Opportunità di apprendimento

Obiettivo di questo post è riferire sul recente viaggio che ho fatto a Roma, in treno, volendo far visita a mio figlio e alla mostra PAUL KLEE E L’ITALIA.

Come evitare di snaturare questo blog proponendo temi non conformi? Quale è la sfida che mi attende?

La risposta credo stia nella legittimazione dell’argomento in questo mio blog tematico di e-learning.

Per l’occasione ho acquistato online il biglietto di andata e ritorno sul Freccia Argento pomeridiano, che permette di raggiungere direttamente la capitale senza dover ricorrere a un cambio di treno. Seduta  su un posto che ho potuto scegliere, in una carrozza di prima classe, diversamente da quello che è impossibile ottenere nelle carrozze di seconda, ho avuto modo di guardarmi attorno, di ascoltare conversazioni, di trasalire allo squillo di suonerie sempre troppo alte dei cellulari che popolano borse e tasche dei viaggiatori.

Inevitabilmente mi sono trovata a ripensare ai numerosisssimi viaggi che ho fatto in treno nel corso della mia vita, cercando di mettere a fuoco i cambiamenti che nel tempo sono avvenuti; a volte sono stati sostanziali altre irrilevanti.

Mentalmente ho pianificato di esperire, una volta tornata a casa, una duplice ricerca una relativa al treno e l’altra alla mostra, nella convinzione che gli esiti di una mirata ricerca nel web possano sostenere i ricordi con informazioni più precise. Ho pensato anche di condividere in rete il risultato dell’intero processo.

Sinteticamente riferisco sui cambiamenti di nome e sull’insieme di cose che assicurano comodità.  Il treno accelerato è diventato treno locale, poi treno regionale; c’erano il treno diretto, il treno direttissimo diventato espresso; il treno rapido poi denominato espresso. Il livello di comfort ovviamente era diverso per comodità del sedile, rumore, vibrazioni, temperatura, affollamento.Variavano la tipologia di vetture, i servizi offerti e la quantità di fermate effettuate.

Riferisco su altri ricordi qui.

 

Raggiunta la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, per accedere alle sale che ospitano la mostra si attraversa la Sala delle Colonne che  risulta pavimentata da cento lastre di specchio. «Pavimento Specchiante di Pirri è la prima opera del nuovo allestimento della GNAM. […] L’opera di Pirri, recita un articolo di eArtitude,  può essere analizzata sotto molteplici aspetti (storico, psicologico) e ci porta a riflettere sul significato della frantumazione. Il senso della prima sala è quello di una sala d’orientamento: un luogo di passaggio, di meraviglia, di ingresso al museo».

È visibile nei primi fotogrammi del video .

A mio modo di vedere l’effetto è certamente suggestivo.

Estrapolo da un file docs.google « [… ] La mostra Paul Klee e l’Italia analizza l’influenza della cultura e dei paesaggi del nostro paese sul lavoro dell’artista rapportandosi alle varie fasi della sua biografia artistica dagli inizi al periodo Bauhaus e agli ultimi anni solitari a Berna […]». Della mostra propongo di seguito un video che fornisce una sintetica ma efficace presentazione, al contempo segnalo che un’esposizione più estesa è disponibile qui.

Paul Klee e l’Italia alla GNAM- di televisum

Si può avere una spiegazione alla parziale delusione che ho riportato dalla visita dalla lettura dell’articolo del Corriere della sera / Roma del 9 ottobre 2012 di cui riporto il titolo dell’articolo  «Paul Klee alla Gnam, una mostra dimezzata. Delle 75 opere annunciate, esposte solo una quarantina. Le aveva promesse il Zentrum di Berna, ma poi ha disdetto».

Debbo tuttavia riconoscere che, sebbene le aspettative fossero altre, la mostra ha per me il merito di aver favorito il mio avvicinamento alla figura del pittore del quale desidero approfondire la conoscenza attraverso la lettura dei suoi diari che a breve troveranno posto sul comodino.

È riuscita la legittimazione dell’argomento? Che ne pensate?

 

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Punti di vista a confronto

Con questo post mi propongo di rispondere alla domanda formulata da John Mak nella sua pagina Facebook (30 agosto 2012):

Learning and research works best by immersion and action in the community, apart from theorizing. That’s why community discourse, learning (sharing, conversation) is essential. What’s your view?

