Incontri odierni

Le piacevoli sorprese non finiscono mai.

Ne segnalo alcune:

State of the Internet 2011
Created by: Online Schools

Sono contenta di aver incontrato  Google Labs che esplorerò finché sarà possibile data la spiacevole  informazione appresa da La Repubblica.it del 21 luglio u.s. « Chiudono i Google Labs fucina di idee e innovazione». Un vero peccato.

I Google Labs N-gram Viewer è uno strumento  in grado di quantificare le tendenze culturali in base a quantità massicce di dati.  Il browser è stato progettato per consentire di esaminare la frequenza delle parole  o frasi nei libri nello svolgersi del tempo. La ricerca è effettuata attraverso oltre 5,2 milioni di libri: ~ 4% di tutti i libri mai pubblicati!

Si possono controllare: parole, persona;  confrontare le cose sia che  si tratti di persone (Galileo, Darwin, Freud, Einstein), pezzi di musica,  fatti di grammatica …

Permette di ricercare diverse raccolte di libri (chiamato ‘corpora’) disponibili in inglese, cinese, francese, tedesco, ebraico, russo e spagnolo.

I migliori dati sono quelli per la lingua inglese tra il 1800 e il 2000.

Lo sperimenterò quanto prima.

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Qualcosa si muove?

Nuovi rami  si stanno sviluppando, forse rinvigoriti dai tagli operati nei confronti di quelli che oramai assorbivano linfa senza però restituire o rinvigorire le mie energie.

L’esperienza è stata fatta e non inutilmente dato che il convincimento è finalmente chiaro, definito: limiterò la mia presenza / partecipazione alle iniziative che hanno luogo in spazi chiusi.

Il web è l’ambiente in cui mi trovo più a mio agio per la pratica dell’apprendimento permanente; tuttavia per l’attuazione del proposito sono richieste due condizioni:

a) creare e coltivare connessioni

b) esprimersi nella lingua che la maggior parte dei learners del XXI secolo usa: l’inglese.

Sto cercando di rendere possibile la traduzione dei post del mio blog in lingua inglese ma ancora non ci sono riuscita. Ho modificato la lingua dell’interfaccia, ciò significa che userò la mia lingua materna per scrivere i post mentre l’inglese per l’ interfaccia utente. È un cambiamento significativo?

Facebook mi infastidisce sempre più, non è un ambiente sano.

Ciò implica che continuerò a creare e a coltivare la mia rete in altri modi:

  • sottoscrivendo abbonameti a blog
  • abbonandomi a newsletters
  • tramite Feed RISS

E per l’inglese?

traduzioni, podcast, video

Perplessità e nostalgia

Non nascondo di aver vissuto una settimana all’insegna del disagio, sensazione che, arrivata alla mia età, cerco di evitare, ma pare che  ciò che si butta dalla porta sia solito tornare dalla finestra.

A cosa mi riferisco?

Al tempo e alle energie che sto spendendo su questioni che mi interessano solo parzialmente.

Un motivo di alleggerimento è dato dal fatto che ieri sera sono riuscita a inserire correttamente nel Learning Object sulle Licenze Creative Commons da me progettato e sviluppato, le icone interazione quiz e framework. Dunque anche questo scoglio è stato superato, ora prima di sottoporre il lavoro al test atto a validarlo per l’accessibiiltà non mi resta che controllare alcune cosette e poi lo inserirò in piattaforma.

Il fronte di combattimeto, perché tale è da me vissuto in termini di tensione e di energie, è anche sul versante podcast, che mi interessa come risorsa per la quale sono disposta a stringere i denti. Ciò che mi lascia insoddisfatta, anzi mi irrita, è il progetto che volente o nolente mi vede coinvolta. Non aggiungo altro.

È questo un esempio lampante della pertinenza e della validità di una delle obiezioni mosse nei confronti dell’apprendimento online erogato attraverso VLE.

Sono le situazioni come questa che sto vivendo che suscitano una profonda nostalgia per l’apprendimento autodiretto e  il PLENK 2010.

La questione è complessa, non c’è dubbio. Ma non debbo temere di restare senza risorse ché la rete fornisce occasioni di apprendimento infinite; per me  è scaduta la stagione del programma e del calendario stabiliti da altri.

fonte foto: wikipedia

Effetto PLENK 2010

È bastata la segnalazione tramite e-mail per mettere in moto qualcosa che  mi piace ma il cui seguito non era stato preso in considerazione.

