Non nascondo di aver faticato un po’ prima di riuscire a mettere a fuoco l’angolatura da cui osservare il tema della leadership, argomento questo proposto all’attenzione dei corsisti di #change11 nella 30 (?) esima settimana.
Sono riuscita nell’intento solo dopo aver visionato e letto gran parte delle abbondanti risorse segnalate dalla facilitatrice Marti Cleveland-Innes e solo dopo aver stabilito una relazione tra mito,parola in voga in #change11 nelle ultime settimane, e leadership. Ho quindi considerando i due termini legandoli mediante preposizione ottenendo la formulazione seguente: il mito della leadership. Si tratta di un’espressione che evoca l’immagine di una persona, una sorta di supereroe, dotata di particolari qualità che la rendono speciale e provvista di abilità straordinarie rispetto a quelle degli esseri umani normali.
L’escamotage si è rivelato utile sotto due punti di vista, da una parte mi ha permesso di contattare l’emozione negativa, l’insofferenza che provo nei confronti del/la Potere /classe dirigente che ha mostrato con una certa frequenza il volto dell’ egoista di chi, cioè, persegue solo il proprio benessere, il proprio vantaggio senza curarsi degli altri; dall’altra mi ha aiutato a portare alla luce la mia idea in fatto di leadership.
Le domande formulate dalla Marti Cleveland-Innes nella sua presentazione mi hanno facilitano nel processo che mira a evidenziare gli aspetti focali della questione,
- chi ha bisogno di leadership?
- perché parlare di leadership?
- come viene definita la leadership?
su cui mi propongo di riflettere circoscrivendo l’analisi a quei orsi connettivisti di cui ho diretta esperienza.
Nel primo corso a cui ho aderito, PLENK 10, la leadership era incarnata da quattro persone, Downes, Siemens, Rita Kop, Cormier (?), mentre in CCK11 da due: Downes e Siemens. In change11 i leaders sono esperti in settori e campi specifici, sono orientati alla condivisione delle risorse e non sembrano eccessivamente preoccupati di far conoscere il frutto del loro ingegno prima che esso abbia trovato esplicitazione in qualche pubblicazione, libri o riviste che siano. Ne ho contati 36, un leader per ogni settimana di corso, come si evince dal programma MOOC schedule.
Mi sono interrogata sui fattori che possono aver indotto a operare cambiamenti in relazione alla leadership. È plausibile che la distribuzione della leadership rifletta la necessità di stemperare responsabilità, distribuire compiti e incombenze, ma soprattutto tenga conto dei cambiamenti che le tecnologie di rete hanno esercitato sul significato e sulla declinazione dei concetti di potere e autorità?
E ancora «Se la pratica della leadership fosse concepita (anche) come un percorso che aiuta a scoprire aspirazioni, speranze e passioni; a prendere coscienza dei valori da perseguire; a individuare impegni da prendere nella vita; o semplicemente a riflettere su se stessi (R.Boyatzis), vivremmo in un mondo più equo?»


