new post#PLENK2010 Connettivismo

Procedendo nella disamina delle teorie dell’apprendimento rifletto sul connettivismo e nell’intento di mettere a fuoco l’argomento mi pongo le seguenti domande:

  1. nella linea del tempo dove si colloca?
  2. quali sono gli aspetti di maggior rilevanza e applicabilità?
  3. quali sono gli aspetti di possibile debolezza?
  4. quali sono i contesti in cui appare meglio applicabile?

Mi propongo di evidenziare come fra la teoria, la società e la singola persona si sia stabilita una particolare sintonia che induce a pensare che essa sia lo specchio dei tempi e risponda sul piano politico e sociale ad esigenze di comunicazione e partecipazione dei cittadini perché si confrontino quotidianamente e possano costruire ogni giorno, tramite il dialogo e la libera contaminazione delle loro esperienze, la democrazia. Sul piano individuale, la sintonia segnala la possibilità d’aspirare ad un sistema sociale e d’apprendimento in cui ogni persona sia capace d’elevarsi al suo massimo o d’innalzare il proprio potenziale senza impedimenti sociali o finanziari e nella quale sia possibile esprimersi pienamente e senza riserve attraverso l’arte, la scrittura, l’atletica leggera, l’invenzione, od anche attraverso le occupazioni o gli stili di vita.

Osservando la linea del tempo è possibile rilevare che il connettivismo compare nella prima metà della prima decade del XXI secolo, presentandosi come una «teoria per l’era digitale». L’espressione è stata coniata da George Siemens, il teorico che nel 2004 l’ha formulata ritenendo che fosse necessario un nuovo approccio in considerazione delle indubbie ripercussioni che la tecnologia e le nuove scienze (caos e reti) esercitano sull’apprendimento.
«Principi fondanti del connettivismo sono:

  • l’apprendimento e la conoscenza si fondano sulla differenza d’opinione;
  • l’apprendimento è un processo di connessione di nodi specializzati o fonti d’informazione;
  • la conoscenza è insita nella rete e nei processi di rete: la conoscenza può essere residente in applicazioni non umane e l’apprendimento può essere facilitato dalle tecnologie digitali;
  • la capacità di sapere accrescere la propria conoscenza è più rilevante rispetto alle competenze possedute al momento;
  • alimentare e mantenere le connessioni è necessario per facilitare l’apprendimento permanente, così come si rivela centrale la capacità d’individuare connessioni tra campi, idee e concetti;
  • la validità (conoscenze esatte e aggiornate) è l’intento di tutte le attività d’apprendimento di stampo connettivista;
  • prendere delle decisioni è esso stesso un processo d’apprendimento: saper scegliere cosa imparare e il significato delle informazioni in entrata è visto attraverso la lente d’una realtà in mutamento. Se adesso c’è una giusta risposta, essa potrebbe rivelarsi errata domani a causa delle alterazioni del clima delle informazioni che influenzano la decisione» (Cigognini 2008).

Per riferire sugli aspetti di possibile debolezza della teoria su cui sto riflettendo riporto per sommi capi i rilievi critici che sono stati mossi da alcuni autori: c’è chi nega che sia una teoria; chi non ravvisa la necessità di una nuova teoria; chi infine mette in guardia dai facili entusiasmi. Vediamole in dettaglio.

Il connettivismo non è una teoria dell’apprendimento, ma una «visione pedagogica» dal momento che si rivolge a livello curricolare (che cosa si impara e perché si impara); per essere una teoria dell’apprendimento dovrebbe trattare del livello educativo, cioè come si impara (Pløn Verhagen, 2006). Sebbene le tecnologie influenzino gli ambienti d’apprendimento, le teorie attualmente esistenti sono sufficienti per spiegare la riflessione sui modi di prodursi della conoscenza nell’era digitale (Bill Kerr, 2007). È indispensabile guardarsi dai facili entusiasmi quando si cerca di coinvolgere il mondo della scuola in queste teorie pretendendo che essa si adegui ai nuovi principî sottovalutando la complessità di operazioni tecniche e cognitive cui si perviene solo dopo un lungo ed articolato percorso formativo, il quale si basa anche sull’apporto della cultura tradizionale (Calvani, 2008).

Il concetto di connettivismo ha effetti in tutti gli aspetti della vita cosicché i contesti in cui appare applicabile sono vari e spaziano dal mondo della gestione d’azienda e della guida di organismi e persone a quello dei media e delle informazioni; all’uso delle conoscenze personali in relazione al controllo della conoscenza organizzativa; alla progettazione d’ambienti d’apprendimento. Mohamed Ally (2008) sostiene che il connettivismo sia da considerare la teoria dell’apprendimento più appropriata per l’e-learning rispetto alle meno recenti teorie (comportamentismo, cognitivismo e costruttivismo). È dell’avviso che, essendo il mondo diventando più interconnesso attraverso la rete, le teorie dell’apprendimento che si sono sviluppate prima di questi cambiamenti globali siano meno pertinenti. Ciò di cui c’è bisogno è un modello capace d’integrare le differenti teorie per guidare la progettazione dei materiali in linea.

Conclusioni

Considerando che esistono le scuole e le università perché rappresentano un modo efficace per distribuire la conoscenza, c’’è da chiedersi se in una società digitale la concentrazione del sistema di istruzione nelle scuole e nelle università sia l’opzione più efficiente. Probabilmente gli istituti di istruzione dovranno cambiare e non solo il loro modello, ma anche il loro ruolo nella società stessa.

Oggi è facile imparare da casa, dal proprio luogo di lavoro, da ovunque;  l’apprendimento informale può essere intenso ed efficace quanto l’apprendimento formale:  si moltiplicano le proposte formative  in cui l’ apprendimento è  centrato sullo studente, avviene tra pari,  si concretizza facendo;  si diffondono gli ambienti di apprendimento collaborativo,  gli ambienti personali di apprendimento, le comunità di pratica.

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