#change11 – A proposito di realtà e mito

Stamattina non sono riuscita ad andare oltre alla lettura della prima delle risorse segnalate da S.Downes nell’OLDaily del 13 aprile, perché  sono stata catturata dalla presentazione che il ricercatore ha realizzato per la conferenza a Tallin (Estonia) 12 – 13 April 2012, intitolata L’apprendimento nell’era digitale: realtà e mito.

A coinvolgermi sono stati i singoli elementi, i titoli delle singole diapositive, le immagini, i link e gli elementi nella loro interazione. Nella decodifica mi sono trovata coinvolta in un processo che ho riscontrato complesso ma molto allettante per la molteplicità di sfide che ha comportato: traduzione, recupero del contenuto, individuazione del rapporto fra idea e immagine.

Downes,  introducendo la presentazione, così si esprime

In questa presentazione guardo il lato positivo dei miti, non concentrandomi sul fatto che non sono veri, ma trovando in essi il modo in cui creiamo la nostra realtà, progettiamo il nostro futuro e parliamo tra noi.

La presentazione è costuita da 22 + 1 slide;  ho riportato nella tabella che segue i titoli delle singole diapositive, ritenendo che fosse conveniente avere una visione d’insieme della proposta

A impresa conclusa ho vari motivi per sentirmi intimamente soddisfatta, si tratta di ragioni che investono sia la sfera emotiva che quella intellettuale.

Alla prima annovero la sorpresa che ho provato quando, aprendo il link posto a piè di pagina della seconda slide, ho trovato un’infinità di risorse sulle leggende dei nativi americani verso i quali ho nutrito una grande attrazione fin da bambina. (All’età di sei o sette anni ero letteralmente incantata dalla serie televisiva Penna di Falco capo Cheyenne.) Non nascondo di amare anche ora  i miti e le favole antiche e mi dichiaro dispiaciuta per le generazioni future che forse non sapranno neppure che «Nella cultura occidentale post antica i miti dell’antichità permangono come soggetti artisitci e letterari […]» (E. Mooremann, W. Uitterrhoeve).

Alla seconda ascrivo il piacere intellettuale di aver compreso e condiviso l’angolo di visuale da cui Downes osserva la realtà e parla della creazione di  nuovi miti.

Per me è motivo di contentezza aver capito come procedere nella costruzione di presentazioni efficaci ed interessanti;  è invece motivo di inquietudine apprendere che una prestigiosa università pubblica italiana, il Politecnico di Milano «a partire dall’anno accademico 2014/2015 abolirà la possibilità di scegliere tra corsi in italiano o in inglese per quanto riguarda lauree biennali e dottorati e offrirà soltanto corsi in lingua inglese.» (Milano.ogginotizie).

Non mi stupisce che il ministro Profumo  si dica convinto che la decisione del Politecnico di Milano segni una svolta e sia un esempio da seguire.

Il futuro come mito.

«Nel corso degli ultimi anni, la costruzione discorsiva di un altro mito, il mito dell’ inglese mondiale, è emerso coinvolgendo la mercificazione della lingua inglese […] nessuno ha ancora adeguatamente affrontato un’analisi delle ideologie che si celano dietro espressioni come “l’inglese come lingua del mondo”, “Inglese come lingua globale”» (Miti e storia della lingua inglese).

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