new post #PLENK2010 Ingredienti per un uso efficace di PLE/Ns

Ragionare sull’utilizzo efficace di ambienti personali di apprendimento (PLEs) e di reti personali di apprendimento (PLNs) implica considerare  una serie di domande relative a un tema emergente nella Società dell’Informazione: l’identità digitale. Sono questioni che riguardano le modalità con cui ambienti e reti si costruiscono, l’individuazione delle competenze necessarie, o meglio, indispensabili per il conseguimento dell’obiettivo. Riguardano anche le modalità attraverso cui si acquisiscono le competenze identificate, il loro apprendimento, le strategie e le attività di apprendimento, gli strumenti e gli ambienti che sostengono le competenze in esame.

Vale la pena di precisare che lo spostamento dell’attenzione sull’identità digitale mentre si sta riflettendo su PLE e PLN solo apparentemente equivale alla modifica dell’oggetto di riflessione, considerato che l’identità digitale è l’espressione delle molteplici attività di cui è costituita la vita digitale che si origina utilizzando i numerosi servizi disponibili in internet e si esprime soprattutto attraverso il social networking in cui la metafora della rete dà forma all’incontro tra le menti, all’intelligenza connettiva (De Kerckhon, 1992).

Chi scrive ha affrontato l’argomento nella sua tesi di master in Metodi e tecnologie per l’e-learning «Costruire la propria identità digitale fra competenze e abilità complesse». Per facilitare il lettore suggerisce la visione del capitolo3 sull’Identità digitale (pagine 25 – 36)

in cui trovano spazio riflessioni sull’identità digitale, descrivendone prima l’oggetto, attraverso lo studio della letteratura sull’identità personale prima, e di quella relativa all’identità digitale dopo, discutendo per entrambe caratteristiche e implicazioni; la visione del capitolo 4 pagine 37- 54

che fornisce una panoramica del tema sulle competenze digitali che, dal suo nascere ad oggi, ha visto progressivamente l’arricchimento di importanti e significativi elementi; propone un tentativo di armonizzazione delle diverse espressioni e orientamenti[…]; descrive alcuni modelli verso i quali si guarda con particolare interesse per le implicazioni sulla costruzione dell’identità digitale; infine passa in rassegna i vari contributi provenienti da alcuni ricercatori, raccolti nel corso del convegno sulle competenze digitali tenutosi a Barcellona nel luglio 2009.

Ciò premesso desidero esprimere alcune osservazioni.

Il percorso fino ad ora seguito (Personal Learning Environments Networks and Knowledge) rappresenta per me una sostanziale conferma della validità degli elementi su cui ho costruito la mia identità digitale e quindi il mio PLE:

– curiosità insaziabile, apertura al nuovo, ricerca di diversi punti di vista.

– percezione del bisogno di autorealizzazione

– approccio lifelong learning

– e-learning

– apprendimento formale, non formale, informale

– PKM, che ho esperito in tutti i gradini del possibile

– valori etici.

Il percorso di apprendimento che ho praticato fino ad ora  mi ha permesso di potenziare e sviluppare le mie competenze PKM sollecitandomi a abbracciare forme di partecipazione, di espressione e collaborazione prima praticate in modo limitato.

La domanda che ora si pone riguarda l’affermazione The challenge will not be in how to learn, but in how to use learning to create something more, to communicate. (Stephen Downes, 2005 ).

In me si sta consolidando l’istanza di allargare, di coinvolgere altri nel processo di espressione/scoperta di sé che la vita digitale favorisce. Penso alle persone della mia età, a uomini e donne che per formazione e professioni pregresse potrebbero essere abilitati alla salvaguardia di una memoria che corre il rischio di essere cancellata. Mi riferisco alla perdita della memoria culturale e la conseguente svalutazione delle virtù civiche e l’impegno consapevole a cui si riferisce Bauerlein (2008).

Allo scopo sto accomunando su  Evernote una quantità di materiale che mi tornerà utile nella creazione di una rete personale provvisoriamente chiamata «Pico della Mirandola».

A questo punto mi domando se e come sia possibile superare l’ostacolo ben espresso dalla considerazione di Isaac Asimov

«I do not fear computers. I fear the lack of them.»

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