#change11- Scuotimento

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L’articolo che segue prende le mosse dal post «Video or writing» dell’amico Jaap Bosman nel quale esplicita di prediligere il testo scritto al video. Prosegue poi con l’esplicitazione di alcune considerazioni sul disorientamento che ho provato nel constatare che le newsletters di #change11 tardano ad arrivare e sul mio rammarico osservando il progressivo calo dei post mentre non mancano i tweet.

Il post di Jaap è commentato da un’efficace un’immagine, la riproduzione del dipinto I mangiatori di patate di Vincent Van Gogh, che ammicca con l’espressione «coach potato» la cui traduzione secondo il Dizionario inglese-italiano WordReference corrisponde a « (colloq. spreg.) persona che passa tutto il (suo) tempo incollata davanti alla tivù».

La mia prima reazione è di sostanziale accordo con quanto sostenuto dall’autore, poi in me si fa strada l’idea che il fattore anagrafico possa essere determinante nell’orientare la preferenza. È fuori dubbio, infatti, che una lunga frequentazione con il testo scritto contribuisca a una sua interiorizzazione sempre più profonda.

Penso a quanto sosteneva Mc Luhan «Il medium che più adoperiamo ci condiziona in qualche modo e contribuisce a plasmare la nostra mente: ci massaggia. […]

Ci sono alcuni medium che assolvono soprattutto alla funzione di rassicurare e uno di questi medium è la televisione, che per lui era un mezzo di conferma […]. La televisione non crea delle novità, non suscita delle novità, è quindi un mezzo che massaggia, conforta, consola, e conferma.» (Interviste G. Agnese)

In parte le perplessità espresse da Jenny Mackness nel suo post «Change Mooc è una sorta di test?» sono state le mie, con piacere ho letto il suo messaggio a cui Downes ha risposto prontamente. Non posso non considerare l’enorme esborso di energie necessarie per tenere le fila dei vari corsi da parte del nucleo fondatore dei Moocs. Mi domando se siano immaginabili forme di cooperazione per l’alleggerimento del carico di lavoro.

Con l’avvio di una nuova settimana mi auguro che la normalizzazione abbia luogo e il piacere della lettura, della riflessione, dello scambio possa essere soddisfatto.

È pensabile che dopo che ogni cosa è stata scossa, imparando la paura si resti sereni?


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