Quegli automi antenati

Sono stata a lungo in silenzio, ma il lavoro dietro le quinte c’è stato, eccome!

Ho preso come punto di partenza di nuova indagine il corso Antropologia delle cyberculture proposto nella primavera 2009, al MIT OpenCourseWare (OCW). La mia scelta è motivata dalla volontà di avere una visione di più ampio respiro su temi centrali riguardanti le pratiche culturali e materiali che compongono le tecnologie digitali.

Fornisco di seguito un elenco dei temi, anticipando in questo modo ciò che nel tempo mi riprometto di esaminare. Non so ancora se in toto o in parte.

1. Antenati automi; 2. automazione; 3. cibernetica, guerre fredde, mondi chiusi; 4. cyber geografie, cyber politiche, informatica postcoloniale; 5. robot, agenti e macchine umanoidi; 6. bioinformatica e vita artificiale; 7. (identità virtuali e second lives);8. cyborg e organismi tecno; 9. interazione uomo-macchina; 10. macchine per la produzione: all’interno del laboratorio R&S; 11. informatica e movimenti sociali Geeks e attivisti.

Sono ricorsa al dizionario enciclopedico Lemma – Rai Educational per chiarire e meglio visualizzare il concetto di antropologia;

antropologia

Navigando in successione lemma, famiglia e area  ho estrapolato le seguenti informazioni :

  • l’antropologia è la scienza dell’umanità;
  • ha quattro campi d’indagine: l’antropologia fisica o biologica, l’archeologia, la linguistica antropologica, l’antropologia culturale;
  • (suo) concetto fondamentale: cultura intesa come insieme complesso che l’uomo porta con sè e trasmesso non biologicamente; si riferisce a un gruppo; comprende idee, valori, assunzioni, procedure, pratiche.

Prestando un’attenzione particolare verso fattori culturali quali la mentalità, le credenze, le pratiche e le usanze dei popoli antichi, si fa storia culturale; partendo dagli antenati automi si fornisce un contesto storico ai progetti relativi alla vita e all’intelligenza artificiale.

Mi sono appoggiata all’Enciclopedia Treccani per la definizione di Automa:

Meccanismo costruito per imitare i movimenti e riprodurre l’aspetto esterno dell’uomo e degli animali. Macchine semoventi.

Mi  sono documentata consultando:

  1. Gli automi, Storia e mito (G.P. Ceserani). Individuata in Tecalibri (un archivio con schede e recensioni di libri pubblicati in lingua italiana, con indice per autori, per editori e collane), la risorsa mi ha permesso di conoscere elementi di indubbio rilievo di scienze tecniche e storia della tecnica inerenti agli automi. Ho trovato particolarmente suggestivo il riferimento al costruttore di orologi per le implicazioni emotive personali che ha evocato avendo io un antenato orologiaio, il nonno materno.
  2. Una breve rassegna sugli automi: la meccanica che ha preceduto i robot (C. Rossi). La panoramica sugli automi mi ha colpito in modo particolare per alcuni elementi fra loro correlati, il primo si sostanzia nell’affermazione che segue «Conoscenze e idee comunemente ritenute recenti sono semplicemente riscoperte di idee e concetti già posseduti  da tecnici e studiosi vissuti anche molti secoli prima di noi», il secondo ha a che fare con l’apparato iconografico che correda la rassegna. Entrambi esemplificano l’infondatezza della pretesa del copyright.
  3. Gli artifitiosi et curiosi moti spiritali di Herrone […] Giovanni Battista Aleotti. Ho cercato e trovato la risorsa spinta dalla determinazione di trovare una specifica immagine: Ercole_Aleotti jpg Ercole_Aleotti
  4. L’animale, l’automa, il cyborg. Figurazioni del corpo nei saperi e nelle pratiche educative (P. Barone). Qui l’accento è posto su quattro possibili figure del corpo che attraversano la storia del pensiero e delle pratiche formative in Occidente: il corpo – animale (antichità); il corpo – automa (modernità); il corpo anatomico (contemporaneità); il cybercorpo (nostro tempo). Ho trovato quest’angolo di visuale  decisamente interessante.
  5. L’uomo artificiale. Breve storia dei doppi umani tecnologizzati, dal mito al cyborg (Antonio Caronia).
  6. Automa meccanico (Wikipedia). È la prima risorsa in lingua italiana che ho esaminato; attraverso essa ho ottenuto un inquadramento generale del tema tra cui: automi dal XIII al XIX secolo; automi nell’antichità; automi contemporanei; bibliografia; collegamenti esterni.
  7. The Automata. L’interesse è legato alla presentazione di pionieri del computer che nelle loro macchine hanno utilizzato alcuni elementi degli automi. A questi precursori è dedicata una sezione del sito History of Computers and Compunting.
  8. Eighteenth-Century Wetware (Jessica Riskin). È questa la lettura obbligatoria del primo tema considerato; esplora una somiglianza tra il modo in cui le persone si avvicinate al rapporto tra vita e  macchina durante la seconda metà del XVIII secolo, e il modo in cui hanno esplorato questa relazione durante la seconda metà del ventesimo secolo e inizi del ventunesimo.
  9. The Defecating Duck, Or, The Ambiguous Origins of Artificial Life  (Jessica Riskin). L’opera rientra fra le letture aggiuntive; spinta dalla curiosità suscitata dal titolo, è stata per me la prima risorsa esaminata. Anche questo saggio come il precedente è scritto in lingua inglese, in virtù di questo mi sono attivata per trovare altre risorse in lingua italiana. È piacevolmente sorprendente constatare ancora una volta che la necessità aguzza l’ingegno e stimola la creatività.

Alla fine del percorso, che talvolta è risultato ostico, posso dire di aver potuto rivisitare, e arricchire mediante l’attribuzione di nuovi significati, miti, leggende e tradizioni, vedendo rinnovato così il mio interesse nei confronti delle umane elaborazioni; acquisire informazioni totalmente nuove; apprezzare connessioni inusuali ma cariche di suggestioni; confermare la consapevolezza che «siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti» (Bernardo di Chartres, o Bernardus Carnotensis, filosofo francese del XII secolo).


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