#OCL4Ed – Considerazioni sulla prima sessione del laboratorio

Il fare è il miglior modo d’imparare.

Giacomo Leopardi,

(dalla lettera al fratello Pier Francesco, Firenze, 16 ottobre 1828, in Epistolario)

Nella sessione introduttiva l’elemento che riveste una funzione di particolare rilievo viene espresso in questi termini Perché la questione aperta in materia di istruzione? La fase di orientamento si è articolata in modo vario, attraverso

  • un video di Downes
  • la condivisione dei propri pensieri sull’intervento di Downes mediante attività di microblog

  • la condivisione dei propri pensieri sull’educazione come una vocazione o professione.

  • la pratica di un’indagine / sondaggio

  • la visione del video in cui Desmond Tutu parla sulla importanza della libertà in materia di istruzione. Libertà d’imparare.
  • la condivisione dei propri pensieri sull’importanza della libertà in materia di istruzione. a libertà mediante attività di microblog.

Mi dichiaro soddisfatta di aver colto questa nuova opportunità di sviluppo professionale, ma soprattutto personale, per una molteplicità di ragioni su cui mi propongo di riferire. Anche in questa circostanza, come del resto è capitato con i corsi connettivisti, ho provato (nell’ordine) un senso di meraviglia, di eccitazione, d’ emozione,  manifestazioni tutte dell’attivazione dell’ adrenalina, quella «sostanza naturale in grado di liberare la creatività e di sprigionare energie propulsive».

In particolare ho apprezzato a) la consuetudine di usare le citazioni per introdurre ogni paragrafo;  b) la modalità di affiancare ogni fonte con la specificazione del tipo di licenza [esempio: copyright tradizionale “tutti i diritti riservati” licenza, le disposizioni di fair use consentono un uso limitato di citazioni, senza ottenere il permesso in casi specifici, come la critica, la ricerca, reporting e utilizzati a fini didattici in molti paesi.];     c) il ricorso all’advance organizers di considerare le definizioni tratte da wikipedia e dictionary.com delle espressioni, (vocazione e professione) riguardanti la proposta di riflessione «L’insegnamento è una vocazione o una professione?» d) la citazione di Brookfield (1995) che nel suo libro “Diventare un insegnante criticamente riflessivo” […] concorda sul fatto che l’insegnamento è una vocazione e sarebbe da prendere in considerazione anche che è una vocazione ideologica. L’ osservazione ha contribuito ad allargare la mia visuale e mi ha aiutato ad armonizzare posizioni fino ad allora tenute in qualche modo separate; e) la trascrizione del testo del video di Downes; f) l’acquisizione attraverso Wikipedia di quelle informazioni che mi hanno permesso di conoscere un po’ più in profondità l’ampio raggio d’operare di Tutu la cui «filosofia di azione si è sempre ispirata al concetto africano di ubuntu, che indica una visione della società senza divisioni e nella quale ogni persona è chiamata a svolgere un ruolo importante» (Wikipedia).

Nel valutare questa prima fase di libero apprendimento mi compiaccio per il fatto che l’obiettivo che mi ero posta al momento dell’adesione al corso, usare l’ inglese nelle interazioni, è stato rispettato e raggiunto. Difatti, fattami coraggio ho risposto sia nel forum della piattaforma moodle che nei tweet in lingua inglese. Ciò ha comportato la lettura / comprensione di gran parte degli interventi degli altri partecipanti, l’individuazione di lessico e di espressioni per me significative e il loro utilizzo nella formulazione dei messaggi.

Debbo riconoscere che la scelta di privilegiare l’attività di microblog nelle interazioni da parte degli organizzatori si è rivelata particolarmente efficace e incoraggiante. Sottolineo così il positivo ruolo del microblog nel processo di apprendimento della lingua inglese.



#CCK11 precipitata nella complessità

Il senso di smarrimento che ha accompagnato la settimana che sta volgendo al termine è il risultato di una pressante sollecitazione proveniente da più parti che mi ha indotto a fornire risposte e mutare comportamento in breve tempo.

