#etmooc #ltis13 Lezioni di cyberspazio attraverso mappe

Ascoltando i podcast delle lezioni sul Cyberspazio, di cui ho riferito qui, ho pensato di sintetizzarle attraverso mappe riconoscendo che la visualizzazione è un sistema efficace per mettere a fuoco i punti salienti di un argomento e trovare relazioni. Propongo una prima mappa che anticipa i temi delle singole lezioni: Cyberspazio.

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Effetto PLENK 2010

È bastata la segnalazione tramite e-mail per mettere in moto qualcosa che  mi piace ma il cui seguito non era stato preso in considerazione.

Informata di un intervento di Susan nell’ambiente collaborativo Learning by doing a cui ho aderito fin dalla sua costituzione, decido di rispondere perché ha una certa risonanza in me.  Commentando «Digital Story of  the Nativity» definito « A fantastic way to promote the use of social networking tools to staff using a Web 2.0 spin on the Nativity» così  Susan O’ Grandy la storia di Natale raccontata attraverso Facebook, Twitter, YouTube, Google, Wikipedia, Google Maps, GMail, le comunico di aver apprezzato l’artefatto, aggiungendo di averlo segnalato alle persone da me conosciute, poche per la verità, che usano i social networking.  Evidenzio anche  che l’artefatto è un esempio di come gli strumenti di social networking possono favorire la comunicazione e aumentare la consapevolezza tra le diverse culture.

Scott Johnson rispondendo a Susan non trascura di  «ringraziare chi ha inserito un post in lingua inglese, indipendentemente dalla  familiarità con esso. L’ intervento indica un impegno che va al di là della semplice chat».  Poiché nessun altro ha inserito  post, è evidente che sono io la persona a cui Scott si rivolge.

Sono commossa.

Mi convinco che il proposito di imparare la lingua inglese mentre mi occupo delle mie attività online  non è  un’utopia ma è al contrario un’attività ragionevole.

Cosa ho imparato oggi

Ragiono su uno degli apprendimenti del giorno sul modo , cioè, di porre le giuste domande, essendo alla ricerca del modo più efficace di pormi in rete  in merito sia all’apprendimento sia ai rapporti interpersonali.  Tralascio i motivi che mi hanno spinto a concentrarmi su questo tema ché l’elenco sarebbe corposo.

Digito su Google la domanda «come fare domande » consapevole della genericità della formulazione, ma serve per una prima esplorazione. Il titolo  «Come fare domande in modo intelligente» del primo risultato mi aggrada anche se è datato (2002), perciò incomincio a leggere il documento. Trovandolo sferzante e intelligente, ricorrendo a Google docs,  incomincio a prendere appunti,  applicando una strategia che ho imparato fra le numerose cose apprese frequentando il corso PLENK2010.  La lettura è per me di estremo interesse, ne apprezzo il rigore espositivo, gli argomenti convincenti, i ragionamenti inattaccabili. A operazione compiuta mi sento intimamente soddisfatta avendo io trovato rimedi per modificare comportamenti non appropriati, ma anche confortata dalle idee e dai principi che ispirano le scelte e la linea di condotta dell’autore.

Seguendo un link presente nel documento originale, di cui il primo era la traduzione italiana, approdo a un documento che fornisce informazioni alla comunità Internet, RFC 1855 Netiquette Guidelines, mi dico che un pò di ripasso non fa male così mi immergo nella lettura.  La guida si rivolge alla comunità degli utenti di Internet, che oggi include persone  che non hanno familiarità con la cultura dell’ambiente, offrendo un insieme minimo di comportamenti.

Pensando al tema  scelto per il project work che dovrò sviluppare  nei prossimi mesi «Il diritto d’autore nell’e-learning»,  seguendo i link della bibliografia, mi ritrovo nel sito della Internet Society (ISOC) un’organizzazione non-profit fondata per fornire leadership in Internet in merito a  standard , educazione e politica; dalla mappa del sito stabilisco un collegamento che mi  fa piacere:  Guida al Diritto Internet e successivamente ISOC Italia Libertà e diritti nella Rete del Futuro

Concludo evidenziando che quelli di oggi sono stati apprendimenti per me significativi attraverso i quali modificherò un mio comportamento che si riferisce a un’attività che fino ad ora ho trascurato un pò per un’errata convinzione un pò per superficialità: commentare gli articoli, i post, gli interventi che ho letto con interesse e con i quali sono entrata in risonanza. L’impresa sarà ardua, lo so, richiedendo una serie di operazioni  laboriose e impegnative ma grazie alle quali potrò stabilire connessioni rilevanti.