A tale fine prenderò in esame la discussione iniziata da Altamirano sulla pagina del gruppo Connectivismeducationlearning creato dallo stesso Mak e ne mostrerò gli effetti in relazione all’apprendimento.

Nel suo intervento Edgar Altamirano riprende il titolo di un articolo di Lisa M Lane, The price of participating in Wikipedia, e ne segnala il link .

Per completezza d’informazione fornisco di seguito una breve interpretazione d’insieme dell’articolo, datato 6 agosto 2012. In esso Lisa parla delle circostanze che l’hanno condotta a consultare la voce MOOC su Wikipedia, versione inglese e il turbamento che ha riportato in seguito alla lettura della nota (del luglio2012) che precede l’articolo stesso. Riferisce al contempo la genesi dell’articolo di cui è stata la compilatrice.

Come il post di Lisa è stato commentato con espressioni di pubblica solidarietà, anche la segnalazione di Altamirano ha trovato un seguito di commenti fra i quali il mio in cui ho segnalato di aver espresso nel mio post del 7 luglio u.s.le perplessità sulle osservazione formulate nei confronti dell’articolo su Wikipedia.

Sono stata attratta dalla risposta di Lisa al commento di John dalla quale ho compreso che Dave Cormier ha modificato l’articolo su Wikipedia.  La variazione ha comportato la cancellazione della nota introduttiva, conseguentemente qualsiasi link, compreso il mio,  ha perso la sua ragione d’essere. Fortunatamente lo screenshot della nota critica che Lisa M Lane ha inserito nel suo articolo per documentare la causa del suo turbamento, fornisce un riscontro della validità del  link da me segnalato. Sarà mia cura provvedere all’aggiornamento di quel post quanto prima.

Quali insegnamenti si possono ricavare dal fatto narrato? Molti, probabilmente tanti quanti sono gli attori coinvolti.

Quali questioni ha sollevato? Una fra le molte: come fare a recuperare una pagina non più esistente perché cancellata? Quali sono le possibili soluzioni? Forse che il ricorso al permalink può costituire una soluzione? Non mi risulta.

È possibile che certe modifiche riscontrate in alcuni post e riconoscibili dalle parole/frasi barrate (es.parole barrate) rappresentino una risposta?  E il ricorso all’espressione «articolo modificato» per quanto corretto è da ritenersi risolutivo?

Sono del parere che il problema sollevato riguardi le competenze digitali e nello specifico sia riconducibile  alla dimensione etica che si riferisce alle «conoscenze relative ai comportamenti, più o meno opportuni, richiesti dal mondo delle tecnologie e della rete».

 

 

#mobiMOOC12: condivisione dei segnalibri tramite Delicious

È questo il secondo resoconto dell’eplorazione da me condotta negli spazi di mobiMOOC dedicato all’ambiente in cui sono archiviati gli indirizzi delle pagine web ritenute significative dai membri della comunità virtuale interessati all’apprendimento/ insegnamento attraverso dispositivi mobili.

Premesso che uso abitualmente Delicious pur avendo un account anche su Diigo, la domanda che affiora alla mente è riconducibile al/i motivo/i di questa preferenza da parte dei promotori di mobiMooc: è questione di abitudine, di semplicità d’uso, di funzionalità o altro?

Sono certa di essere compresa se dico che i continui cambiamenti rilevati mi hanno non solo disorientato ma anche  infastidito; recentemente per esempio, leggendo sul blog del social bookmarking, il post Consolidating tags and stacks  ho appreso che dai primi di agosto  sarà eliminata la possibilità di creare raccolte, proprio quelle raccolte alle quali era stato affidato il rilancio di Delicious.  Leggo su Delicious blog che la decisione è stata dettata dalla necessità di semplificare agli utenti il modo  di organizzare i link su Delicious. Non è stato  per me di sollievo sapere che le raccolte realizzate non andranno perse ma convertite automaticamente in tag.

Dei segnalibri setacciati ne segnalo alcuni che mi sono sembrati significativi;  si tratta ovviamente di risorse che condividono la  peculiarità di essere legate all’apprendimento/insegnamento tramite tecnologia mobile. Li elenco, ne fornisco una breve interpetazione d’insieme, spiegando al contempo la significatività della risorsa dal mio punto di vista.

