#OCL4Ed Riflessioni sulla quarta sessione del laboratorio

Nel corso di questa sessione sono introdotti gli strumenti gratuiti giuridici offerti da Creative Commons che gli educatori possono utilizzare per affinare il loro copyright.  Segnalo, come di consueto per un celere recupero, le risorse per lavorare:

  1. Video segnale – Cathy Casserly
  2. Introduzione
  3. Le basi delle Creative Commons
  4. Le sei licenze Creative Commons
  5. Tre strati di una licenza Creative Commons
  6. Remix compatibilità tra le licenze Creative Commons
  7. Riassunto

La lettura dei dati biografici che anticipano la visione del video di Catherine Casserly mi permette di fare chiarezza sul significato dell’acronimo CEO che in più occasioni ho incontrato ma la cui ricerca di soluzione ho procrastinato per troppo tempo. Qui l’acronimo non è usato nell’accezione della figura mitologica , designa invece chief executive officer (CEO, American English) che corrispondente alla carica di Ad, amministratore delegato, in Italia.

Il mio primo cinguettio richiesto dalle attività della sessione riguardanti le licenze Creative Commons corrisponde al titolo di un elaborato di cui ho parlato in altre occasioni «Licenze Creative Commons, la soluzione al diritto d’autore nell’e-learning nell’era digitale».

Grazie alla traduzione del filmato che ho trovato nel sito di Creative Commons Italia  ho la possibilità di guardare e comprendere il video di Justin Cone: “La creatività si basa sul passato” del quale annoto qui le battute che maggiormente mi hanno convinto:

La creatività costruisce sempre sul passato … Le leggi sul diritto di autore limitano il tuo accesso al passato…E se potessimo prendere in mano la legge?…con una licenza CreativeCommons puoi! …E` gratuita e libera.

Vi scorgo lo svolgimeno di un ragionamento che attribuisce un ruolo cardine alla consapevolezza, al senso critico, all’inventiva oltre che alla determinazione che l’autore deve esercitare per tutelare la sua produzione.

Assecondando  la visione di un altro videoWanna lavorare insiemeproposta la per avere una panoramica di Creative Commons, scopro che la versione italiana, prodotta dal Comune di Modena,  è curata dall’amico Simone Aliprandi.

È a questo punto che decido di visitare la pagina del gruppo aperto Copyleft-Italia  su Facebook « è un progetto indipendente di divulgazione e informazione, una sorta di osservatorio virtuale sul copyleft inteso come fenomeno sia giuridico che culturale, nonché su tutte le nuove istanze d’innovazione dei modelli di diritto d’autore…» per vedere cosa bolle in pentola.

Seguendo i vari links arrivo ad esplorare il portale dati.gov.it e quello regionale dati.veneto.it;del primo leggo la sezione Voglio capire dove «vengono raccolte informazioni più approfondite sul tema dei dati aperti e sulle iniziative ad esso collegate» e incuriosita perlustro Infografica la pagina articolata in sezioni plurime fra cui:

Staziono in particolare sulla mappa che visualizza «la distribuzione geografica delle amministrazioni che rilasciano open data». Vale la pena di ispezionarla per bene. Leggendo la pagina, intitolata Applicazioni, mi rendo conto che ho un mondo tutto da esplorare del quale so molto poco.

La sensibilità sviluppata nei confronti delle  licenze Creative Commons mi induce a prestare attenzione alla  licenza Italian Open Data License v2.0.

Ora, grazie a questi altri tasselli aggiunti ad un puzzle che appare sempre più sfaccettato, divento cosciente che la percezione del legame esistente tra vari elementi, ha fatto maturare in me la decisione, risalente ad alcuni mesi fa, di chiedere l’iscrizione al gruppo chiuso su Facebook denominato Gli Stati Generali dell’Innovazione «nati per iniziativa di alcune associazioni, movimenti, aziende e cittadini convinti che le migliori opportunità di crescita per il nostro Paese sono offerte dalla creatività dei giovani, dal riconoscimento del merito, dall’abbattimento del digital divide, dal rinnovamento dello Stato attraverso l’Open Government».

 

 




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