#PLENK 2010 i risultati PISA-OCSE 2009 Italia

È grazie alle connessioni stabilite nel corso del PLENK2010 e alla comprensione di come si apprende nell’era digitale che ora mi sento cittadina del villaggio globale.

Il flusso dei dati digitali e delle informazioni di cui dispongo grazie ai diversi canali di cui mi avvalgo rappresentano un’occasione, per me ottima , per acquisire, approfondire  e/o costruire la conoscenza di aspetti della realtà, in questo caso di quella in cui vivo, l’Italia.

Nel giro di pochi giorni lo stesso tema,  si è posto alla mia attenzione: i risultati PISA- OCSE 2009 attraverso i contributi di Stephen Downes e John Mark.

Mi interrogo su quanto io sappia  realmente in merito e successivamente  mi documento attraverso i dati che l’INVASI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione), consulto alcuni quotidiani: il Sole24 e   La Repubblica

Dalle note dell’INVALSI  ricavo informazioni su

  • cos’è Pisa,
  • scansione temporale della somministrazione delle prove
  • obiettivo principale
  • studenti coinvolti
  • tipologia delle competenze studiate
  • validità scientifica delle prove
  • novità rispetto alle precedenti edizioni
  • analisi dei dati di tendenza

Il quotidiano economico edito da Confindustria affianca l’incipit  «perfomance degli studenti italiani resta sotto la media Ocse, ma rispetto al passato frena la caduta» con le dichiarazioni con cui il ministro Gelmini ha commentato il rapporto «Un risultato eccezionale».

La Repubblica sottolinea il miglioramento registrato dagli studenti italiani che riducono così il divario con gli altri Paesi e alla domanda «di chi sarà il merito? Della riforma Gelmini, entrata in vigore l’anno scorso alla media e quest’anno alle superiori, se i quindicenni italiani scalano posizioni? Non sembra possibile, visto che l’indagine riguarda il 2009. O  dei governi precedenti ?» risponde «Forse […] il merito è solo degli studenti e dei professori italiani […] in questi anni abbiano avuto il tempo di esercitarsi con batterie di test che dai banchi della scuola nostrana non passavano affatto. E, adesso, i risultati cominciano a vedersi. »

Nel rapporto Ocse-Pisa 2009, riferisce in un altro articolo il Sole24 spicca anche il divario Nord-Sud negli apprendimenti e altri due dati che peggiorano rispetto alle precedenti rilevazioni:  il primo è l’alta percentuale di “varianza” tra scuole a dimostrazione  che il  sistema scolastico italiano è sempre più a macchia di leopardo e i risultati non dipendono tanto dalle caratteristiche degli allievi quanto dal tipo di scuola scelta. L’altro aspetto preoccupante è che i miglioramenti negli apprendimenti in lettura, matematica e scienze sono stati “frenati” dalle cattive performance degli studenti di scuole e corsi professionali.

Incalza La Repubblica in un altro articolo dedicato al tema  riferendo l’analisi offerta dagli autori dell’indagine che evidenzia dati significativi:

  • nella scuola pubblica si impara di più
  • le basse posizioni sono dovute alle scuole private italiane che ricevono copiosi finanziamenti da parte dello Stato ma fanno registrare performance addirittura da terzo mondo.

I risultati più rilevanti, osserva Downes, sono

  • I migliori sistemi scolastici riescono a fornire un’istruzione di alta qualità a tutti gli studenti
  • lo scarso rendimento a scuola non deriva automaticamente da un background socio-economico svantaggiato, ma  il background socio-economico degli studenti e delle scuole sembra avere una forte influenza sulle prestazioni
  • I paesi che combattono le disuguaglianze sociali indirizzo ottengono  i risultati dell’apprendimento migliori
  • I paesi che le  ignorano restano  fermi  o cominciano aperdere posizioni  in classifica.