  • Research Report on Inspiring Students and their Teachers with TI-Nspire,  è il rapporto pubblicato dall’Università di Aberdeen che presenta  i risultati di un progetto di ricerca svolta nel 2008-09.  Le domande di ricerca esplicitate riguardano gli insegnati e la loro consapevolezza nell’esercizio del loro lavoro attraverso le tecnologie e l’impatto che le medesime hanno sulla motivazione e sull’impegno degli studenti.

 – Quando usano la tecnologia, gli insegnanti sono consapevoli di cambiare il modo col quale insegnano temi particolari?

– Quando usano la tecnologia,  gli insegnanti sono consapevoli di cambiare il modo col quale insegnano in generale? In caso affermativo, quali sono questi cambiamenti e come sono  giustificati?

– Quando si usa la tecnologia, qual è l’impatto sulla motivazione e sull’  impegno degli studenti?

– La padronanza del software / palmari  è vista come un peso, una  barriera  o  come elemento prezioso e motivante?

– In che modo l’uso di palmari può aiutare gli insegnanti nella formazione e nella valutazione dei loro studenti?

  • Strengths and Weaknesses of Mobile Learning,  l’articolo considera i punti di forza e di debolezza  del mobile learning  oltre che le opportunità di questa nuova tecnologia è in grado di offrire. Fra i primi sono segnalati
    • la sua piattaforma,
    • la possibilità di pianificare il proprio apprendimento secondo tempi e luoghi conformi alle necessità personali,
    • formato aperto e senza  le complicazioni intrinseche ad un sistema desktop o PC,
    • la continua evoluzione della tecnologia mobile.

Fra i punti di debolezza sono segnalati

  • la tecnologia mobile in continua evoluzione,
  • tempo e impegno per aggiornamenti  e ritocchi alle applicazioni,
  • competenze/abilità d’uso degli strumenti.
  • Mobile learning #1: The big picture  partendo da un dato che si riferisce alla vendita  e all’uso di dispositivi portatili mobili in cresciuta a dismisura negli ultimi anni, il post considera le enormi implicazioni per l’educazione in generale, e l’apprendimento delle lingue, in particolare. È un apprendimento che avveniene attraverso una serie di  dispositivi mobili: Smartphone,  tablet PC, netbook , e-reader, e lettori MP4; tutti questi dispositivi possono essere utilizzati nell’informale apprendimento e anche in situazioni di apprendimento più formali.  Sono presentati alcuni scenari che prevedono l’uso di
    • applicazioni flashcard per memorizzare il vocabolario
    • podcast video da un certo numero di canali televisivi del Paese della lingua studiata,
    • un dizionario bilingue  sul  iPhone per verificare eventuali nuove parole in cui ci si imbatte.
    • SMS per mantenere un rapporto con amici stranieri
    • podcast grammatica nel suo iPod – podcast grammatica nel suo iPod (BBC).

Non nascondo di essere interessata a sperimentare le  applicazioni flashcard.

  • Mobile learning #3: The apps l’articolo recensisce le applicazioni  in categorie considerando dizionari, giochi linguistici,  applicazioni mirate al lessico e alla grammatica, applicazioni  flashcard e courseware.

Comprendo che il campo delle applicazioni costituisce un’area strategica di affari.

Constato che l’interesse per i codici QR per me abbia una cadenza stagionale, più precisamente sia legato al mese di agosto come testimonia questo mio  post.

Con l’intento di approfondire la teoria ho svolto una ricerca su Google Scholar, risultati solo in italiano per rilassare la mente, e letto con interesse l’articolo Apprendimento autoregolato e CSCL, autrici Delfino, Dettori, Persico, del quale ho apprezzo in modo particolare gli indicatori SRL e la tabella riassuntiva (p. 6).

Considerata la situazione di partenza posso dire che anche questa seconda esplorazione degli spazi di mobiMOOC si è rivelata per me rilevante perché mi ha permesso di addentrarmi in argomenti  fino ad ora per me poco noti e di aver raccolto elementi di conoscenza che purtroppo non mi tranquillizzano sul futuro dell’istruzione che vedo sempre più terreno di caccia e di profitto.

La prossima esplorazione sarà riservata al  gruppo Google che è il luogo d’incontro per tutti i partecipanti del corso MobiMOOC2012.

