loogix.comLooGix

gif creator online

Per il momento mi accontento di questi risultati ma fra i miei obiettivi c’è quello di saper padroneggiare GIMP col quale mi sono confrontata ma con risultati ancora modesti.

La lettura del post Cape Scott Adventures – A digital story! #ETMOOC  mi ha fatto venire in mente che amo  affidare alla pagina (web) i ricordi dei viaggi dei quali segnalo i links:

  1. Visita a Palazzo Koch
  2. (Resoconto del viaggio) Alla ricerca del Graal nei post: Glastonbury, Chalice WellCadbury – Camelot.
  3. (Viaggio a Dublino e dintorni) 22 agosto rientro a casa
  4. Roma (ancora) caput mundi / homo sapiens
  5. In treno verso Klee.

Concludo segnalando il canale youtube Raccontamiunastoria della Compagna di Storytelling e il festival internazionale (fonte d’idee), e comunicando che ho in mente di provare Popcorn Maker per il quale devo trovare l’argomento, ma confido nell’adagio «La notte che porta consiglio».

#etmooc. Esiti della seconda settimana

In questo post mi propongo di riflettere su cosa ho imparato e come ho imparato nel corso della seconda settimana di #etmooc, ritenendo che la condivisione possa costituire una risposta /commento. Mi auguro che sia interpretata come una conferma della validità delle proposte.

Attraverso le e-mail settimanali di sintesi delle attività e delle conversazioni che hanno luogo nei vari spazi  ho avuto modo di avere una visione complessiva del fermento legato a etmooc. Dall’e-mail del 21 gennaio u.s. ho appreso alcuni dati che mi hanno entusiasmato  al solo pensiero di far parte di una folta comunità

Ho incominciato a condividere le risorse  (etmooc) su Diigo, che trovo facile  ed immediato, continuo però a usare anche Delicious per quelle risorse che non sono legate a etmooc;  passare da un social bookmarking ad un altro è un comportamento assurdo, lo  ammetto, tuttavia, seguendo le indicazioni di chi ha progettato il corso, mi sono adattata dicendo a me stessa che in questo modo posso meglio comprendere ciò che i due siti permettono.

Ho esaminato le conversazioni che su Google + hanno i  (712) membri della  etmooc comunity; anche in questo spazio sono evidenti attenzione e  precisione, qualità che caratterizzano la  progettazione del corso.

È qui che attraverso Collection and Sharing Notes – John’s World Wide Wall Display     ho trovato su flickr l’etmooclogo, recuperando il codice da «condividi» che ho copiato e incollato

etmooclogo by alisonseaman
etmooclogo, a photo by alisonseaman on Flickr.

Ho avviato la creazione di una mappa, utilizzando Visual Understanding Environment (VUE), con la quale mi propongo di coniugare due esigenze, la prima delle quali riguarda la visualizzazione e l’aggiornamento dei temi affrontati; la seconda rientra in un percorso relativo alla Visual Literacy che sto progettando per me e che  di certo  condividerò.

Su YouTube ci sono 95 video caricati con tag ETMOOC in risposta all’assegnazione della  prima settimana; pur non avendoli visionati tutti ho potuto osservare che non sembrano esserci esitazioni nel mostrare aspetti di sè che considero intimi. È solo una questione di età anagrafica?

Ho notato che sia A. Couros che D. Shareski hanno caricato su slideshare le presentazione usate in occasione delle sessioni Blackboard Collaborate, per me la soluzione rappresenta una vera manna, dato che, pur seguendo in differita, non riesco a comprendere compiutamente il discorso.

Della prima presentazione, Orientation Week, riporto le due domande che appaiono nelle diapositive n° 36 e 37: a) Come si sta rendendo visibile il proprio apprendimento? b) Come si sta contribuendo alla formazione degli altri? Mi hanno suggerito l’impostazione dell’articolo.

Della seconda presentazione, Connected learning, annoto uno dei punti  su cui è sollecitata la riflessione, contenuti nella diapositiva n° 68 :«stiamo creando o peggiorando il divario digitale?» Il tema è interessante e adatto per la creazione di una storia utilizzando Storify, così dopo la  decisione di mettere il focus sull’Italia mi sono messa all’opera.

Qui c’è la mia prima storia.

È stata in quest’occasione che mi sono resa conto di poter tradurre anche i tweets ricorrendo a un componente aggiuntivo di firefox. Alleluja!
//

Per concludere riporto due annotazioni che considero appropriate e valide.