Per quanto riguarda l’Italia mi chiedo come sia possibile trovare soluzioni equilibrate e percorribili al problema.

 

A una molteplicità di elementi problematici riconducibili a fattori culturali di sfondo, fattori sociali, gestionali ed organizzativi spesso si associano discutibili pratiche didattiche,  impossibilità di individualizzazione…

Per porre rimedio occorrerebbe un  Paese più istruito,  ma  i  risultati presentati da Tullio De Mauro La cultura degli italiani (Laterza) dicono che in Italia

  • 5% è analfabeti completi
  • 33% semianalfabeti
  • 33% a rischio analfabetismo di ritorno

Servirebbe un Paese unito qui invece  il sistema partitico e istituzionale è in pieno sfaldamento.

A questo si aggiunge l’amarezza che la recente visione del film  Noi credevamo con il quale Mario Martone «tenta di tracciare un ponte tra l’Italia di oggi e quella di ieri» ha prodotto in me e non aiuta a dissolvere  i pensieri che sono sempre più bui e le speranze ridotte all’osso.





Perché è offerto come classifiche, È lì che quasi tutte le analisi cadute. Ma io ero molto più interessato in alcune delle analisi offerta dagli autori dell’indagine. I lettori sicuramente dovrebbe guardare al di là delle classifiche. Per me, i risultati più rilevanti sono che “I migliori sistemi scolastici prestazioni riescono a fornire un’istruzione di alta qualità a tutti gli studenti,” ed inoltre, “anche se scarso rendimento a scuola non deriva automaticamente da un background socio-economiche svantaggiate, il socio-economico background degli studenti e delle scuole sembra avere una forte influenza sulle prestazioni. ” I paesi che le disuguaglianze sociali indirizzo dimostrare meglio i risultati dell’apprendimento. I paesi che li ignorano restare fermo o cominciano a cadere in classifica. (Oggi Hits: 14 Totale: 440)

#PLENK2010 e libretti d’opera, erogatori d’elisir

Il passaggio al digitale terrestre si è rivelato per me una vera manna. Attraverso RAI 5 ho conosciuto Oberto, conte di San Bonifacio di Solera/Verdi e successivamente ho gustato un’altra opera di Verdi il Nabucco rimandone davvero emozionata. La presenza dei sottotitoli mi ha permesso di apprezzare il testo dell’opera e spinta dal desiderio di approfondire mi sono attivata per cercare in internet il libretto dell’opera. La ricerca è stata premiata permettendomi di incontrare http://www.librettidopera.it/ un sito web su cui desidero intrattenermi.

Cosa hanno in comune il sito libretti d’opera e PLENK2010?

La filosofia che li ispira e  il valore attribuito all’essere connessi e alle relazioni umane.

Il loro punto d’incontro è internet attraverso le nuove tecnologie e le risorse aperte («strumenti che usiamo, licenza»).

Dalle pagine di presentazione si ricavano informazioni sull’aspetto della conoscenza/arte su cui l’attenzione e gli sforzi sono focalizzati  «il sito è dedicato ai libretti d’opera in lingua italiana; ha un intento divulgativo e la volontà di far conoscere i vari aspetti di una parte della nostra cultura. […] Ogni libretto è stato cercato, copiato e impaginato con passione: ogni titolo un diverso apparire. […] Il sito coniuga l’immagine storica e tradizionale dell’opera lirica con l’alta tecnologia della rete globale. Invenzione intellettuale tutta italiana, l’opera è una delle forme culturali del nostro paese più conosciuta e apprezzata in tutto il mondo e riassume in sé il difficile compromesso tra genialità e imprenditoria, tra spirito artistico e necessità economica. […] »

Si ricavano anche i criteri di selezione del materiale  «I titoli vengono scelti in base a una serie di criteri: disponibilità del materiale, data della prima rappresentazione, autori di testi e musiche, importanza del testo nella storia della lirica, difficoltà di reperimento. […] » e i processi («informazioni/come lavoriamo») attraverso cui si arriva al prodotto condiviso.

Il sito recentemente è stato arricchito con una nuova sezione, in parte ancora in via sperimentale, dedicata alle registrazioni d’epoca che è possibile scaricare.

