#CCK11 libera associazione

Nella realizzazione del corrente post è mio proposito  inquadrare ciò che  sarà oggetto di trattazione nella quarta settimana, attingendo a quanto è presentato nel sito del corso e, al contempo,  intrattenermi sull’altrove,  praticando la libera associazione  che consiste nella verbalizzazione dei pensieri, delle emozioni, dei ricordi che fluiscono alla mente liberamente.

Cosa differenzia il  Connettivismo dalle altre teorie dell’apprendimento?

  • la conoscenza connettiva non si costruisce
  • aumenta
  • è naturale
  • non è  intenzionale
  • è connessa a qualcosa
  • non è rappresentativa.

La visione dei due video (teorie dell’apprendimento e breve introduzioe alla teoria della teoria dell’attività, ANT) mi sollecita a cimentarmi con la realizzazione di un video o una presentazione. Il materiale di base  è pronto, posso utilizzare il contenuto di un post dedicato al primo tema, scegliere delle immagini, preparare  un file mp3 e assemblare.

Mi pare che il proposito ora espresso possa annoverarsi fra gli esempi di conoscenza connettiva, gli attributi  sopra riportati si adattano alla descrizione del processo ideato.

Il fattore sorpresa derivato dalle letture suggerite per la riflessione della settimana è rappresentato dalla teoria dell’attività sulla quale mi riprometto di ritornare.  Merita la mia attenzione poichè   la  lettura praticata, anche se sommaria, ha fatto vibrare qualche corda in me. Metafora musicale (degli strumenti a corde).

L’argomento del seminario che si terrà mercoledì in Elluminate è quanto mai interessante: Social media e formazione: ragioni per avere paura?

Mentalmente mi ricorda il questito  formulato da J.Mak nel suo post  On Virtual Identity, Anonymity and Comments on posts , sul quale dovrò, prima o poi tornare,  poiché affronta un argomento su cui  converge la mia sensibilità.
La proposta dell’incontro  mira a far pensare di più e con più attenzione sull’educazione nell’era digitale.
Sono in molti a credere che negli ultimi dieci anni   l’impatto  dei social media e delle tecnologie abbia determinato delle trasformazioni  in materia di istruzione.  Da più parti  è stato scritto sulla necessità di cambiare la comprensione che si ha dell’ insegnamento e dell’ apprendimento. Molto è stato detto sulla necessità di riformre (o sostituire) le modalità educative del XX secolo.

Per questo nel corso della sessione saranno prese in considerazione i motivi che consigliano cautela nei confronti delle nuove elaborazioni in fatto di apprendimento;  saranno  riesaminate alcune delle principali lacune, omission/silenzi e le tensioni nel dibattito corrente inerenti ai mezzi di comunicazione sociale e l’istruzione. Varie argomentazioni saranno portate a favore della politica dei mezzi di comunicazione sociale e dell’ educazione,  non ultimo i problemi di individualizzazione, mercificazione, (in) formali e (de) istituzionalizzazione.

Mentre leggo la presentazione del seminario che, pur ammettendo l’ipotesi di disaccordo con tutto ciò che viene detto, invita a operare due tipi di azione:  considerare la possibilità inversa, quella cioè di un accordo sostanziale e interrogarsi su come si possa essere certi delle forme future dell’ istruzione e della tecnologia, mi viene in mente quanto ho letto qualche giorno fa.

Si riferiva alla pubblicazione del libro Alone Together: perché ci aspettiamo di più dalla tecnologia e meno gli uni dagli altri, di   Sherry Turkle, una sociologa che studia la relazione tra persone e tecnologia.

Nel titolo è espressa la sintesi dell’ultima fatica dell’autrice:  alcuni dei cambiamenti derivati dall’uso della tecnologia è riscontrabile nelle relazioni interpersonali che risultano sempre più mediate; sono altresì visibili nelle  preferenze sociali che si stanno evolvendo e che sono più orientate verso la tecnologia che verso le persone. Sembra che mentre i  rapporti con i robot si infittiscono quelli con le persone subiscano una decelerazione.

A questo punto la domanda che sorge in me è «Siamo di fronte a una nuova forma d’alienazione dell’uomo, l’alienazione dell’età digitale ? »

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