Esplorazione degli spazi di #mobiMOOC

Mi sono proposta di leggere tutte le pagine del wiki relativo al corso che partirà l’8 settembre per orientarmi e soprattutto per individuare ciò che più risponde alle mie esigenze.Voglio esercitare fin dalle prime battute la facoltà di selezionare e riflettere su quegli aspetti sui quali ritengo di poter sviluppare conoscenze e competenze oltre che utilizzare la mia esperienza di lifelong learning.

Per il momento tre sono i temi su cui rivolgo la mia attenzione:

  1. esplicitazione dell’obiettivo del corso
  2. iniziativa del concorso per il progetto vincente
  3. l’adozione del sistema dei badges

Il primo argomento si concretizza nell’aggiornamento con l’apprendimento mobile e nella predisposizione degli «strumenti per pianificare, sviluppare e implementare una soluzione di mobile learning nel proprio ambiente collaborativo tramite la discussione e lo scambio di conoscenze attraverso una varietà di apprendimento».

Il secondo si riferisce a una sorta di concorso per individuare, tramite votazioni da parte dei partecipanti MobiMOOC, il progetto mobile learning messo appunto e considerato da tutti come avente il maggior impatto per le persone che vivono in situazioni difficili o svantaggiate. Un aspetto positivo che riconosco a questa competizione sta nel fare emergere progetti chiaramente orientati allo scopo di agevolare chi si trova in condizioni sfavorevoli.

Esprimo sin d’ora  che non sono intenzionata a elaborare alcun progetto, riservadomi al contempo la facoltà di esprimere il mio parere su quelli che saranno presentati. Con lo scorrere del tempo e il carico di esperienza (età) mi sono lasciata alle spalle l’entusiamo col quale si giunge a predisporre progetti per gli altri, limitandomi a usufruire delle gioie che derivano dallo scambio delle conoscenze attraverso varie e disparate situazioni di apprendimento e a esprimere il mio personale punto di vista.

Nei confronti del terzo tema nutro un sentimento ambivalente di attrazione e al contempo di perplessità. Ho bisogno di indagare, esplorare, analizzare per individuare le questioni sottese al sistema dei badges. Mi chiedo quale siano le domande a cui il badge fornisce risposte. Hanno forse a che fare con l’apprendimento centrato sugli interessi dello studente che persegue un apprendimento coinvolgente che si svolge non in una scuola, ma in un ambiente adeguato utilizzando una tecnologia che lo
connette al resto del mondo, non importa dove sia? È da considerare un escamotage col quale risolvere il problema della valutazione?

Ricorro  a Wikipedia, versione in inglese, per una prima ricerca esplorativa sul significato di badge, successivamente ricorro a  WikiMindMap, strumento per navigare i contenuti wiki visualizzati con una mappa mentale e per avere una panoramica strutturata dell’argomento.

La rappresentazione fornisce spiegazioni  sul significato del termine, sui possibili usi, sullo scopo, sul materiale, sulla  storia dell’oggetto; presenta varie situazioni in cui è /stato usato e conclude con l’esposizione dei riferimenti. Sono proprio questi ultimi a fornire la chiave per guardare  un sistema di badge da una molteplicità di angoli di visuale.
Dalla lettura dell’articolo Google, in un badge ciò che interessa leggere  si apprende che «Google News, nella sua versione in inglese, si è dotato di un nuovo meccanismo di classificazione, evidenziazione e condivisione dei propri interessi di lettura: il “badge”[…] Continuando a leggere sugli stessi temi, ogni badge potrà “crescere di livello”: si parte dal bronzo, poi c’è l’argento, l’oro e il più “prestigioso”». Si tratta dunque di una scala di valutazione espressa in badge.
Se questa può essere considerata  una caratteristica utile non è da scordare che facendo registrare a Google la propria attività  gli si consegnano dei dati. È lecito a questo punto valutare se i benefici sono tali da giustificare eventuali rischi.
L’approccio con le prime pagine del wiki ha riservato cose inaspettate che, sollecitando la mia curiosità, hanno spinto all’azione, alla scoperta, costringendomi talvolta a muovere i passi su strade già battute, per esempio #LAK12 ,ma di una tale rilevanza da doversi considerare irrinunciabili.

Stiamo evolvendo verso un mondo monolingue?