Informata di un intervento di Susan nell’ambiente collaborativo Learning by doing a cui ho aderito fin dalla sua costituzione, decido di rispondere perché ha una certa risonanza in me.  Commentando «Digital Story of  the Nativity» definito « A fantastic way to promote the use of social networking tools to staff using a Web 2.0 spin on the Nativity» così  Susan O’ Grandy la storia di Natale raccontata attraverso Facebook, Twitter, YouTube, Google, Wikipedia, Google Maps, GMail, le comunico di aver apprezzato l’artefatto, aggiungendo di averlo segnalato alle persone da me conosciute, poche per la verità, che usano i social networking.  Evidenzio anche  che l’artefatto è un esempio di come gli strumenti di social networking possono favorire la comunicazione e aumentare la consapevolezza tra le diverse culture.

Scott Johnson rispondendo a Susan non trascura di  «ringraziare chi ha inserito un post in lingua inglese, indipendentemente dalla  familiarità con esso. L’ intervento indica un impegno che va al di là della semplice chat».  Poiché nessun altro ha inserito  post, è evidente che sono io la persona a cui Scott si rivolge.

Sono commossa.

Mi convinco che il proposito di imparare la lingua inglese mentre mi occupo delle mie attività online  non è  un’utopia ma è al contrario un’attività ragionevole.

Cosa ho imparato oggi

Ragiono su uno degli apprendimenti del giorno sul modo , cioè, di porre le giuste domande, essendo alla ricerca del modo più efficace di pormi in rete  in merito sia all’apprendimento sia ai rapporti interpersonali.  Tralascio i motivi che mi hanno spinto a concentrarmi su questo tema ché l’elenco sarebbe corposo.

Digito su Google la domanda «come fare domande » consapevole della genericità della formulazione, ma serve per una prima esplorazione. Il titolo  «Come fare domande in modo intelligente» del primo risultato mi aggrada anche se è datato (2002), perciò incomincio a leggere il documento. Trovandolo sferzante e intelligente, ricorrendo a Google docs,  incomincio a prendere appunti,  applicando una strategia che ho imparato fra le numerose cose apprese frequentando il corso PLENK2010.  La lettura è per me di estremo interesse, ne apprezzo il rigore espositivo, gli argomenti convincenti, i ragionamenti inattaccabili. A operazione compiuta mi sento intimamente soddisfatta avendo io trovato rimedi per modificare comportamenti non appropriati, ma anche confortata dalle idee e dai principi che ispirano le scelte e la linea di condotta dell’autore.

Seguendo un link presente nel documento originale, di cui il primo era la traduzione italiana, approdo a un documento che fornisce informazioni alla comunità Internet, RFC 1855 Netiquette Guidelines, mi dico che un pò di ripasso non fa male così mi immergo nella lettura.  La guida si rivolge alla comunità degli utenti di Internet, che oggi include persone  che non hanno familiarità con la cultura dell’ambiente, offrendo un insieme minimo di comportamenti.

Pensando al tema  scelto per il project work che dovrò sviluppare  nei prossimi mesi «Il diritto d’autore nell’e-learning»,  seguendo i link della bibliografia, mi ritrovo nel sito della Internet Society (ISOC) un’organizzazione non-profit fondata per fornire leadership in Internet in merito a  standard , educazione e politica; dalla mappa del sito stabilisco un collegamento che mi  fa piacere:  Guida al Diritto Internet e successivamente ISOC Italia Libertà e diritti nella Rete del Futuro

Concludo evidenziando che quelli di oggi sono stati apprendimenti per me significativi attraverso i quali modificherò un mio comportamento che si riferisce a un’attività che fino ad ora ho trascurato un pò per un’errata convinzione un pò per superficialità: commentare gli articoli, i post, gli interventi che ho letto con interesse e con i quali sono entrata in risonanza. L’impresa sarà ardua, lo so, richiedendo una serie di operazioni  laboriose e impegnative ma grazie alle quali potrò stabilire connessioni rilevanti.

