#CCK11 , Master UniTuscia e Web 2.0

Cosa hanno in comune le sigle e le espressioni linguistiche che seguono:

PLENK 2010 – e-BookLearn;    CCK11 – Master in e-learningUnituscia ?

Sono tutte  proposte formative che ho seguito in autunno e che seguo ora; perseguono la libera circolazione del sapere e delle conoscenze;  privilegiano la licenza Creative Commons; rappresentano differenti proposte di e-learning. Trovano nel Web 2.0 altri elementi di unione.

Ritorno a riflettere sul Web 2.0 attraverso la lettura del materiale presentato da Federico Meschini al Seminario del II anno di corso del master in Master in e-learning dell’Università degli Studi della Tuscia. Per ottimizzare  i risultati della riflessione ritengo sia opportuno  tracciare  una sintesi del materiale proposto,  formulare quelle  domande atte a enucleare le implicazioni conseguenti all’ ‘uso di strumenti, applicazioni, e ambienti propri del web 2.0,   individuare/esplicitare le questioni legate al tema su cui verterà il pw del gruppo di lavoro collaborativo di cui faccio parte, riconducibili proprio alle problematiche del web 2.0, sul quale avrò modo di ritornare in futuro.

Ricostruendo il percorso espositivo del ricercatore viterbese  indico  gli aspetti su cui egli ha ragionato

  • sul modo in cui si è arrivati «alla diffusione su larga scala di questo ‘meme»
  • su cosa indichi l’espressione
  • sui cambiamenti che ne sono derivati
  • sugli esponenti di spicco

Opportunamente  ed efficacemente ‘invita i corsisti « a confrontare la pagina principale attuale di Repubblica.it con quella di dieci anni prima».

Altrettanto efficacemente  propone della rappresentazione della timeline tecnologica

In breve:

Web 1.0 è stato il primo decennio del Web: 1990 – 2000.

Web 2.0 è la seconda decade, 2000 – 2010.

Web 3.0 è la terza prossimo decennio 2010 – 2020 e così via.

Ognuno di questi decenni, è (o sarà) caratterizzate da particolari movimenti di tecnologia, temi e tendenze, e questi indici.

Molto interessanti sono  risultati anche

a) la presentazione , messa a punto in vista dei molteplici «seminari sul web 2.0 in campo biblioteconomico» che il ricercatore  ha condotto ,

b)  l’ articolo intitolato « “eContent: tradizionale, semantico o 2.0”? sulla differenza di paradigma tra il Web 2.0 e il Semantic Web».

I numerosi riferimenti a cui il ricercatore rinvia,  da me archiviati con tag#MasterUnituscia e rintracciabili qui,  documentano ottimamente gli aspetti considerati;  particolarmente  illuminanti per me quelli che rimandano a: La coda lunga VuFindZack MashUp e quelli contenuti nella slide conclusiva che documentano  la situazione italiana ( Librarian 2.0).

Altre valutazioni si pongono; alcune  riguardano le conseguenze che l’uso di strumenti, applicazioni, ambienti propri del Web 2.0  ha portato nei diversi settori della vita, per esempio

  • nell’ e-learning
  • nel modo di apprendere, conoscere
  • nelle relazioni sociali
  • nel mondo dell’informazione
  • nella gestione/partecipazione politica
  • nei confronti della libertà in Rete,  della sicurezza,  della privacy,  del diritto d’autore.

Altre riguardano le attrezzature di cui si deve essere forniti per svolgere determinate mansioni: nel 21° secolo Internet e la Rete sono la realtà in cui un individuo interagisce, si forma e cresce, comunica  apprende,  partecipa,  fa politica, lavora. In tale cornice l’identità digitale, che ha valore come quella reale, implica però scenari di complessità ben più specifici per caratteristiche, dinamiche, linguaggi e prassi peculiari dell’essere in rete.

Si pensi alla molteplicità di aspetti che ad essa sono collegati: sicurezza, privacy, ai quali vanno aggiunte le questioni legate alla persistenza, alla ricercabilità, alla replicabilità propri di ciascuna traccia lasciata in rete; sono questioni altamente strategiche, che attengono ai diritti e doveri, alla proprietà intellettuale, al diritto d’autore, alla reputazione. Per riuscire a gestire e monitorare con consapevolezza e senso di responsabilità tutti questi aspetti è necessaria una costruzione attenta ed accorta dell’identità digitale; altrettanto facilmente è immaginabile come tale costruzione richieda un processo complesso, che nel 21° secolo diviene prioritario per il soggetto in rete.


Altre sfide ci attendono.

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