Come comporre un commento qualità:

  1. esprimere apprezzamenti,
  2. aggiungere nuove informazioni,
  3. effettuare collegamenti,
  4. avanzare domande.

 

Se creiamo cultura di fiducia e di condivisione, la responsabilità è integrata, non  è solo forzata o imposta (D. Shareski).

 

 

#1 pic a day – Alcune considerazioni

Prendo in esame quanto sta succedendo nel gruppo 1 pic a day 2013 nato su flickr; il gruppo è sorto e si sviluppa attorno a un’idea la cui paternità non è definita dato che l’esperienza era già stata praticata in precedenza da più persone, in gruppo e/o singolarmente. Ho fornito altre informazioni sulla sua origine qui.

Ho intenzione di monitorare periodicamente eventi e apprendimenti per decidere sull’opportunità o meno di coltivare l’attività e la partecipazione.

Il gruppo è costituito da 48 utenti, ha caricato 470 fotografie o poco più, si confronta al momento su 6 argomenti di discussione.

Dopo aver mancato l’inserimento della foto del primo giorno, ho cercato di stare al passo con l’inserimento delle nuove foto; notando che, nello stesso giorno, una stessa persona inserisce più di una fotografia, entro in uno stato d’allerta perché la cosa mi disturba. Avendo sperimentato in prima persona di non saper decidere quale foto scartare, perché ispirata o coinvolta emotivamente a qualche soggetto o situazione catturata con un clic, dopo essermi guardata attorno, sono giunta alla conclusione che la soluzione che ho adottato è valida e razionale. Attraverso la selezione fra le diverse foto che in un giorno realizzo, inserisco nell’album personale le foto che mi piacciono e in un set specifico  la foto che ho deciso di condividere per il giorno.

Quando confronto la quantità di commenti e di preferenze che i membri del gruppo ricevono con quella/e che ottengono le mie produzioni, mi  sento frustrata. È allora che emozioni e sentimenti si fanno sentire con forza e sofferenza: sembra quasi che io sia ritornata bambina… Per andare oltre la delusione mi focalizzo sull’aspetto positivo del confronto, individuo la positività che un feedback positivo è in grado di procurare e cerco, al contempo, di attenuare la mia tendenziale parsimonia nell’interazione.

È per me utile bandire competizione e scoraggiamento, preferendo evidenziare quanto c’è di costruttivo nell’iniziativa e indirizzare le risorse verso questa direzione, sapendo che posso imparare da chi  si trova ad un livello di conoscenza superiore, come afferma  Lev Vygotskij. ed che è meglio sorvolare sugli atteggiamenti di conformismo  notati.

 

Nel concludere desidero enumerare a mo’ di promemoria gli aspetti positivi, i vantaggi, le opportunità che l’iniziativa promette:

  • geografia umana a portata di mano attraverso la visione di spazi, territori, paesaggi, persone, cibo…
  • sbocchi creativi, nuove idee, analisi e proposte migliorative, visioni insolite
  • impagabile piacere intellettuale derivante dall’apprendimento o dalla conoscenza di qualcosa di nuovo.

 

# Una fotografia al giorno, 2013

Che cosa è? È un nuovo progetto per il 2013 concepito, per imitazione, dalla lettura di un post su Facebook, datato 19 dicembre u.s. con cui Downes condivideva l’idea di iniziare il proposito – una foto ogni giorno anche per il 2013 – e di aggregare le foto caricate dalle persone che decidono di partecipare. Attraverso il mio Reader ho scoperto che anche Gráinne Conole ha avviato un progetto analogo aderendo al gruppo Flickr creato da Ricardo Torres Kompen. In un breve lasso di tempo ho potuto appurare che il gruppo, a cui mi sono iscritta, si stava rapidamente irrobustendo.
Sono proprio contenta.
Perché è significativo per me? Mi entusiasma l’idea di avere un proposito su cui focalizzarmi. Mi stimola a osservare la realtà che mi circonda con occhio più attento, partecipe e selettivo, volendola catturare e poi condividere. Sì, anche la condivisione è per me importante; se considero, inoltre, che non ci sono ostacoli di lingua allora la partecipazione ad un progetto comune è ancora più irresitibile.
Conservo ancora foto e diapositive scattate più di trent’anni fa, ritraggono per lo più foto di paesaggi, di fiori, di viaggi, meno frequentemente persone. Raramente le riprendo in mano per riesaminarle e descrivere le circostanze nelle quali sono state realizzate: è troppo macchinoso e dispendioso in termini di energie recuperare il materiale,  far funzionare il proiettore e tutto l’ambaradan.
Due estati fa mi ero riproposta di scansionare le foto di famiglia di cui io sono la depositaria, ma dopo un lungo lavoro, avendo cambiato computer, ho dovuto abbandonare l’idea essendomi trovata col problema dell’incompatibilità tra software. Quelle foto scansionate ora sono conservate nella memoria del pc che saggiamente non ho scartato, in attesa di una soluzione. Chissà che prima o poi non riesca a trovare qualcuno che mi possa indicare la strada da percorrere per riappropriarmi di quelle immagini già digitalizzate.