#PLENK2010 e libretti d’opera, erogatori d’elisir

Il passaggio al digitale terrestre si è rivelato per me una vera manna. Attraverso RAI 5 ho conosciuto Oberto, conte di San Bonifacio di Solera/Verdi e successivamente ho gustato un’altra opera di Verdi il Nabucco rimandone davvero emozionata. La presenza dei sottotitoli mi ha permesso di apprezzare il testo dell’opera e spinta dal desiderio di approfondire mi sono attivata per cercare in internet il libretto dell’opera. La ricerca è stata premiata permettendomi di incontrare http://www.librettidopera.it/ un sito web su cui desidero intrattenermi.

Cosa hanno in comune il sito libretti d’opera e PLENK2010?

La filosofia che li ispira e  il valore attribuito all’essere connessi e alle relazioni umane.

Il loro punto d’incontro è internet attraverso le nuove tecnologie e le risorse aperte («strumenti che usiamo, licenza»).

Dalle pagine di presentazione si ricavano informazioni sull’aspetto della conoscenza/arte su cui l’attenzione e gli sforzi sono focalizzati  «il sito è dedicato ai libretti d’opera in lingua italiana; ha un intento divulgativo e la volontà di far conoscere i vari aspetti di una parte della nostra cultura. […] Ogni libretto è stato cercato, copiato e impaginato con passione: ogni titolo un diverso apparire. […] Il sito coniuga l’immagine storica e tradizionale dell’opera lirica con l’alta tecnologia della rete globale. Invenzione intellettuale tutta italiana, l’opera è una delle forme culturali del nostro paese più conosciuta e apprezzata in tutto il mondo e riassume in sé il difficile compromesso tra genialità e imprenditoria, tra spirito artistico e necessità economica. […] »

Si ricavano anche i criteri di selezione del materiale  «I titoli vengono scelti in base a una serie di criteri: disponibilità del materiale, data della prima rappresentazione, autori di testi e musiche, importanza del testo nella storia della lirica, difficoltà di reperimento. […] » e i processi («informazioni/come lavoriamo») attraverso cui si arriva al prodotto condiviso.

Il sito recentemente è stato arricchito con una nuova sezione, in parte ancora in via sperimentale, dedicata alle registrazioni d’epoca che è possibile scaricare.

Una pagina del sito è dedicata alla storia che visualizzo attraverso una linea del tempo ottenuta con – Wittwer, JW, ” Come creare una linea temporale in Excel “dal Vertex42.com.

Per completezza d’informazione ricordo che PLENK 2010 è una joint venture tra il National Research Council of Canada (Institute for Information Technology, Learning and collaborative Technologies Group Technologies Group, PLE Project ), il Technology Enhanced Knowledge Research Institute presso Athabasca University e l’Università di Prince Edward Island.

PLENK2010 è un corso insolito:  non si tratta di un corpo di contenuti da ricordare, l’apprendimento deriva dalle attività svolte da chi  si impegna  ed è diverso per ogni persona.  Inoltre, questo corso non è condotto in un singolo posto o l’ambiente ma è distribuito in tutto il web.

Questo tipo di corso è chiamato corso connettivista perché riflette i principi della teoria dell’apprendimento nota con il termine Connettivismo.

È senza ombra di dubbio una meravigliosa esperienza che non non si vuole fermare quando il corso è concluso.

Altrettanto stimolante è Librettidopera un sito  che dispensa contenuti espressi in una lingua che si fa poesia, in gradevoli registrazioni sonore, in suggestive immagini (bozzetti di scena e costumi per opere liriche) e che coniuga con efficacia passato e presente.


PLENK2010 Gestione del tempo

È per me importante tenere traccia del ragionamento effettuato, e delle fasi che seguono, ogniqualvolta mi attivo per investigare sui molteplici aspetti inerenti all’e-learning.  Questo principalmente per due motivi: il primo riflette l’esigenza di dar forma al pensiero, il secondo è orientato alla formazione. In altre parole credo che l’esplicitazione del processo attraverso cui sono giunta alla comprensione  dell’elemento problematico preso in esame possa servire a chi in futuro si trovi in situazioni simili.

Ciò su cui intedo porre l’accento oggi è la gestione del tempo, questione con la quale senza ombra di dubbio deve fare i conti chi opera, studia, lavora con la rete e nella rete.

