#PLENK 2010 Comportamenti digitali

A corso finito  PLENK2010 continua a procurare interessanti sorprese.

In questi giorni  aprendo la posta elettronica ho trovato una e- mail con la quale WordPress mi invitava ad applicare la moderazione a «Plenk 2010 riflessione critica».  Ciò equivale a dire che dopo aver letto il commento  si deve decidere se approvare, cestinare, segnalare come spam.

Con un secondo  messaggio sono stata informata che qualcuno aveva sottoscritto un abbonamento al blog. Le e-mail di cui ho riferito hanno per me un significato rassicurante: l’utente della piattaforma può contare su un filtro.

Ho letto il commento che Jim Stuffer, un corsista canadese, ha inserito a margine del mio ultimo post provando una piacevole sensazione per quella manifestazione d’ interesse. Non ho compreso attraverso quali passaggi sia riuscito a individuare fra i numerosi link quello che conduce al mio blog, tuttavia ripensando all’ultima domanda che Rita Kop aveva posto sul forum The importance of language on active participation on PLENK datata 22 novembre e alla mia successiva risposta ho attribuito a quell’interazione l’origine della scoperta del mio blog.

Ho pensato successivamente alla discussione che ha animato per lungo tempo le discussione sul forum sulle possibili cause del limitato intervento dei corsiti.  Al suo apparire l’argomento non mi aveva coinvolto molto perché ero troppo presa a individuare altri nuovi stimoli e perché sulla partecipazione dei membri di una comunità online avevo rivolto la mia riflessione nel periodo in cui stavo raccogliendo materiale per la tesi.

Ora però credo sia giunto il tempo di ritornare sulla questione.

I comportamenti dei soggetti in rete sono stati e sono tuttora oggetto di studi e di ricerche, se ne osservano usi e comportamenti, si indagano modalità di fruizione e attività svolte.  Ciò premesso, nel tentativo di contribuire al dibattito sul tema in ambito PLENK2010 forniscon in sintesi  i risultati di alcuni studi.

regola 90  – 9- 1. Nella maggior parte delle comunità online, il 90% degli utenti sono lurkers che non contribuiscono, il 9% degli utenti contribuiscono poco e l’1% degli utenti rappresentano quasi tutte le azioni.

Il fenomeno della disuguaglianza di partecipazione venne studiato per la prima volta in modo approfondito da Will Hill nei primi anni ’90; la partecipazione sociale tende a seguire la regola conosciuta come 90-9-1 formulata dall’esperto web danese Jakob Nielsen. Tale regola afferma che nei social network, su tutte le piattaforme, esiste una proporzione sorprendentemente costante tra partecipanti attivi e passivi:

  • Il 90% degli utenti è il “pubblico”, o lurkers. Le persone tendono a leggere o osservare, ma non contribuiscono attivamente
  • Il 9% degli utenti sono “editori”, a volte modificano il contenuto o aggiungono un thread ma raramente creano contenuti partendono da zero.
  • L’1% degli utenti sono “creatori”, spesso queste persone sono alla guida di una vasta percentuale di nuovo contenuto del sito, thread e attività.

La ricerca Forrester (2007) aggiornata nel 2010, predisposta per mappare gli usi degli strumenti 2.0 definisce una pluralità di profili rappresentati in figura

Potrebbe essere interessante chiedersi se la partecipazione dei corsisti del PLENK2010 rispecchi la regola 90- 9- 1 e sapere a quale/i profilo/i  della scala Forrester  i corsisti PLENK2010 si riconoscano.

Attraverso segnalazioni di Downes sono venuta a conoscenza di due siti su cui intendo operare qualche considerazione: il primo riguarda We Feel Fine , il secondo riguarda la nascita di un nuovo sito di gossip che svela la vita privata degli studenti.


We Feel Fine: un almanacco delle emozioni umane ,autori Jonathan Harris and Sep Kamvar, è una esplorazione in profondità dei sentimenti umani. Attingendo a un database di oltre 12 milioni di singole frasi raccolte in 3 anni da blog personali su Internet, We Feel Fine presenta un ritratto globale contemporaneo del paesaggio emotivo del mondo, esplorando gli alti e bassi della vita quotidiana in tutti i suoi colori, caos e candore.

Il programma  è stato creato per raccogliere l’espressione dei sentimenti del mondo del blogging. Al centro di We Feel Fine c’è un motore di raccolta dati che scandaglia automaticamente Internet ogni dieci minuti;  la raccolta dei sentimenti umani è ricavata da un gran numero di blog che provengono da una varietà di fonti online, tra cui LiveJournal,  MySpace, Blogger, Flickr, Technorati, Google. Il programma scansiona post su un blog per l’ occorrenza della frase “mi sento” salva la frase completa in un database che può essere interrogato per  individuare una certa emozione , l’età, il genere, la data, il paese, il tempo atmosferico. Il sistema gestisce in modo autonomo la raccolta e la presentazione dei dati sui sentimenti umani; raccoglie e visualizza i dati che sono stati già postati come informazioni sul World Wide Web ma  non associa mai i singoli nomi di persona con i sentimenti né  visualizza le foto anche se fornisce sempre un collegamento al blog da cui sono state raccolte qualsiasi frase o immagine visualizzate.

Il nuovo  sito di gossip promette di denunciare ciò che accade dietro le porte chiuse nei campus universitari e college in tutto il Canada. Room 110, un sito web sul modello della serie televisiva Gossip Girl, offre uno sguardo voyeuristico nelle vite private delle persone che frequentano i campus universitari in tutto il Canada.

Tutto il contenuto è anonimo, è inviato dagli utenti del sito e pubblicato dopo essere stato approvato dai rappresentanti degli studenti di ogni campus.

Se l’apertura del nuovo sito di pettegolezzo comporterà l’insorgere di  comportamenti non responsabili, al contrario We Feel Fine rende esplicito il fatto che la scienza e i suoi frutti tecnologici hanno modificato le impostazioni attraverso le quali conoscere  e  esplorare la nostra umanità.

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