#change11 L’apprendimento in un tempo dell’abbondanza

Secondo la teoria di Marcel Mauss i tre momenti fondamentali del meccanismo del dono sono donare – ricevere – ricambiare. Essi si basano sul principio della reciprocità. Il presente post rappresenta il momento conclusivo, essendo stato preceduto dalla creazione da parte di Erik Duval dell’articolo L’apprendimento in un tempo dell’abbondanza che io ho ricevuto e accolto.

Per Duval, il facilitatore della settimana che da poco si è conclusa, i tratti distintivi del tempo dell’abbondanza si possono così sintetizzare:

  1. Un risultato è che ora siamo più connessi che mai. Siamo collegati: a) alle reti digitali, con banda larga disponibile praticamente ovunque; b) alle informazioni così numerose da costituire un problema sotto forma di sovraccarico d’informazioni o di fallimento/mancanza del filtro; c) gli uni agli altri, tramite e-mail, SMS e social media; d) ad ogni sorta di sensori in grado di tenere traccia di quello che facciamo.

  2. Queste connessioni ci offrono l’opportunità di essere più aperti e trasparenti nel modo di vivere, lavorare ed imparare. Ovviamente anche il modo in cui fare ricerca è coinvolto.

  1. Il terzo effetto è sempre più connessi, ovunque ci si trova.

Nutro qualche perplessità nei confronti dell’affermazione riportata al punto 1.a) che, a mio avviso, si presenta come una generalizzazione impropria data la realtà dalla quale io osservo: l’Italia, si veda a tal proposito il settore relativo a Scienza, tecnologia e innovazione dei dati ISTAT. Ricavo da Wikipedia l’informazione che segue: «In Italia il Digital divide si può individuare nell’esclusione di milioni di cittadini dal collegamento veloce ad Internet garantito dalla banda larga. […] Al 2010, una famiglia italiana su 2 non ha un collegamento e solo una su 3 possiede Internet in banda larga. Il numero di italiani del tutto privi di copertura online è di 2,3 milioni […]»

Confermata invece è l’affermazione del punto 1.b). Secondo un’indagine su oltre 25mila adolescenti europei un bilancio fra i pericoli e i benefici della «navigazione» Internet e social network:i ragazzi italiani sono più vulnerabili.

L’esperto Duval nel suo articolo lancia due sfide con le quali sollecita i corsisti a fornire esempi in merito al tema affrontato.

La prima recita: «Avete qualche esempio che ritenete d’ispirazione su come docenti e studenti usano a proprio vantaggio l’abbondanza per l’apprendimento?». Gli esempi che evidenzio si riferiscono rispettivamente ad un nuovo metodo d’insegnamento praticato a livello universitario ad opera del professor A. Formiconi; alla sperimentazione di un nuovo modo per fare editoria scolastica riconducibile a Noa Carpignano, l’editore che ha creato BBN, la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali; all’anello di congiunzione delle innovazioni segnalate: M. G. Fiore che  hasvolto un ruolo rilevante sia nell’uno che nell’altro caso come si desume qui e qui.

Esempio 1. È «un corso open source […] un’innovazione che stravolge decisamente  l’impostazione didattica tradizionale, utilizzando strumenti gratuiti o a bassissimo costo, un corso fatto con tutti componenti open o quasi: blog, wiki, aule virtuali, altro, tutte cose di cui è ormai ricca la rete. […] La blogoclasse: un nuovo metodo di insegnamento applicato da alcuni anni dal professore a corsi di informatica di base, tecnologia di comunicazione online ed editing multimediale presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, la Facoltà di Scienze della Formazione e la Italian University Line di Firenze. […]».

Esempio 2. «[…] DidaSfera. è una piattaforma didattica con caratteristiche tipiche dei social network, è una biblioteca ma anche un ambiente di lavoro, è un’agenda ma anche un diario di bordo, è uno strumento di condivisione e, soprattutto, è in continua e costante evoluzione. […] L’ idea di editoria è quella di un laboratorio aperto, il ruolo dell’editore rimane quello di sempre, le modalità cambiano completamente. Con DidaSfera è stato inventato anche un nuovo modello economico, abbracciando la filosofia della culture flat rate e delle licenze Creative Commons, e optando per un contratto di gestione collettiva dei diritti d’autore.»

Esempio 3. Si autodefinisce «Docente, formatrice, curiosa del mondo… al di là e al di qua dello schermo». Lascia in Rete  qui e lì  le tracce del suo lavoro «di docente, formatrice e progettista di spazi di comunicazione/ formazione. Qui sono rintracciabili informazioni sulle sue pubblicazioni.

La seconda sfida dice: «Ci sono esempi che potete identificare od ai quali potete pensare nei quali l’apertura sarebbe più un problema che un’opportunità?»

Gli esempi di seguito riportati mostrano un modello di comportamento (e di pensiero) diventato insopportabilmente rigido ed oppressivo, preoccupato di porre restrizioni, imprigionato in atteggiamenti difensivi e bloccato da inibizioni paralizzanti. A chi scrive, tale appare l’applicazione della legge sul copyright, di altre leggi concepite in un tempo pre – Internet, ed i divieti dell’uso di social media.

Esempio 1. Due proposte di legge in discussione negli Stati Uniti, Stop Online Piracy Act (SOPA) e di Protect IP, avranno pesanti ripercussioni alla libertà d’espressione in Internet SOPA: cosa succederà a Internet (podcast);

Esempio 2. Una legge federale degli Usa del 1974 (FERPA) e la decisione del Georgia Institute of Technology . La legge garantisce il diritto alla privacy per quanto riguarda i gradi e l’iscrizione impedendo  di inserire su una bacheca una lista con i dati degli studenti. La stessa legge prevede che le scuole debbano avere il consenso dello studente prima della divulgazione di documenti scolastici, ma non regolamenta ciò che gli studenti pubblicano online. È giunta la notizia che il Georgia Institute of Technology, presa la decisione di interpretare FERPA, ha cancellato tutta la storia degli studenti e la partecipazione della scuola “Swikis”, il wiki che gli studenti utilizzano per i loro corsi. È da evidenziare che Georgia Tech ha utilizzato wiki a partire dal 1997, sperimentando l’utilizzo di strumenti di collaborazione per studenti universitari. È evidente che le scuole interpretano pezzi di legislazione per limitare la comunicazione degli studenti e l’accesso online, proprio nel momento in cui il Web mostra il suo grande potenziale per l’insegnamento e l’apprendimento.

Esempio 3. Ruolo dei reporter su Twitter: Twitter, la penna più veloce (e vietata) del West.

Per concludere esprimo l’augurio che “Il dono al tempo di internet”possa continuare a dispiegarsi nonostante le minacce.

«Internet rischia di essere catturata anche dagli interessi economici di un capitalismo sfrenato (più che auto-regolamentato) e irrispettoso delle dignità dell’uomo e del bene comune». (Una carta dei diritti umani per Internet).

7 thoughts on “#change11 L’apprendimento in un tempo dell’abbondanza

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