Al fine di mettere a fuoco il problema propongo alcune domande

– come riuscire a coniugare e armonizzare i molteplici interessi e progetti che coinvolgono

emotivamente e mentalmente?

come ritagliare spazio e tempo per documentarsi e riflettere su ciò che accade in Italia e nel mondo?

quali attività privilegiare fra le  numerose sul tappeto?

quali criteri usare per decidere?

è proprio vero che c’è sempre poco tempo o è forse vero che se ne perde troppo?

 

Ciò che mi preme evidenziare è che ci si trova di fronte ad uno di quei problemi per la cui soluzione è necessario possedere specifiche competenze che esplicito nella tabella1 che segue

Le competenze di PKM di ordine superiore.

 

Senso di

rete

Abilità nel mediare fra i 

Contesti formali e

Informali

 

Senso critico nell’uso

Della rete

 

 

Usi creativi

Della rete

Abilità comunicative, relazionali, sociali e di condivisione 

“Essere a rete ” come modalità di approccio per la condivisione, lo scambio e la costruzione di conoscenza per comprendere e gestire le dinamiche e i flussi di comunicazione e di relazione della rete .

Capacità di gestione delle fasi e dei processi in per la creazione e condivisione di conoscenza 

 

Sviluppo delle capacità, competenze e abilità per ricercare e selezionare le informazioni e le risorse. 

 

Uso creativo nell’uso della rete , dei suoi strumenti e dei suoi ambienti, dalla scrittura alla realizzazione/ condivisione/organizzazione delle risorse multimediali, per poter elaborare concetti e informazioni in modo efficace. 

 

1 Nell’elaborazione delle tabelle si è utilizzata quale fonte articolo siel 2009 (Cigognini, Pettenati & Paoletti, 2008).

Mi piace anche riportare quanto riferisce Cigognini nella sua tesi di dottorato Personal Knowledge Management per imparare ad apprendere: un modello di competenze e strategie formative per vivere la conoscenza in rete esponendo il pensiero di Downes sulle macro abilità che descrivono il profilo di expertise di chi si approccia efficacemente ai processi in rete di acquisizione e di gestione del conoscenza:

 

Con riferimento alla situazione che mi ha persuaso ad affrontare il tema del post  odierno non trascuro di ricordare che nel corso della circostanza ho vissuto uno stato d’ansia riconducibile al conflitto vissuto in merito alle priorità da dare alle diverse attività che sollecitavano la mia attenzione.

Si tratta di attività legate ad  avvenimenti nazionali e internazionali che fanno parte del contesto in cui vivo e che mi hanno distolto dal nuovo corso di studio da poco intrapreso e/ o dalle pratiche finalizzate al mantenimento delle mie connessioni in rete. Sono occupazioni che, a mio avviso,  solo apparentemente sono sprovviste del carattere di urgenza e di importanza e solo superficialmente appaiono non pertinenti con attività relazionali e d’uso creativo di rete.

Come pensare , infatti, di poter trascurare le vicende di Wikileaks e del suo fondatore in difesa del quale ho sottoscritto una petizione promossa da  Il fatto quotidiano o come non apprezzare l’intervista che Occorsio ha fatto al massmediologo e sociologo, direttore del McLuhan Institute di Toronto: “WikiLeaks, fondamentale per la democrazia” De Kerckhove?

Propongo ora i criteri più ricorrenti utilizzati nell’uso del tempo ricorrendo al lavoro di B. Cannella che, occupandosi della gestione del tempo,  ne ha individuati cinque:

  1. importanza
  2. urgenza
  3. importanza del richiedente
  4. competenza
  5. semplicità

Secondo l’autrice «solo i primi due criteri seguono principi razionali e utili per l’organizzazione.  Gli altri criteri sono dovuti ad un uso difensivo del tempo. Sono criteri che riducono l’ansia, […] consentono di sentirsi più sicuri o rassicurati, ma non sono razionali».

Conclusioni.  Obiettivo della riflessione proposta era ragionare sulla gestione del tempo, un problema che, nella società digitale dove non si può prescindere dalle tecnologie di rete per i processi di acquisizione del sapere, ogni knower, worker o learner incontra.

Le domande proposte all’inizio focalizzavano la gamma degli aspetti legati al problema e miravano ad approfondirne la visuale.

Si è visto che la questione richiede competenze, si sono considerati altresì i principi adoperati ripetutamente nell’uso del tempo.