Come filtrare le informazioni?

«Un piccolissimo progetto per rompere il ghiaccio» prevede di trasformare un comunicato ANSA in una breve trasmissione che ne “racconti” il contenuto.

L’esercizio ancora una volta s’incastra alla perfezione con l’esperienza con cui in questi giorni  mi sono dovuta confrontare.

Antefatto.

Prima che accadesse il fatto, proprio il giorno prima,  avevo provveduto a fare il download del mio profilo su Facebook;  successivamente  avevo risposto  a un quesito che la tutor aveva posto sul forum riguardante l’opportunità di sostituire  il sito dell’Istituto o della scuola, statico e raggiungibile solo da una cerchia limitata di persone con la piattaforma di Facebook, gratuita e immediata. Nel rispondere avevo evidenziato la necessità di essere provvisti di strumenti: competenze specifiche.

Comunicato ANSA.
“(ANSA) – URBINO, 28 GEN – L’università insegni tecniche di decimazione perchè la cultura non e’ accumulo di dati ma ‘filtraggio’. Così Umberto Eco attacca il web. ‘Se i media captano informazioni ma non le spiegano – avverte – e sul web una foglia che cade è come la morte di Cesare, l’università dovrebbe insegnare a filtrare le notizie. Una lezione-manifesto quella di Eco all’ateneo d’Urbino, che su internet dice: ‘Finiremo per avere 6 miliardi di Enciclopedie’. Per questo il ruolo degli atenei e’ ‘insostituibile’.”

Per mettere a fuoco il contenuto penso sia utile individuare i concetti chiave.

– diluvio informazionale (Levy)

– ruolo università

– ruolo dei media

– filtro informazioni

– competenze: senso critico, consapevolezza, gestione imprevisto, gestione delle conoscenze

–  Internet, web, ICT

Confronto fra dispositivi tecnologici – uomo; cosa sanno fare i primi, quale è la prerogativa dell’uomo

Le informazioni vanno valutate, interpretate, filtrate, lette criticamente.

Esperienza su Facebook.

Ricevo da una persona stimata e capace la segnalazione di un’applicazione che permette di scoprire chi sta guardando  il profilo personale.


Poiché  la persona è affidabile osservo con curiosità, lusingata anche dal fatto che pur non sentendo da un pò di tempo, la persona ha pensato a me. (Peccato d’orgoglio! Vanità. Ingenuità emotiva).



Mentre attendo che il processo si concluda assecondo l’istanza che la parte disincantata di me mi suggerisce di tenere traccia di quanto sto scoprendo. Intanto sopraggiunge l’annuncio di un invito in chat.

Il giorno dopo, cioè oggi, scopro che tutti i miei amici sono stati bersagliati come me. Infastidita e disgustata decido di rimuovere i messaggi dal mio profilo e da quello altrui scoprendo i diversi modi  di reagire: c’è chi scrive un messaggio pacato invitando alla prudenza, chi semplicemente lascia tutto così com’è, chi si scusa per essere caduto nella trappola, chi adotta misure più drastiche e rende inacessibile la propria bacheca.

Mi chiedo se ci sia o no un rapporto tra il download e l’accaduto. Qualche dubbio sorge.

Perché ho riportato l’accaduto?

Sostanzialmente perchè mette in evidenza che a) è quanto mai importante filtrare le informazioni, b) è richiesta la capacità di far fronte all’imprevisto c) è richiesta una buona dose di disincanto.

Per concludere altre domande.

È proprio vero che scegliere  di non frequentare certi ambienti rappresenta la miglior difesa? Non si rischia di precludersi esperienze dolorose sì ma altamente formative e capaci di attivare gli anticorpi?

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