#etmooc. ASC: apertura, sorveglianza, controllo.

La data dell’ultimo post rivela che è saltata la cadenza settimanale con cui sono solita pubblicare un articolo; mi sono lasciata distrarre da quanto è accaduto e sta accadendo in Italia, non solo a livello politico; cercando risposte ho tentato di trovare collegamenti tra The Open Movement, di cui ho parlato qui, e M5S.

Al momento non sono approdata a un risultato convincente dato che molte cose mi sfuggono, altre non conosco e/o non comprendo, trovando complessa l’individuazione di fonti affidabili.

Partendo da una risorsa reperita su Diigo, gruppo #etmooc, mi sono imbattuta su due post che ho letto volentieri:

  1. (etmooc) On openness and panopticism / sull’apertura e sul panottismo
  2. Foucault and social media: life in a virtual panopticon, Foucault e social media: vita in un panopticon virtuale.

Del primo mi ha colpito la descrizione dedicata alle emozioni generate dall’apertura in materia d’insegnamento.

Inizialmente, dice l’autrice,  è apprensione e un po ‘di paura; alla reticenza iniziale, dopo l’esperienza diretta come partecipante a #etmooc è subentrata  una visione più serena che ha permesso di intravedere i vantaggi dell’apertura.

La paura, aggiunge, non è legata al fatto di trovarsi di fronte a una telecamera o al pensiero che la propria voce si perda nel resto del mondo, né a quello collegato alla possibilità di parlare nel vuoto con la consapevolezza che molte persone (o nessuno) potrebbero essere in ascolto.

C’è il pensiero di essere guardato, osservato, in ogni momento, da chiunque, ma soprattutto, da coloro che potrebbero avere un’influenza significativa sul proprio futuro.

Naturale è stato, aggiunge l’autrice,  il collegamento a Foucault e alla teoria sociale sviluppata nel suo libro Sorvegliare e punire.

Del secondo post mi ha colpito l’opinione dell’autore per il quale alcune intuizioni del filosofo Foucault possono aiutare a chiarire come i social media colpiscono gli utenti a livello psicologico;  i suoi studi sul condizionamento sociale e sulla formazione dell’identità in rapporto al potere sono applicabili a vita online, in cui fondamentale è il ruolo assunto dalla condivisione di contenuti che non è uno scambio di informazioni neutrale. I fruitori dei social media, infatti, sono ad un tempo guardie e prigionieri, guardano e implicitamente giudicano come gli altri condividono i contenuti.

Arrivando a integrare fra loro ciò che avevo compreso di Discipline & Punish: The Birth of the Prison (Foucault, Michel) The Control Revolution: Technological and Economic Origins of the Information Society (Beniger, James), di cui ho riferito nel mio articolo intitolato Itinerario nell’automazione, ho capito, non senza una certa inquietudine e ansia, che l’apertura, nello spettro più ampio, può comportare una dose di aggressività e di violenza.

Il tweet di cui fornisco uno screenshot ne è un esempio

operazione fiato sul collo

Gli ingredienti:

  • un contenuto condiviso da una neo deputata del M5S
  • descrizione dello svolgimento di un’azione (fiato sul collo = un controllo insistente esercitato in modo assillante e oppressivo)
  • in merito a #opencamera l’hashtag ideato da Andrea Sarubbi per raccontare con un live-tweeting ciò che accade durante le sedute
  • sorveglianti/e, sorvegliati/e
  • tecnologie e controllo

 

Stando così le cose c’è da sperare che la consapevolezza del pericolo insito nella situazione contribuisca a fare compiere un salto qualitativo nella mente (e nel cuore) della gente.

 

 

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