Buttando l’occhio sul sito IEML per verificare la presenza di novità, ho scoperto che ad opera di Jonathan Pool le faq si sono arricchite di una nuova voce.  Letto velocemente l’intervento che a causa della  sua specificità ho compreso solo parzialmente, incuriosita dal tema introdotto, ho deciso di seguire e aprire il link segnalato.

Il risultato finale dell’esplorazione complessiva da un sito web ad un altro sito si sostanzia nella scaletta che di seguito presento:

  • Faq IEML,
  • Panlex.org,
  • Progetto Rosetta,
  • Glossario globale,
  • Online utility. org,
  • Bbc strumenti digitali,
  • Forbes  e Globish,
  • Basic_English.

Il filo conduttore  che unisce e accomuna le diverse risose, con l’eccezione delle ultime due in elenco,  è costuito dal problema comunicativo fra le diversità linguistiche, tema questo a cui sono particolarmente sensibile come si può ricavare da alcuni miei interventi, per esempio qui e qui 

Come risolverlo?  Con gli strumenti del cyberspazio, se svariate sono le applicazioni informatiche disponibili, comune è l’uso del computer e di Internet.

Una brevissima interpretazione d’insieme per ciascuna risorsa, unitamente all’esplicitazione dei temi principali affrontati potrà essere d’aiuto per conservare una traccia del contenuto.

Mi sono già intrattenuta su IEML  qui  e qui, aggiungo perciò solo pochi elementi. Il progetto mira a a creare una lingua artificiale progettata per essere gestita  dal computer e in grado di esprimere le sfumature semantiche e pragmatiche delle lingue naturali. Questo metalinguaggio può essere utilizzato per includere la gestione della conoscenza semantica e l’indirizzamento dei dati digitali.

PanLex, alla base del progetto sta la visione che  migliaia di linguaggi umani possono prosperare nel futuro a lungo termine, è pensato per contribuire a rendere tutti i linguaggi umani utili per la comunicazione globale, facilitando la traduzione di qualsiasi parola di qualsiasi lingua in qualsiasi altra lingua.  Come opera? attraverso la consultazione di migliaia di dizionari sta costruendo un datatbase open source, ancora in fase di sviluppo.

Progetto Rosetta è una collaborazione globale di specialisti di lingua e di madrelingua che lavorano per costruire una biblioteca digitale delle lingue umane accessibile al pubblico; collabora strettamente con PanLex presso la Fondazione Long Now. Il progetto Rosetta sta lavorando per costruire una raccolta digitale  di documentazione aperta e pubblica nel mondo di circa 7.000 lingue. Accanto a questa collezione digitale, il progetto ha creato anche il Rosetta Disk, un backup analogico progettati per durare per migliaia di anni.

Glossario globale è un dizionario online, organizzato come una raccolta di glossari bilingue. Ciò che lo distingue dagli altri dizionari online è rappresentato dalla sua grandezza, conta milioni di voci, è massicciamente multilingue, che copre molte combinazioni di lingue, è costruito interamente elementi open-source. Glossario globale è stato creato per portare tutti i dati dei molteplici dizionari open source presenti in internet in un unico luogo, facendo in modo che la loro produzione sia facilmente accessibile a tutti.

Forbes  e Globish, la rivista americana prendendo in esame la lingua inglese rileva che  è la lingua globale del business, ma  è anche la lingua nativa di poche persone, ed è notoriamente difficile da imparare. La globalizzazione comporta la necessità di un linguaggio globale  e il predominio della lingua inglese sembra inevitabile per un buon tempo lungo. Quelli con il dono per l’apprendimento delle lingue si trovano in una posizione di grande vantaggio. Per tutti gli altri, perché non iniziare con Globish?

Online utility. org è un progetto che si propone di fornire il maggior numero utilità del computer on-line  a tutti gli utenti di tutto il mondo. L’uso è   gratuito. Si sostanzia in alcuni strumenti software online rivolti agli studenti di lingua inglese, insegnanti, giornalisti, scrittori, studenti; il software in particolare può essere utilizzato nella didattica, nell’apprendimento, nella ricerca linguistica.

Basic_English. l’Inglese di base è una selezione di 850 parole inglesi, usate in semplici schemi strutturali,  è sia un linguaggio internazionale ausiliario  sia  una prima fase autonoma per l’insegnamento di qualsiasi forma di lingua inglese più ampio o standard. Un sottoinsieme, non si disimpara.

