#OT12 Guardando indietro

In questo post mi propongo di riflettere sulla mia partecipazione a OT12, un Mooc sulla Traduzione aperta, strumenti e pratiche, rivolto a traduttori e insegnanti di lingue (principalmente inglese e spagnolo). Propongo dunque l’espressione del  punto di vista di chi non rientra né nella prima categoria né nella seconda, ma quello di una persona curiosa di natura, alla ricerca di «occasioni di immersione e contaminazione linguistica nella speranza che almeno le resistenze psicologiche si allentino grazie a un contatto prolungato con la lingua che studio» (primo post OT12).

Operando un’indagine retrospettiva la prima osservazione che mi preme fare riguarda il senso di profonda gratitudine che nutro nei riguardi dei promotori di OT che, grazie all’apertura, hanno reso possibile l’accesso al corso anche a me che non sono esperta di lingua inglese, ma solo una studentessa. Individuo quindi nell’apertura il punto di forza per me più significativo.

Non ho preso parte alle attività di traduzioni / sottotitolazioni in Amara né di traduzione in Transifex (e qui), tuttavia l’arricchimento personale è una conseguenza dell’essere venuta a conoscenza di queste affascinanti e importanti realtà. Ho provato intima soddisfazione nel momento in cui  idee, fatti, concetti dapprima conosciuti come isolati sono risultati visibili nelle relazioni esistenti fra loro, perché presentati in un quadro d’insieme.  Mi riferisco alle pratiche di traduzione aperte che contano su crowdsourcing e sono utilizzate per tradurre le risorse aperte come le conferenze TED ( raccomando «Perché traduco») e gli articoli di Wikipedia (progetto traduzioni) e progetti di blogging globale e citizen media come ad esempio Global Voices (progetto Global Voices lingua).  Conosciuti e frequentemente da me usati sono gli strumenti di traduzione di Google e i dizionari online come Wordreference.

Inaspettato ma certamente molto apprezzato è stato l’incontro con FLOSS manual Open Translation Tools, usato come libro di riferimento del corso ma da ora anche manuale di riferimento  di una lifelong learner.

Sono certa che l’esperienza pregressa derivata dalla partecipazione a numerosi MOOCs connettivisti (PLENK2010, CCK11, Change11…) mi sia stata d’aiuto e abbia sostenuto la mia motivazione.

Trovo singolare la sincronicità riscontrata tra la conclusione di Open Transation12 e l’evento che stamattina mi ha indotto a scrivere il post Un ossimoro. La forma composta «Go away», che da il titolo all’articolo a cui il mio post si riferise (unitamente all’immagine), trasmette un messaggio che si presta a interpretazioni che possono divergere anche in virtù di differenze culturali.

A tale proposito mi piacerebbe sentire il parere di un traduttore.

 

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