#change11 Riflessioni sull’apprendimento rizomatico

Lo scopo del presente articolo è fornire elementi di riflessione sul tema in esame nella nona settimana di change11 presentato dal facilitatore Dave Cormier e relativo all’apprendimento rizomatico.

Condizione necessaria per l’intendimento dei termini dell’argomentazione è l’acquisizione di una certa familiarità con il lessico e le metafore introdotti . Il ricorso all’esperienza personale faciliterà il processo di avvicinamento e di comprensione, visto che l’approccio in questione entra in risonanza con le esperienze di molte persone collegate in rete.

Esempi personali qui e qui.

Alcune domande possono essere d’aiuto per  inquadrare la proposta di Cormier:

  1. quali problemi fanno da sfondo?
  2. a quali conclusioni è possibile pervenire?
  3. quali sono le ragioni a sostegno del modello presentato?
  4. la proposta su cosa poggia: fatti, teoria, altro?

L’investigazione di Cormier è messa in moto da interrogativi che riguardano i motivi dell’educazione / istruzione, le caratteristiche dell’insegnamento / apprendimento di successo, tratti distintivi di uno studente di successo. Attraverso l’individuazione di comunità(organizzazione rizomatica) e la predisposizione di percorsi (curricula) aperti è possibile raggiungere gli obiettivi individuati, rispondendo così alle differenze esistenti in fatto di studenti, contesti, realtà che esprimono esigenze differenti.

A ispirare il pensiero di Cormier è il filosofo francese Gilles Deleuze del quale elenco alcune delle idee basilari: differenza, deterritorializzazione, rhizome .

«Nella teoria filosofica di Gilles Deleuze e Felix Guattari , un rizoma è un modello che descrittivo e epistemologico nel quale l’organizzazione degli elementi non segue una linea di subordinazione gerarchica – con una base o una radice […] ma un modello nel quale ogni elemento può può interessare o influenzare altri (D. & G., 1972) […]

In un modello rizomatico, ogni caratteristica espressa di un elemento può influenzare la progettazione di altri elementi della struttura, indipendentemente dalla posizione reciproca. […]

Il concetto è adattato dalla struttura di molte piante, le cui gemme si diramano ovunque, come ampliare e sviluppare in un bulbo o un tubero; il rizoma delle piante […]viene utilizzato per esemplificare un sistema cognitivo che non ha radici, vale a dire, proposte o dichiarazioni più essenziali rispetto ad altre, che si diramano secondo le dicotomie rigide (Deleuze e Guattari, 1972)

[…] La  struttura della conoscenza non deriva per mezzo di deduzioni logiche, da un insieme di primi principi , ma è elaborata in contemporanea da qualsiasi punto sotto la reciproca influenza delle diverse osservazioni e concettualizzazioni (Deleuze e Guattari 1980).»

«Deleuze e Guattari descrivono sei principi che stanno alla base del rizoma. Alcuni di questi sono somiglianti a quelli che caratterizzano il funzionamento della Rete (G. Zoni).

  1. Il primo principio, Principio di Connessione, ricorda il tessuto dei collegamenti ipertestuali della Rete. Infatti secondo tale principio “qualsiasi punto del rizoma può essere collegato con qualunque altro”.
  2. Secondo il Principio di Eterogeneità il rizoma mette in collegamento sistemi semiotici diversi. Il rizoma è una costruzione multimediale o, in altre parole, raggruppa elementi significativi di natura diversa, ognuno dei quali possiede una sua identità e una sua caratteristica.
  3. Il Principio di Molteplicità esalta il concetto che il rizoma è un sistema aperto, liberamente e infinitamente percorribile, come sarebbe stata la Rete, la quale, a sua volta, avrebbe permesso d’inseguire molteplici percorsi, dandovi altrettanti valori. Sempre nuove interpretazioni, pertanto, possono essere elaborate, proposte e diventare, a loro volta, dati del rizoma. Chi percorre il rizoma, in qualche modo vi è reso partecipe!
  4. Il quarto principio, o Principio di Rottura Asignificante, parte dalla constatazione che tutti i testi tradizionali sono separati da “rotture” significanti perché postulano sensi diversi. Nel Rizoma, così come poi nella Rete, invece il salto da un testo all’altro non comporta rotture significanti, anzi il senso della navigazione tra i punti, o dati, provoca l’esperienza d’imprevedibili scoperte da reintepretare e da riconnettere tra loro.
  5. Il quinto principio, detto della Decalcomania, strettamente collegato per via oppositiva al sesto, definito principio della Cartografia, apre la questione del calco, dell’imitazione pedissequa, indicando un testo, o un dato, il cui significato può essere infinitamente riprodotto, senza che in nessuna riproduzione il suo senso venga alterato o modificato: come nel caso dell’informazione genetica, che passa da un individuo all’altro della specie, ricalcando ogni volta lo stesso codice.
  6. La Cartografia, invece, si predispone alla forma della mappa, di un percorso di possibilità, apparentemente tutte segnate, com’è in effetti un foglio in cui sono stampate o disegnate tutte le vie e le piazze di una città: non è vero che siamo sempre obbligati a seguire le indicazioni della mappa. Possiamo arrivare dove vogliamo per infinite scelte di percorso. Possiamo perderci, ma – aggiungo io, che ho di molto semplificato la parte più ostica del pensiero dei due autori – è importante che sappiamo ritrovare la strada dell’albergo.

Un rizoma unisce tra loro fenomeni e concetti molto distanti, ma tali per cui noi possiamo sempre trovarvi relazioni logiche o casuali, e comunque, sempre interagenti reciprocamente.»

Concludo esplicitando il personale punto di vista sul tema che si può sintetizzare nell’intima soddisfazione e nel senso si appagamento attribuibili in primo luogo alla descrizione dello scenario in cui mi riconosco come attore in quanto learner del XXI secolo, e appartenente a una struttura di base, un’organizzazione rizomatica; secondariamente all’immagine del learner nomade che provvede direttamente ai propri bisogni apprendimento.

rizoma Anemone_hortenis

fonte Wikipedia

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