#CFHE12 Vagando fra innovazione educativa, educazione finanziaria e start up

È il post di Siemens Innovation in Education: Companies outside of USA? a convincermi che è scoccata l’ora di confrontarmi con un argomento, financial literacy, che non posso più ignorare, considerate le sollecitazioni che mi giungono da varie parti.

Osserva Siemens che, nonostante l’interesse globale verso la riforma dell’istruzione, a livello internazionale non si sente parlare molto di start-up , sollecita risposte sull’identificazione delle aziende più innovative non statunitensi.

Riconosciuto il bisogno formativo, mi attivo per reperire, informazioni utili a definire a) educazione finanziaria, b) start up innovativa c) incubatore d) crowdfunding e per raccogliere i dati necessari al fine di mappare la situazione italiana.

Esploro per primo il sito web della Banca d’Italia , dove identifico un articolo Educazione finanziaria: l’utilità di una strategia unitaria dal quale ricavo la definizione di educazione finanziaria

Secondo la definizione dell’OCSE, l’educazione finanziaria è “il processo attraverso il quale i consumatori/investitori finanziari migliorano la propria comprensione di prodotti e nozioni finanziarie e, attraverso l’informazione, l’istruzione e un supporto oggettivo, sviluppano le capacità e la fiducia necessarie per diventare maggiormente consapevoli dei rischi e delle opportunità finanziarie, per effettuare scelte informate, comprendere a chi chiedere supporto e mettere in atto altre azioni efficaci per migliorare il loro benessere finanziario”.

 

Successivamente cerco sulla Gazzetta Ufficiale  il DECRETO-LEGGE 18 ottobre 2012, n. 179. Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese, dove individuo la definizione e le finalità di start up innovativa e incubatore certificato.

Consulto quindi delle testate online, Lavoce.info e Il fatto quotidiano.it, dove raccolgo alcune informazioni che inquadrano la situazione europea ed italiana; rispondono, anche se parzialmente ai quesiti posti da Siemens. Le riporto di seguito:

Largo alle giovani imprese (2008) «Le grandi imprese europee se la cavano bene nella competizione internazionale. Invece, hanno difficoltà ad affermarsi le start up, al contrario di quanto avviene negli Stati Uniti. Dove da tempo il sistema finanziario è in grado di garantire gli investimenti necessari alle aziende emergenti […]»;

Start up, siamo pronti ad aprirci alle nuove opportunità? (2012)« […] Superare la logica del posto fisso o del tradizionale modello imprenditoriale è davvero possibile in Italia? Cosa succede nel nostro Paese, oltre alla migrazione, seguita dal successo oltreoceano, delle start up made in Italy?»

Nel portale degli incubatori universitari PNICube individuo l’ elenco delle start up vincitrici degli anni 2010. 2011. 2012.

Si parla di start up digitali nel sito editoriacrossmediale.it.

 

Differenze fra il modello economico americano, quello europeo e italiano, unitamente a fattori culturali, possono fornire una chiave interpretativa capace di spiegare l’assenza evidenziata?

 

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