Una pagina del sito è dedicata alla storia che visualizzo attraverso una linea del tempo ottenuta con – Wittwer, JW, ” Come creare una linea temporale in Excel “dal Vertex42.com.

Per completezza d’informazione ricordo che PLENK 2010 è una joint venture tra il National Research Council of Canada (Institute for Information Technology, Learning and collaborative Technologies Group Technologies Group, PLE Project ), il Technology Enhanced Knowledge Research Institute presso Athabasca University e l’Università di Prince Edward Island.

PLENK2010 è un corso insolito:  non si tratta di un corpo di contenuti da ricordare, l’apprendimento deriva dalle attività svolte da chi  si impegna  ed è diverso per ogni persona.  Inoltre, questo corso non è condotto in un singolo posto o l’ambiente ma è distribuito in tutto il web.

Questo tipo di corso è chiamato corso connettivista perché riflette i principi della teoria dell’apprendimento nota con il termine Connettivismo.

È senza ombra di dubbio una meravigliosa esperienza che non non si vuole fermare quando il corso è concluso.

Altrettanto stimolante è Librettidopera un sito  che dispensa contenuti espressi in una lingua che si fa poesia, in gradevoli registrazioni sonore, in suggestive immagini (bozzetti di scena e costumi per opere liriche) e che coniuga con efficacia passato e presente.


PLENK2010 Gestione del tempo

È per me importante tenere traccia del ragionamento effettuato, e delle fasi che seguono, ogniqualvolta mi attivo per investigare sui molteplici aspetti inerenti all’e-learning.  Questo principalmente per due motivi: il primo riflette l’esigenza di dar forma al pensiero, il secondo è orientato alla formazione. In altre parole credo che l’esplicitazione del processo attraverso cui sono giunta alla comprensione  dell’elemento problematico preso in esame possa servire a chi in futuro si trovi in situazioni simili.

Ciò su cui intedo porre l’accento oggi è la gestione del tempo, questione con la quale senza ombra di dubbio deve fare i conti chi opera, studia, lavora con la rete e nella rete.

Al fine di mettere a fuoco il problema propongo alcune domande

– come riuscire a coniugare e armonizzare i molteplici interessi e progetti che coinvolgono

emotivamente e mentalmente?

come ritagliare spazio e tempo per documentarsi e riflettere su ciò che accade in Italia e nel mondo?

quali attività privilegiare fra le  numerose sul tappeto?

quali criteri usare per decidere?

è proprio vero che c’è sempre poco tempo o è forse vero che se ne perde troppo?

 

Ciò che mi preme evidenziare è che ci si trova di fronte ad uno di quei problemi per la cui soluzione è necessario possedere specifiche competenze che esplicito nella tabella1 che segue

Le competenze di PKM di ordine superiore.

 

Senso di

rete

Abilità nel mediare fra i 

Contesti formali e

Informali

 

Senso critico nell’uso

Della rete

 

 

Usi creativi

Della rete

Abilità comunicative, relazionali, sociali e di condivisione 

“Essere a rete ” come modalità di approccio per la condivisione, lo scambio e la costruzione di conoscenza per comprendere e gestire le dinamiche e i flussi di comunicazione e di relazione della rete .

Capacità di gestione delle fasi e dei processi in per la creazione e condivisione di conoscenza 

 

Sviluppo delle capacità, competenze e abilità per ricercare e selezionare le informazioni e le risorse. 

 

Uso creativo nell’uso della rete , dei suoi strumenti e dei suoi ambienti, dalla scrittura alla realizzazione/ condivisione/organizzazione delle risorse multimediali, per poter elaborare concetti e informazioni in modo efficace. 

 

1 Nell’elaborazione delle tabelle si è utilizzata quale fonte articolo siel 2009 (Cigognini, Pettenati & Paoletti, 2008).