Aspirando a trarre un bilancio dei proventi della navigazione testé descritta posso ritenermi soddisfatta per una molteplicità di  ragioni prima fra tutte l’aver compreso che esistono diverse strategie per far sì che  la globalizzazione non comporti necessariamente la scomparsa della diversità linguistica.  Si veda a tal proposito l’articolo Strumenti digitali  per salvare le lingue grazie al quale ho potuto rivedere la mia perplessità, qui espressa, sull’opportunità di avere  wikipdia in versione  veneta. Su Facebook Noongwa e-Anishinaabemjig: People Who Speak Anishinaabemowin Today, un gruppo di persone che si incontra settimanalmente per imparare e conservare lingua e cultura  dà prova del fatto che strumenti moderni stanno ponendo degli argini alla disfatta dell’estinzione di molte lingue.

Una conferma di certe mie convinzioni e propositi e ad un tempo un’ ispirazione è quanto contenuto nella sezione Come imparare l’inglese che metterò in pratica mentre aspetto con trepidante curiosità, la risposta che P.Levy senz’altro non mancherà di dare alla domanda da cui ha preso avvio questo post.

#OCL4Ed Osservazioni sulla seconda sessione del laboratorio

Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.

George Bernard Shaw

Nella seconda sessione sono state prese in considerazione le questioni connesse con la proprietà delle idee in materia di istruzione in un mondo digitale. Le risorse proposte per lavorare sono:

Video  – David Wiley

La proprietà delle idee in un mondo digitale

Verso una definizione di OER

Benefici OER e miti

Riassunto

Le attività di apprendimento con le quali i corsisti si sono confrontati hanno riguardato:

  1. microblog messaggio per condividere i propri pensieri in merito al video di David Wiley;
  2. microblog messaggio per condividere i propri pensieri in merito al video di Moglen and Lessig;
  3. quiz con riflessioni sui requisiti per una definizione di OER;
  4. barriere, opportunità e prospettive per l’OER [discussione sul forum di Moodle];
  5. microblog messaggio Retweet tuo tweet preferito  # Open Textbook.

Mi accingo a esprimere le mie reazioni e opinioni sulla sessione portata a compimento fruttuosamete, anche se mi sono attardata su un tema che solo marginalmente ha a che fare coll’argomento della fase due che è risultata interessante per gli stimoli e le sorprese che (mi) ha riservato.

Incontrando difficoltà nella comprensione del messaggio di David Wiley nel mio tweet ho posto la domanda sul perché mi è risultato impossibilità trovare la trascrizione del testo del video di Wiley. Si è trattato di una svista o di una  diversa sensibilità?

Leggendo la biografia del professore sono stata catturata dall’affermazione che qui propongo

[…] He is an active member of The Church of Jesus Christ of Latter-day Saints and served a two-year mission for the church in Fukuoka, Japan from 1991-1993. David currently lives in Utah with his wife, Elaine, and their five children […]

e non conoscendo la Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, ho pensato di consultare Wikipedia in italiano e in inglese con lo scopo di porre rimedio a quella che si è mostrata come una delle mie numereose lacune; ho scoperto che la misteriosa espressione coincide con la Chiesa mormone. Non intendo in questa sede approfondire questo aspetto, ma mi piace osservare che la partecipazione a corsi internazionali è un’ottima occasione di esplorazioni  multiculturali.

Annoto, perché per me si è trattato di una piacevole sorpresa, che il mio secondo tweet

I believe a system of ownership of ideas isn’t consistent with the guarantee of fundamental human rights …. #OCL4Ed.

è stato ritwittato da due amici: Andreas F. e Apostolos K. che ringrazio per l’implicito incoraggiamento per me prezioso.

Sul forum di Moodle ho letto con una certa inquietudine ciò che un corsista (R. P.) ha postato in merito agli ostacoli che OER incontrano nella loro affermazione;  ha narrato un’amara e sconfortante esperienza personale, dalla quale ha maturato la convinzione che  lo scoglio maggiore è rappresentato dalla “Proprietà” sia degli autori che degli editori. Questi ultimi utilizzano ogni via legale per tutelare il proprio marchio e i contenuti.

