#PLENK 2010 i risultati PISA-OCSE 2009 Italia

È grazie alle connessioni stabilite nel corso del PLENK2010 e alla comprensione di come si apprende nell’era digitale che ora mi sento cittadina del villaggio globale.

Il flusso dei dati digitali e delle informazioni di cui dispongo grazie ai diversi canali di cui mi avvalgo rappresentano un’occasione, per me ottima , per acquisire, approfondire  e/o costruire la conoscenza di aspetti della realtà, in questo caso di quella in cui vivo, l’Italia.

Nel giro di pochi giorni lo stesso tema,  si è posto alla mia attenzione: i risultati PISA- OCSE 2009 attraverso i contributi di Stephen Downes e John Mark.

Mi interrogo su quanto io sappia  realmente in merito e successivamente  mi documento attraverso i dati che l’INVASI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione), consulto alcuni quotidiani: il Sole24 e   La Repubblica

Dalle note dell’INVALSI  ricavo informazioni su

  • cos’è Pisa,
  • scansione temporale della somministrazione delle prove
  • obiettivo principale
  • studenti coinvolti
  • tipologia delle competenze studiate
  • validità scientifica delle prove
  • novità rispetto alle precedenti edizioni
  • analisi dei dati di tendenza

Il quotidiano economico edito da Confindustria affianca l’incipit  «perfomance degli studenti italiani resta sotto la media Ocse, ma rispetto al passato frena la caduta» con le dichiarazioni con cui il ministro Gelmini ha commentato il rapporto «Un risultato eccezionale».

La Repubblica sottolinea il miglioramento registrato dagli studenti italiani che riducono così il divario con gli altri Paesi e alla domanda «di chi sarà il merito? Della riforma Gelmini, entrata in vigore l’anno scorso alla media e quest’anno alle superiori, se i quindicenni italiani scalano posizioni? Non sembra possibile, visto che l’indagine riguarda il 2009. O  dei governi precedenti ?» risponde «Forse […] il merito è solo degli studenti e dei professori italiani […] in questi anni abbiano avuto il tempo di esercitarsi con batterie di test che dai banchi della scuola nostrana non passavano affatto. E, adesso, i risultati cominciano a vedersi. »

Nel rapporto Ocse-Pisa 2009, riferisce in un altro articolo il Sole24 spicca anche il divario Nord-Sud negli apprendimenti e altri due dati che peggiorano rispetto alle precedenti rilevazioni:  il primo è l’alta percentuale di “varianza” tra scuole a dimostrazione  che il  sistema scolastico italiano è sempre più a macchia di leopardo e i risultati non dipendono tanto dalle caratteristiche degli allievi quanto dal tipo di scuola scelta. L’altro aspetto preoccupante è che i miglioramenti negli apprendimenti in lettura, matematica e scienze sono stati “frenati” dalle cattive performance degli studenti di scuole e corsi professionali.

Incalza La Repubblica in un altro articolo dedicato al tema  riferendo l’analisi offerta dagli autori dell’indagine che evidenzia dati significativi:

  • nella scuola pubblica si impara di più
  • le basse posizioni sono dovute alle scuole private italiane che ricevono copiosi finanziamenti da parte dello Stato ma fanno registrare performance addirittura da terzo mondo.

I risultati più rilevanti, osserva Downes, sono

  • I migliori sistemi scolastici riescono a fornire un’istruzione di alta qualità a tutti gli studenti
  • lo scarso rendimento a scuola non deriva automaticamente da un background socio-economico svantaggiato, ma  il background socio-economico degli studenti e delle scuole sembra avere una forte influenza sulle prestazioni
  • I paesi che combattono le disuguaglianze sociali indirizzo ottengono  i risultati dell’apprendimento migliori
  • I paesi che le  ignorano restano  fermi  o cominciano aperdere posizioni  in classifica.

Per quanto riguarda l’Italia mi chiedo come sia possibile trovare soluzioni equilibrate e percorribili al problema.

 

A una molteplicità di elementi problematici riconducibili a fattori culturali di sfondo, fattori sociali, gestionali ed organizzativi spesso si associano discutibili pratiche didattiche,  impossibilità di individualizzazione…

Per porre rimedio occorrerebbe un  Paese più istruito,  ma  i  risultati presentati da Tullio De Mauro La cultura degli italiani (Laterza) dicono che in Italia

  • 5% è analfabeti completi
  • 33% semianalfabeti
  • 33% a rischio analfabetismo di ritorno

Servirebbe un Paese unito qui invece  il sistema partitico e istituzionale è in pieno sfaldamento.

A questo si aggiunge l’amarezza che la recente visione del film  Noi credevamo con il quale Mario Martone «tenta di tracciare un ponte tra l’Italia di oggi e quella di ieri» ha prodotto in me e non aiuta a dissolvere  i pensieri che sono sempre più bui e le speranze ridotte all’osso.





Perché è offerto come classifiche, È lì che quasi tutte le analisi cadute. Ma io ero molto più interessato in alcune delle analisi offerta dagli autori dell’indagine. I lettori sicuramente dovrebbe guardare al di là delle classifiche. Per me, i risultati più rilevanti sono che “I migliori sistemi scolastici prestazioni riescono a fornire un’istruzione di alta qualità a tutti gli studenti,” ed inoltre, “anche se scarso rendimento a scuola non deriva automaticamente da un background socio-economiche svantaggiate, il socio-economico background degli studenti e delle scuole sembra avere una forte influenza sulle prestazioni. ” I paesi che le disuguaglianze sociali indirizzo dimostrare meglio i risultati dell’apprendimento. I paesi che li ignorano restare fermo o cominciano a cadere in classifica. (Oggi Hits: 14 Totale: 440)

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