Opportunità di apprendimento

Obiettivo di questo post è riferire sul recente viaggio che ho fatto a Roma, in treno, volendo far visita a mio figlio e alla mostra PAUL KLEE E L’ITALIA.

Come evitare di snaturare questo blog proponendo temi non conformi? Quale è la sfida che mi attende?

La risposta credo stia nella legittimazione dell’argomento in questo mio blog tematico di e-learning.

Per l’occasione ho acquistato online il biglietto di andata e ritorno sul Freccia Argento pomeridiano, che permette di raggiungere direttamente la capitale senza dover ricorrere a un cambio di treno. Seduta  su un posto che ho potuto scegliere, in una carrozza di prima classe, diversamente da quello che è impossibile ottenere nelle carrozze di seconda, ho avuto modo di guardarmi attorno, di ascoltare conversazioni, di trasalire allo squillo di suonerie sempre troppo alte dei cellulari che popolano borse e tasche dei viaggiatori.

Inevitabilmente mi sono trovata a ripensare ai numerosisssimi viaggi che ho fatto in treno nel corso della mia vita, cercando di mettere a fuoco i cambiamenti che nel tempo sono avvenuti; a volte sono stati sostanziali altre irrilevanti.

Mentalmente ho pianificato di esperire, una volta tornata a casa, una duplice ricerca una relativa al treno e l’altra alla mostra, nella convinzione che gli esiti di una mirata ricerca nel web possano sostenere i ricordi con informazioni più precise. Ho pensato anche di condividere in rete il risultato dell’intero processo.

Sinteticamente riferisco sui cambiamenti di nome e sull’insieme di cose che assicurano comodità.  Il treno accelerato è diventato treno locale, poi treno regionale; c’erano il treno diretto, il treno direttissimo diventato espresso; il treno rapido poi denominato espresso. Il livello di comfort ovviamente era diverso per comodità del sedile, rumore, vibrazioni, temperatura, affollamento.Variavano la tipologia di vetture, i servizi offerti e la quantità di fermate effettuate.

Riferisco su altri ricordi qui.

 

Raggiunta la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, per accedere alle sale che ospitano la mostra si attraversa la Sala delle Colonne che  risulta pavimentata da cento lastre di specchio. «Pavimento Specchiante di Pirri è la prima opera del nuovo allestimento della GNAM. [...] L’opera di Pirri, recita un articolo di eArtitude,  può essere analizzata sotto molteplici aspetti (storico, psicologico) e ci porta a riflettere sul significato della frantumazione. Il senso della prima sala è quello di una sala d’orientamento: un luogo di passaggio, di meraviglia, di ingresso al museo».

È visibile nei primi fotogrammi del video .

A mio modo di vedere l’effetto è certamente suggestivo.

Estrapolo da un file docs.google « [... ] La mostra Paul Klee e l’Italia analizza l’influenza della cultura e dei paesaggi del nostro paese sul lavoro dell’artista rapportandosi alle varie fasi della sua biografia artistica dagli inizi al periodo Bauhaus e agli ultimi anni solitari a Berna [...]». Della mostra propongo di seguito un video che fornisce una sintetica ma efficace presentazione, al contempo segnalo che un’esposizione più estesa è disponibile qui.

Paul Klee e l’Italia alla GNAM- di televisum

Si può avere una spiegazione alla parziale delusione che ho riportato dalla visita dalla lettura dell’articolo del Corriere della sera / Roma del 9 ottobre 2012 di cui riporto il titolo dell’articolo  «Paul Klee alla Gnam, una mostra dimezzata. Delle 75 opere annunciate, esposte solo una quarantina. Le aveva promesse il Zentrum di Berna, ma poi ha disdetto».

Debbo tuttavia riconoscere che, sebbene le aspettative fossero altre, la mostra ha per me il merito di aver favorito il mio avvicinamento alla figura del pittore del quale desidero approfondire la conoscenza attraverso la lettura dei suoi diari che a breve troveranno posto sul comodino.