È stato per me inevitabile collegare la preoccupante avventura con quanto letto, solo qualche giorno prima,  su Repubblica.it e su The Guardian in relazione alla richiesta di estradizione di Richard O’Dwyer da parte degli Stati Uniti che accusano il ragazzo di aver violato le leggi del copyright online.

«Come possiamo superare la questione della proprietà?» si chiede R.P. e poi prosegue «Non sono sicuro che possiamo come individui. Ci vorrà l’azione di governo, ma non tutti i governi sono ricettivi ai cambiamenti delle leggi sul copyright o abbracciare le licenze aperte.»

Sono d’accordo.




#OCL4Ed – Considerazioni sulla prima sessione del laboratorio

Il fare è il miglior modo d’imparare.

Giacomo Leopardi,

(dalla lettera al fratello Pier Francesco, Firenze, 16 ottobre 1828, in Epistolario)

Nella sessione introduttiva l’elemento che riveste una funzione di particolare rilievo viene espresso in questi termini Perché la questione aperta in materia di istruzione? La fase di orientamento si è articolata in modo vario, attraverso

  • un video di Downes
  • la condivisione dei propri pensieri sull’intervento di Downes mediante attività di microblog

  • la condivisione dei propri pensieri sull’educazione come una vocazione o professione.

  • la pratica di un’indagine / sondaggio

  • la visione del video in cui Desmond Tutu parla sulla importanza della libertà in materia di istruzione. Libertà d’imparare.
  • la condivisione dei propri pensieri sull’importanza della libertà in materia di istruzione. a libertà mediante attività di microblog.

Mi dichiaro soddisfatta di aver colto questa nuova opportunità di sviluppo professionale, ma soprattutto personale, per una molteplicità di ragioni su cui mi propongo di riferire. Anche in questa circostanza, come del resto è capitato con i corsi connettivisti, ho provato (nell’ordine) un senso di meraviglia, di eccitazione, d’ emozione,  manifestazioni tutte dell’attivazione dell’ adrenalina, quella «sostanza naturale in grado di liberare la creatività e di sprigionare energie propulsive».

In particolare ho apprezzato a) la consuetudine di usare le citazioni per introdurre ogni paragrafo;  b) la modalità di affiancare ogni fonte con la specificazione del tipo di licenza [esempio: copyright tradizionale “tutti i diritti riservati” licenza, le disposizioni di fair use consentono un uso limitato di citazioni, senza ottenere il permesso in casi specifici, come la critica, la ricerca, reporting e utilizzati a fini didattici in molti paesi.];     c) il ricorso all’advance organizers di considerare le definizioni tratte da wikipedia e dictionary.com delle espressioni, (vocazione e professione) riguardanti la proposta di riflessione «L’insegnamento è una vocazione o una professione?» d) la citazione di Brookfield (1995) che nel suo libro “Diventare un insegnante criticamente riflessivo” […] concorda sul fatto che l’insegnamento è una vocazione e sarebbe da prendere in considerazione anche che è una vocazione ideologica. L’ osservazione ha contribuito ad allargare la mia visuale e mi ha aiutato ad armonizzare posizioni fino ad allora tenute in qualche modo separate; e) la trascrizione del testo del video di Downes; f) l’acquisizione attraverso Wikipedia di quelle informazioni che mi hanno permesso di conoscere un po’ più in profondità l’ampio raggio d’operare di Tutu la cui «filosofia di azione si è sempre ispirata al concetto africano di ubuntu, che indica una visione della società senza divisioni e nella quale ogni persona è chiamata a svolgere un ruolo importante» (Wikipedia).

Nel valutare questa prima fase di libero apprendimento mi compiaccio per il fatto che l’obiettivo che mi ero posta al momento dell’adesione al corso, usare l’ inglese nelle interazioni, è stato rispettato e raggiunto. Difatti, fattami coraggio ho risposto sia nel forum della piattaforma moodle che nei tweet in lingua inglese. Ciò ha comportato la lettura / comprensione di gran parte degli interventi degli altri partecipanti, l’individuazione di lessico e di espressioni per me significative e il loro utilizzo nella formulazione dei messaggi.

Debbo riconoscere che la scelta di privilegiare l’attività di microblog nelle interazioni da parte degli organizzatori si è rivelata particolarmente efficace e incoraggiante. Sottolineo così il positivo ruolo del microblog nel processo di apprendimento della lingua inglese.