Da quali fonti sono giunte le sollecitazione?

  • le attività del master universitario in e-learning che sto seguendo: a) progetto di lavoro sul diritto d’autore nell’ e-learning; b) apprendimento del linguaggio UML; c) realizzazione di diagrammi di stati e di classi attraverso Argo UML; d) imparare a metadatare risorse di apprendimento realizzando Learning Objects in standard SCORM utilizzando Reload (software prima d’ora da me sconosciuto); e) imparare a conoscere (per usare) ambienti di sviluppo Learning Object eXeLearning, Xerte, CourseLab, Wink;
  • la necessità e il desiderio di tenermi connessa con quanto accade in CCK11, studiare, riflettere sul tema: la teoria della complessità e CAS;
  • la sostituzione del vecchio computer con uno nuovo e la conseguente necessità di imparare a orientarmi in esso.

Gli stimoli condividono una caratteristica: sono tutti (master, CCK11, io) sistemi complessi, come lo è Internet. Ciò significa che piccole variazioni nei comportamenti degli elementi possono generare effetti inimmaginabili.

Per evadere i punti sopra indicati Ho dovuto far fronte a una sfida: trovare rapidamente le migliori risposte possibili di adattamento alle mutate condizioni della macchina (computer) e della possibilità di usare il software necessario.

Ho dovuto confrontarmi con l’imprevedibilità, la discontinuità, il non equilibrio e altro.

Dopo aver visionato le letture consigliate in ambito CCK11 sul tema di studio della settimana ho voluto esplorare la rete in lingua italiana

Cosa dice la teoria della complessità?

Attraverso Google apprendo che «il centro italiano maggiormente impegnato in ricerche sulla complessità è l’Università di Udine e il riferimento internazionale resta l’Istituto di Santa Fe» (fonte).

Trovo risposte interessanti (qui) in cui sono esposti i sette principi della complessità

  • auto-organizzazione,
  • orlo del caos,
  • principio ologrammatico,
  • impossibilità di previsione,
  • potere delle connessioni,
  • causalità circolare,
  • apprendimento try & learn

Un video che ritengo interessante Did You Know? Evidenzia l’inarrestabile velocità con cui il mondo si sta evolvendo in virtù dell’aumentare delle connessioni tra i singoli elementi che lo compongono. Considerata la celerità con cui sta crescendo, c’è da chiedersi come sarà possibile comprendere e gestire una tale complessità alla rapidità?

Il primo passo è cercare di affrontare un cambiamento culturale;  conoscere le idee di Morin potrà aiutare.

Effetto PLENK 2010

È bastata la segnalazione tramite e-mail per mettere in moto qualcosa che  mi piace ma il cui seguito non era stato preso in considerazione.

Informata di un intervento di Susan nell’ambiente collaborativo Learning by doing a cui ho aderito fin dalla sua costituzione, decido di rispondere perché ha una certa risonanza in me.  Commentando «Digital Story of  the Nativity» definito « A fantastic way to promote the use of social networking tools to staff using a Web 2.0 spin on the Nativity» così  Susan O’ Grandy la storia di Natale raccontata attraverso Facebook, Twitter, YouTube, Google, Wikipedia, Google Maps, GMail, le comunico di aver apprezzato l’artefatto, aggiungendo di averlo segnalato alle persone da me conosciute, poche per la verità, che usano i social networking.  Evidenzio anche  che l’artefatto è un esempio di come gli strumenti di social networking possono favorire la comunicazione e aumentare la consapevolezza tra le diverse culture.

Scott Johnson rispondendo a Susan non trascura di  «ringraziare chi ha inserito un post in lingua inglese, indipendentemente dalla  familiarità con esso. L’ intervento indica un impegno che va al di là della semplice chat».  Poiché nessun altro ha inserito  post, è evidente che sono io la persona a cui Scott si rivolge.

Sono commossa.

Mi convinco che il proposito di imparare la lingua inglese mentre mi occupo delle mie attività online  non è  un’utopia ma è al contrario un’attività ragionevole.