È riuscita la legittimazione dell’argomento? Che ne pensate?

 

#mobimooc2012, Sulla condivisione degli strumenti mobili e sul curriculum mlearning

Desidero prendere in esame due fra i temi discussi nei forum del corso, perché più rispondenti ai miei attuali bisogni formativi:

  • condivisione dei personali strumenti mobili preferiti relativi all’apprendimento
  • perché un curriculum mobile learning.

Noto che i due argomenti sono in relazione fra loro per alcune ragioni che indico e visualizzo.

Gli strumenti mobili rappresentano soluzioni a bisogni formativi specifici;  considerata la loro varietà, richiedono l’acquisizione di cognizioni sull’argomento al fine di operare scelte conformi alle necessità. Evidenziano, inoltre, come sia essenziale l’ appropriazione di un lessico specifico anche in considerazione della continua comparsa di nuove parole, di frasi e abbreviazioni della tecnologia.

La lettura degli interventi dei colleghi ha permesso di orientare la mia attenzione, focalizzare meglio le articolazioni dei due problemi esaminati e ha suggerito riflessioni sugli effetti della condivisione sul piano dell’apprendimento.

Allineando il mio comportamento alle richieste esplicitate nei forum, richiamo alla memoria gli strumenti mobili che ho usato per l’apprendimento ma che ora, pur essendo a portata di mano, utilizzo rararmente, si tratta di un Nokia 7210 col quale mi sono divertita a scattare fotografie e  l’iPod con cui ho ascoltato musica e English Podcast. Ora sono alle prese con un HTC sensation 4G, causa prima della mia partecipazione al corso, come ho esplicitato qui.

Per poter meglio conoscere il mio cellulare e sfruttare appieno la guida all’uso incorporata nel mio HTC Sensation; sperimentare le caratteristiche e le funzioni ancora non praticate e, infine, per individuare applicazioni, rivolgendo un’attenzione particolare per quelle che sostengono l’apprendimento della lingua inglese, ho realizzato dapprima una tabella a tripla entrata, i cui indicatori sono a) caratteristiche b) descrizione c) definizione; ho provveduto quindi a cercare significati e ad inserire definizioni facendo ricorso ad alcune risorse

 * telefonino.net il sito italiano d’informazione sulla telefonia

* pianeta cellulare una rivista a carattere informativo, tecnico e scientifico

* Webopedia  dizionario

Attraverso le ricerche relative al p.3,  ho visto confermata la convinzione che siano necessarie

  • l’assunzione di un atteggiamento critico,
  • l’acquisizione di competenze, come ho evidenziato in un precedente post , che permettano (anche) la prevenzione della bulimia di applicazioni.

Concludo ripensando agli effetti che ha avuto su di me la temporanea impossibilità di accedere al forum di discussione, mi riferisco alla

  • comparsa di emozioni spiacevoli quali ansia, sgomento, mortificazione, senso di inadeguatezza;
  • ricerca di soluzioni alternative;
  • modifica della mia modalità di partecipazione nello spazio di #mobimooc12 google groups;
  • focalizzazione su quello che nel tempo dell’attesa mi era possibile fare.

Riconosco inoltre che  proprio grazie a quell’iniziale impasse devo l’ incremento della comprensione dell’affermazione di McLuhan  secondo cui l’oggetto di studio dovrebbe essere il mezzo non il contenuto veicolato.

Punti di vista a confronto

Con questo post mi propongo di rispondere alla domanda formulata da John Mak nella sua pagina Facebook (30 agosto 2012):

Learning and research works best by immersion and action in the community, apart from theorizing. That’s why community discourse, learning (sharing, conversation) is essential. What’s your view?

A tale fine prenderò in esame la discussione iniziata da Altamirano sulla pagina del gruppo Connectivismeducationlearning creato dallo stesso Mak e ne mostrerò gli effetti in relazione all’apprendimento.

Nel suo intervento Edgar Altamirano riprende il titolo di un articolo di Lisa M Lane, The price of participating in Wikipedia, e ne segnala il link .

Per completezza d’informazione fornisco di seguito una breve interpretazione d’insieme dell’articolo, datato 6 agosto 2012. In esso Lisa parla delle circostanze che l’hanno condotta a consultare la voce MOOC su Wikipedia, versione inglese e il turbamento che ha riportato in seguito alla lettura della nota (del luglio2012) che precede l’articolo stesso. Riferisce al contempo la genesi dell’articolo di cui è stata la compilatrice.

