#change11 – osservazioni sull’educazione aperta

Cerco di trovare il filo che unisce l’argomento introdotto da David Weley nel corso della quinta settimana e l’evento che  sabato 15 ottobre ha interessato il mondo intero.

Una breve cenno agli elementi indicati può facilitare il dispiegarsi del ragionamento.

David A_Wiley: aspira a rendere l’istruzione più accessibile e più efficace. In che modo? Grazie all’educazione aperta secondo la quale tutti devono essere liberi di usare, adattare alle proprie esigenze, migliorare e redistribuire le risorse senza restrizioni. Le risorse comprendono materiali per corsi con licenza aperta, programmi didattici, libri di testo, giochi, software ed altro materiale di supporto all’insegnamento ed all’apprendimento. Le risorse sono pubblicate« sotto una licenza che permette esplicitamente la copia e la modifica da parte di qualcun altro»

Evento del 15 ottobre u.s.

«United for global change .Tanti gli slogan delle manifestazioni del 15 ottobre che hanno riempito centinaia di piazze e di strade in Europa, nel Mediterraneo e nel mondo. Dal Maghreb alla grande mela passando per le strade spagnole, tedesche e per le piazze di sua Maesta’ la protesta ha contagiato quasi tutti.  Liberta’, democrazia, ridistribuzione delle ricchezze, sono alcuni dei temi sollecitati […]. Il podcast della trasmissione che ha approfondito l’evento è scaricabile qui Radio3Mondo 17/10/2011.

LaRete della Conoscenza nell’ «Editoriale verso il 15 ottobre: siamo il 99% – Knowledge changes the world» pone domande.

«A 3 anni dallo scoppio della bolla finanziaria, è diventato ben difficile in Europa distinguere tra la crisi e le soluzioni alla crisi. Cos’è che sta distruggendo lo stato sociale greco? La crisi o i provvedimenti anticrisi? Perché l’economia italiana è ferma? Per la crisi o per le manovre anticrisi del governo?…»

Con amarezza evidenzio che nell’arco di una generazione o poco più è stato spazzato via l’insieme  degli elementi e delle qualità morali e intellettuali che sono generalmente considerati il fondamento positivo della vita umana e della società. Mi riferisco ai valori, agli ideali che hanno ispirato scelte politiche che hanno permesso alla mia generazione di poter frequentare scuole pubbliche e di godere di un’istruzione capace di garantire il progresso sociale e culturale ed  elevazione sociale.

Leggo nelle domande formulate di Wiley nel proporre le Activities for #Change participants un’ attenzione  verso il principio di responsabilità intergenerazionale che mi rincuora e  che non possiamo più eludere.

I would like to invite students to reflect on the practical impact on people they would like to their educational technology / educational research work to have. What kind of change do they want to see in the world? What will they have to do, personally, to create that change?[…]

Ma la lettura del recente articolo,The race to platform educatition, di Siemens mi costringe a un’ulteriore riflessione. Egli prospetta uno scenario inquietante nel quale, fra non molti anni,  (tutte) le istituzioni educative faranno uso di piattaforme per erogare contenuti. Stando così le cose  il possesso della piattaforma implicherà «il potere di fissare le regole e controllare il gioco. La diversità sarà spinta ai margini e le paure di Ellul  saranno realizzate nel campo dell’istruzione come sono state realizzate in gran parte della società.»

Che fare?

Sostengo l’educazione aperta ma mi rendo conto che « l’inquinamento tecnologico» compromette i diritti (futuro, diversità…) delle generazioni che verranno alle quali nella nostra società pochi pensano.

Concordo con quanto  esprime S. Downes in Free Learning Essays on Open Educational Resources and Copyright «cerco una società in cui la conoscenza e apprendimento sono beni pubblici, liberamente creati e condivisi, non accumulati o trattenuti al fine di estrarre ricchezza o influenza […] La conoscenza sociale e pubblica non è qualcosa che viene prodotto da una fucina di esperti, ma piuttosto, è prodotta attraverso un processo di dialogo e di conversazione.

In questa visione la conoscenza è determinata dall’istanza della ricerca, dell’esplorazione che è conseguenza diretta di una società pluralista in cui coesistono, integrandosi, arricchendosi scambievolmente punti di vista differenti.»

È quanto accade nei corsi connettivisti. Non è forse così?

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