#PLENK2010 e libretti d’opera, erogatori d’elisir

Il passaggio al digitale terrestre si è rivelato per me una vera manna. Attraverso RAI 5 ho conosciuto Oberto, conte di San Bonifacio di Solera/Verdi e successivamente ho gustato un’altra opera di Verdi il Nabucco rimandone davvero emozionata. La presenza dei sottotitoli mi ha permesso di apprezzare il testo dell’opera e spinta dal desiderio di approfondire mi sono attivata per cercare in internet il libretto dell’opera. La ricerca è stata premiata permettendomi di incontrare http://www.librettidopera.it/ un sito web su cui desidero intrattenermi.

Cosa hanno in comune il sito libretti d’opera e PLENK2010?

La filosofia che li ispira e  il valore attribuito all’essere connessi e alle relazioni umane.

Il loro punto d’incontro è internet attraverso le nuove tecnologie e le risorse aperte («strumenti che usiamo, licenza»).

Dalle pagine di presentazione si ricavano informazioni sull’aspetto della conoscenza/arte su cui l’attenzione e gli sforzi sono focalizzati  «il sito è dedicato ai libretti d’opera in lingua italiana; ha un intento divulgativo e la volontà di far conoscere i vari aspetti di una parte della nostra cultura. […] Ogni libretto è stato cercato, copiato e impaginato con passione: ogni titolo un diverso apparire. […] Il sito coniuga l’immagine storica e tradizionale dell’opera lirica con l’alta tecnologia della rete globale. Invenzione intellettuale tutta italiana, l’opera è una delle forme culturali del nostro paese più conosciuta e apprezzata in tutto il mondo e riassume in sé il difficile compromesso tra genialità e imprenditoria, tra spirito artistico e necessità economica. […] »

Si ricavano anche i criteri di selezione del materiale  «I titoli vengono scelti in base a una serie di criteri: disponibilità del materiale, data della prima rappresentazione, autori di testi e musiche, importanza del testo nella storia della lirica, difficoltà di reperimento. […] » e i processi («informazioni/come lavoriamo») attraverso cui si arriva al prodotto condiviso.

Il sito recentemente è stato arricchito con una nuova sezione, in parte ancora in via sperimentale, dedicata alle registrazioni d’epoca che è possibile scaricare.

Una pagina del sito è dedicata alla storia che visualizzo attraverso una linea del tempo ottenuta con – Wittwer, JW, ” Come creare una linea temporale in Excel “dal Vertex42.com.

Per completezza d’informazione ricordo che PLENK 2010 è una joint venture tra il National Research Council of Canada (Institute for Information Technology, Learning and collaborative Technologies Group Technologies Group, PLE Project ), il Technology Enhanced Knowledge Research Institute presso Athabasca University e l’Università di Prince Edward Island.

PLENK2010 è un corso insolito:  non si tratta di un corpo di contenuti da ricordare, l’apprendimento deriva dalle attività svolte da chi  si impegna  ed è diverso per ogni persona.  Inoltre, questo corso non è condotto in un singolo posto o l’ambiente ma è distribuito in tutto il web.

Questo tipo di corso è chiamato corso connettivista perché riflette i principi della teoria dell’apprendimento nota con il termine Connettivismo.

È senza ombra di dubbio una meravigliosa esperienza che non non si vuole fermare quando il corso è concluso.

Altrettanto stimolante è Librettidopera un sito  che dispensa contenuti espressi in una lingua che si fa poesia, in gradevoli registrazioni sonore, in suggestive immagini (bozzetti di scena e costumi per opere liriche) e che coniuga con efficacia passato e presente.


PLENK2010 Riflessione critica

Nell’ultima settimana di corso viene sollecitata una riflessione critica sugli ambienti di apprendimento e/o reti. Eccomi, dunque, qui a ragionare sul percorso di apprendimento al fine di separare il grano dalle erbacce qualora ve ne siano state.

Intendo considerare gli aspetti che ho trovato particolarmente rilevanti, di quelli che invece ho vissuto come problematici riservando spazio all’esplicitazione degli ambiti di applicabilità del PLE e PNK.