Come il post di Lisa è stato commentato con espressioni di pubblica solidarietà, anche la segnalazione di Altamirano ha trovato un seguito di commenti fra i quali il mio in cui ho segnalato di aver espresso nel mio post del 7 luglio u.s.le perplessità sulle osservazione formulate nei confronti dell’articolo su Wikipedia.

Sono stata attratta dalla risposta di Lisa al commento di John dalla quale ho compreso che Dave Cormier ha modificato l’articolo su Wikipedia.  La variazione ha comportato la cancellazione della nota introduttiva, conseguentemente qualsiasi link, compreso il mio,  ha perso la sua ragione d’essere. Fortunatamente lo screenshot della nota critica che Lisa M Lane ha inserito nel suo articolo per documentare la causa del suo turbamento, fornisce un riscontro della validità del  link da me segnalato. Sarà mia cura provvedere all’aggiornamento di quel post quanto prima.

Quali insegnamenti si possono ricavare dal fatto narrato? Molti, probabilmente tanti quanti sono gli attori coinvolti.

Quali questioni ha sollevato? Una fra le molte: come fare a recuperare una pagina non più esistente perché cancellata? Quali sono le possibili soluzioni? Forse che il ricorso al permalink può costituire una soluzione? Non mi risulta.

È possibile che certe modifiche riscontrate in alcuni post e riconoscibili dalle parole/frasi barrate (es.parole barrate) rappresentino una risposta?  E il ricorso all’espressione «articolo modificato» per quanto corretto è da ritenersi risolutivo?

Sono del parere che il problema sollevato riguardi le competenze digitali e nello specifico sia riconducibile  alla dimensione etica che si riferisce alle «conoscenze relative ai comportamenti, più o meno opportuni, richiesti dal mondo delle tecnologie e della rete».

 

 

# ds106. Terremoto in pianura padana emiliana_veneta

L’ispirazione di questo post viene da DS106

Il bisogno di liberare la paura, di dare voce alla paura che cerco di tenere a freno mi ha indotto a costruire una narrazione digitale per la quale mi sono avvalsa degli strumenti del web 2.0.

rete sociale
blog (post)
podcast
social bookmarking

provenienza dell’immagine: wikipedia.

Con la prima scossa, 20 maggio, mi si è presentata un’immagine per la quale credo sia superflua ogni spiegazione

  Un cane di grossa taglia si libera dalle pulci con una grattatina.

Smarrita, pungolata dal bisogno di comprendere, ho individuato domande che riguardano

  • il punto di vista geofisico dell’evento
  • implicazioni e conseguenze possibili
  • il punto di vista simbolico

I quesiti hanno trovato risposte nelle risorse che quotidianamente ho aggiornato, cercato e messo insieme, costituiscono ora  il mio primo stack pubblico (delicious).

Oltre ai giornali online, ai blog, questo per esempio, anche la radio si è rivelata una potente alleata nella ricerca di risposte, in particolare ho seguito e seguo Radio3scienza e Tutta la città ne parla. Della prima segnalo in particolare la puntata del 31 maggio dedicata alla storia dei terremoti messa a punto nella convinzione che le conoscenze passate possano essere d’aiuto oggi; della seconda rimando ai podcast di alcune puntate:

  • VOCI DALLA CITTA’ DEL 30.05.2012 Podcast della narrazione di Paolo Bricco, giornalista del Sole 24 Ore, in Emilia dal 20 maggio dove ha coperto tutti i poli produttivi (agroindustria, ceramica), venerdì aveva intervistato Mauro Mantovani, proprietario della Aries di Mirandola, tra le vittime di del 29 maggio 2012.
  • TUTTA LA CITTÀ NE PARLA del 31/05/2012
    Cercare le responsabilità, ricominciare subito, con Luca Martelli, Ferruccio Sansa, Mario Agnoli, Domenico Pesenti, Gianluca Ferraris, Mario Deaglio (podcast).
  • TUTTA LA CITTÀ NE PARLA del 04/06/2012
    Nel giorno del lutto nazionale l’Emilia trema ancora, con Flavia Paone Fernando Ferioli Saverio Cioce Romeo Pulzoni Serena Gaudino Giovanni Pietro Nimis Marco Santori.

Ho interpretato la segnalazione su Facebook dell’evento come un’esigenza condivisa, per quel che mi riguarda ha avuto l’effetto di alleggerire emozioni negative

Mentre la terra continua a tremare c’è chi con timore e tremore cerca di migliorarsi riflettendo sul senso profondo di questo luttuoso evento…