Mi piace anche riportare quanto riferisce Cigognini nella sua tesi di dottorato Personal Knowledge Management per imparare ad apprendere: un modello di competenze e strategie formative per vivere la conoscenza in rete esponendo il pensiero di Downes sulle macro abilità che descrivono il profilo di expertise di chi si approccia efficacemente ai processi in rete di acquisizione e di gestione del conoscenza:

 

Con riferimento alla situazione che mi ha persuaso ad affrontare il tema del post  odierno non trascuro di ricordare che nel corso della circostanza ho vissuto uno stato d’ansia riconducibile al conflitto vissuto in merito alle priorità da dare alle diverse attività che sollecitavano la mia attenzione.

Si tratta di attività legate ad  avvenimenti nazionali e internazionali che fanno parte del contesto in cui vivo e che mi hanno distolto dal nuovo corso di studio da poco intrapreso e/ o dalle pratiche finalizzate al mantenimento delle mie connessioni in rete. Sono occupazioni che, a mio avviso,  solo apparentemente sono sprovviste del carattere di urgenza e di importanza e solo superficialmente appaiono non pertinenti con attività relazionali e d’uso creativo di rete.

Come pensare , infatti, di poter trascurare le vicende di Wikileaks e del suo fondatore in difesa del quale ho sottoscritto una petizione promossa da  Il fatto quotidiano o come non apprezzare l’intervista che Occorsio ha fatto al massmediologo e sociologo, direttore del McLuhan Institute di Toronto: “WikiLeaks, fondamentale per la democrazia” De Kerckhove?

Propongo ora i criteri più ricorrenti utilizzati nell’uso del tempo ricorrendo al lavoro di B. Cannella che, occupandosi della gestione del tempo,  ne ha individuati cinque:

  1. importanza
  2. urgenza
  3. importanza del richiedente
  4. competenza
  5. semplicità

Secondo l’autrice «solo i primi due criteri seguono principi razionali e utili per l’organizzazione.  Gli altri criteri sono dovuti ad un uso difensivo del tempo. Sono criteri che riducono l’ansia, […] consentono di sentirsi più sicuri o rassicurati, ma non sono razionali».

Conclusioni.  Obiettivo della riflessione proposta era ragionare sulla gestione del tempo, un problema che, nella società digitale dove non si può prescindere dalle tecnologie di rete per i processi di acquisizione del sapere, ogni knower, worker o learner incontra.

Le domande proposte all’inizio focalizzavano la gamma degli aspetti legati al problema e miravano ad approfondirne la visuale.

Si è visto che la questione richiede competenze, si sono considerati altresì i principi adoperati ripetutamente nell’uso del tempo.


 

#PLENK 2010 Comportamenti digitali

A corso finito  PLENK2010 continua a procurare interessanti sorprese.

In questi giorni  aprendo la posta elettronica ho trovato una e- mail con la quale WordPress mi invitava ad applicare la moderazione a «Plenk 2010 riflessione critica».  Ciò equivale a dire che dopo aver letto il commento  si deve decidere se approvare, cestinare, segnalare come spam.

Con un secondo  messaggio sono stata informata che qualcuno aveva sottoscritto un abbonamento al blog. Le e-mail di cui ho riferito hanno per me un significato rassicurante: l’utente della piattaforma può contare su un filtro.

Ho letto il commento che Jim Stuffer, un corsista canadese, ha inserito a margine del mio ultimo post provando una piacevole sensazione per quella manifestazione d’ interesse. Non ho compreso attraverso quali passaggi sia riuscito a individuare fra i numerosi link quello che conduce al mio blog, tuttavia ripensando all’ultima domanda che Rita Kop aveva posto sul forum The importance of language on active participation on PLENK datata 22 novembre e alla mia successiva risposta ho attribuito a quell’interazione l’origine della scoperta del mio blog.

Ho pensato successivamente alla discussione che ha animato per lungo tempo le discussione sul forum sulle possibili cause del limitato intervento dei corsiti.  Al suo apparire l’argomento non mi aveva coinvolto molto perché ero troppo presa a individuare altri nuovi stimoli e perché sulla partecipazione dei membri di una comunità online avevo rivolto la mia riflessione nel periodo in cui stavo raccogliendo materiale per la tesi.

Ora però credo sia giunto il tempo di ritornare sulla questione.