La prima osservazione che espongo riguarda un aspetto che col suo manifestarsi ho considerato di buon augurio: dalla decisione di frequentare il master in Metodi e tecnologie per l’e-learning ad oggi il mio percorso di ricerca continua a incrociarsi con gli ambienti di apprendimento personali.

Un ricordo nitido riaffiora alla memoria. Ero impegnata nello studio del modulo 2 relativo a E-learning i cui testi di riferimento erano M. Ranieri (2005), E-learning: modelli e strategie didattiche; A. Calvani (2005), Che cos’è la tecnologia dell’educazione; G. Bonaiuti (2006), E-learning 2.0.

Il mondo della formazione a distanza che avevo sperimentato in tutte le fasi descritte dalla letteratura, di cui ho riferito nelle conclusioni della mia tesi di master,  nell’esercizio della mia professione, in questa fase della mia vita veniva ripercorso attraverso esposizioni teoriche. Grazie all’ultimo testo sopra elencato sono venuta a conoscenza del nuovo concetto (PLE) ed è stata folgorazione: ho intuito che quella soluzione/interpretazione di e-learning era la risposta alle mie esigenze.

Se attraverso a quelle esperienze formative ho acquisito ed evoluto le mie PKM, al termine del master, durante il quale ho avuto modo di sperimentare altre modalità di formazione a distanza con il sistema blended e mosso i primi passi verso la costruzione del mio PLE, ho constatato che la mia vita è cambiata perché io stessa sono cambiata, intravedendo davanti a me prospettive inaspettate in relazione a forme di partecipazione e di espressione.

La decisione di partecipare al PLENK2010 è stato il passo successivo.

Le dieci settimane attraverso cui si è sviluppato il corso sono state foriere di infinite emozioni, sorprese, apprendimenti per i quali provo profonda  gratitudine e che conseguentemente annovero fra gli elementi altamente positivi e costruttivi della proposta formativa canadese.
L’organizzazione del corso unitamente alle proposte e alle attività hanno modificato il mio modo di apprendere. Il cambiamento riguarda soprattutto la profondità del pensiero determinata a mio avviso dal fatto che l’interazione con una molteplicità di persone ugualmente alle prese con gli ambienti personali di apprendimento e di rete mi ha permesso di giungere a  una profondità di campo che non ha luogo abitualmente. Difatti anziché osservare da un unico punto di vista, il mio, ho potuto disporre di molteplici punti di osservazione, quelli degli altri studenti, col risultato rilevante di vedere migliorata la definizione dell’immagine/oggetto indagato.

Ho conosciuto nuove teorie dell’apprendimento sulle quali ritornerò quanto prima al fine di approfondirle, mi riferisco a umanesimo,  gerarchia dei bisogni, apprendimento trasformativo.

Numerosi e interessanti sono stati gli elenchi di tools da utilizzare nella costruzione del proprio ambiente di apprendimento e di rete forniti da alcuni specialisti in particolare; mi riservo di visionarli nel prossimo futuro per poterli conoscere valutare ed  eventualmente segnalare. Mi è rimasta impressa nella mente l’introduzione alle letture e alle attività della settima settimana, nella quale si dice che molti strumenti usati nei PLE/Ns provengono da ambiti che non hanno molto a che fare con l’educazione;  questo non è necessariamente un problema, ma fanno riflettere sul fatto che gli educatori non provvedono alla costruzione di strumenti utili al loro lavoro. Esistono quindi due sfide notevoli per educatori e PLE / Ns..: creare nuovi strumenti rispondenti ai reali bisogni dell’ambiente personale di apprendimento; migliorare l’esperienza dell’utente finale con nuovi strumenti, nuove interfacce  e facilità d’uso.

Concordo con la visione espressa perciò credo sia opportuno scegliere con discernimento quegli strumenti più adatti alle esigenze personali.