I comportamenti dei soggetti in rete sono stati e sono tuttora oggetto di studi e di ricerche, se ne osservano usi e comportamenti, si indagano modalità di fruizione e attività svolte.  Ciò premesso, nel tentativo di contribuire al dibattito sul tema in ambito PLENK2010 forniscon in sintesi  i risultati di alcuni studi.

regola 90  – 9- 1. Nella maggior parte delle comunità online, il 90% degli utenti sono lurkers che non contribuiscono, il 9% degli utenti contribuiscono poco e l’1% degli utenti rappresentano quasi tutte le azioni.

Il fenomeno della disuguaglianza di partecipazione venne studiato per la prima volta in modo approfondito da Will Hill nei primi anni ’90; la partecipazione sociale tende a seguire la regola conosciuta come 90-9-1 formulata dall’esperto web danese Jakob Nielsen. Tale regola afferma che nei social network, su tutte le piattaforme, esiste una proporzione sorprendentemente costante tra partecipanti attivi e passivi:

  • Il 90% degli utenti è il “pubblico”, o lurkers. Le persone tendono a leggere o osservare, ma non contribuiscono attivamente
  • Il 9% degli utenti sono “editori”, a volte modificano il contenuto o aggiungono un thread ma raramente creano contenuti partendono da zero.
  • L’1% degli utenti sono “creatori”, spesso queste persone sono alla guida di una vasta percentuale di nuovo contenuto del sito, thread e attività.

La ricerca Forrester (2007) aggiornata nel 2010, predisposta per mappare gli usi degli strumenti 2.0 definisce una pluralità di profili rappresentati in figura

Potrebbe essere interessante chiedersi se la partecipazione dei corsisti del PLENK2010 rispecchi la regola 90- 9- 1 e sapere a quale/i profilo/i  della scala Forrester  i corsisti PLENK2010 si riconoscano.

Attraverso segnalazioni di Downes sono venuta a conoscenza di due siti su cui intendo operare qualche considerazione: il primo riguarda We Feel Fine , il secondo riguarda la nascita di un nuovo sito di gossip che svela la vita privata degli studenti.


We Feel Fine: un almanacco delle emozioni umane ,autori Jonathan Harris and Sep Kamvar, è una esplorazione in profondità dei sentimenti umani. Attingendo a un database di oltre 12 milioni di singole frasi raccolte in 3 anni da blog personali su Internet, We Feel Fine presenta un ritratto globale contemporaneo del paesaggio emotivo del mondo, esplorando gli alti e bassi della vita quotidiana in tutti i suoi colori, caos e candore.

Il programma  è stato creato per raccogliere l’espressione dei sentimenti del mondo del blogging. Al centro di We Feel Fine c’è un motore di raccolta dati che scandaglia automaticamente Internet ogni dieci minuti;  la raccolta dei sentimenti umani è ricavata da un gran numero di blog che provengono da una varietà di fonti online, tra cui LiveJournal,  MySpace, Blogger, Flickr, Technorati, Google. Il programma scansiona post su un blog per l’ occorrenza della frase “mi sento” salva la frase completa in un database che può essere interrogato per  individuare una certa emozione , l’età, il genere, la data, il paese, il tempo atmosferico. Il sistema gestisce in modo autonomo la raccolta e la presentazione dei dati sui sentimenti umani; raccoglie e visualizza i dati che sono stati già postati come informazioni sul World Wide Web ma  non associa mai i singoli nomi di persona con i sentimenti né  visualizza le foto anche se fornisce sempre un collegamento al blog da cui sono state raccolte qualsiasi frase o immagine visualizzate.

Il nuovo  sito di gossip promette di denunciare ciò che accade dietro le porte chiuse nei campus universitari e college in tutto il Canada. Room 110, un sito web sul modello della serie televisiva Gossip Girl, offre uno sguardo voyeuristico nelle vite private delle persone che frequentano i campus universitari in tutto il Canada.

Tutto il contenuto è anonimo, è inviato dagli utenti del sito e pubblicato dopo essere stato approvato dai rappresentanti degli studenti di ogni campus.

Se l’apertura del nuovo sito di pettegolezzo comporterà l’insorgere di  comportamenti non responsabili, al contrario We Feel Fine rende esplicito il fatto che la scienza e i suoi frutti tecnologici hanno modificato le impostazioni attraverso le quali conoscere  e  esplorare la nostra umanità.