Ho avuto la conferma, qualora ne avessi avuto necessità,  del ruolo esercitato dai fattori emotivi non solo nel mio modo di interazione con  gli altri studenti ma anche nelle osservazioni, nelle reazioni e nei  comportamenti di molti altri corsisti. Per quel che mi riguarda  la consapevolezza del deficit di competenza della lingua inglese mi ha creato un senso di inadeguatezza psicologica e un  conseguente senso di sudditanza non facili da gestire.

Sono imputabili alla mia modesta conoscenza della lingua inglese l’esigua  interazione nei forum e la rinuncia, dopo un tentativo frustrante, a partecipare alle sessioni di collaborazione dal vivo. Ritengo tuttavia  che proprio quella limitazione si sia mostrata preziosa alleata nei momenti in cui ero obbligata a selezionare risorse e nodi verso cui convergere la mia attenzione.

A emozioni non ben controllate sono imputabili, a mio avviso, certi interventi effettuati nei forum di discussione (si vedano ad esempio alcuni interventi del 19, 25, 26, 27 settembre) da chi sembrava provare del risentimento verso qualcuno. Ripenso allora alle affermazioni che G. Bateson ebbe a fare «le emozioni sono alla base anche della gerarchia sociale, delle posizioni dei membri in una comunità. Fattori emotivi dunque come fondamento di tutti i rapporti umani». Potrebbe, allora, essere utile suggerire qualche lettura riguardante la comunicazione online (caratteristiche e implicazioni) e la conoscenza della netiquette,  aspetti questi che  attengono alle competenze necessarie per  un learner efficace del 21° secolo.

Riservo alla parte conclusiva la mia valutazione del corso che ha proposto molteplici temi e attività diverse e  che voglio richiamare alla memoria. Dapprima si sono considerati esempi e diagrammi di PLE si sono quindi messi a confronto l’apprendimento personale e l’apprendimento istituzionale; è stata offerta l’ opportunità di capire il prossimo  eXtended Web; sono state proposte le teorie dell’apprendimento; si è affrontato il tema della valutazione e riflettuto sugli elementi necessari per usare con successo il PLE e sugli strumenti PLE e strumenti Ns che esistono e che invece devono essere costruiti; si è riflettuto sugli ambienti di apprendimento personali e di rete e la gestione della conoscenza;  ci si è interrogati sull’applicazione del Ple/Ns in aula; si è riservato spazio e tempo alla messa a fuoco degli aspetti problematici.

L’esperienza, purtroppo conclusa, è per quel che mi riguarda molto positiva perché, ricorrendo alla metafora del giardiniere, mi ha permesso di concimare la mia terra, di conoscere nuovi semi; ha rinvigorito la mia voglia di procedere all’impollinazione con la creazione di nuovi contenuti, collegamenti e collaborazioni; mi ha confermato sulla necessità di garantire le sementi prestando attenzione e  cura alla reputazione e alle tracce che lascio in rete.



mappa dei partecipanti

new post #PLENK2010 Tempo di bilanci

Indirizzo la mia attenzione su un elemento del corso, ormai in fase conclusiva, al quale sono rimasta agganciata e perciò bloccata, trattenuta. So che finché non avrò dipanato la matassa non potrò interessarmi ad altro e questo non è un bene considerando i progetti in cui sono coinvolta.

Ciò a cui mi riferisco è l’aggregatore gRSShopper che per alcuni giorni mi ha procurato uno stato d’ ansia di cui ho già riferito.

È mio proposito far luce su di esso presentandolo, descrivendolo, esplicitandone le applicazioni e le ragioni del suo uso.
Ciò che intendo esprimere è che si tratta di uno strumento utile, vantaggioso ma è al tempo stesso una di quelle tecnologie sulle quali spesso è facile proiettare ansie paure personali che poco hanno a che fare con le architetture tecnologiche pensate e sviluppate per facilitare l’apprendimento/insegnamento.

Per raggiungere l’obiettivo svolgo una ricerca concentrandomi sui risultati ottenuti tramite Bing, già Powerset, che conducono tutti alla sorgente qui.

In sintesi,  gRSShopper è un software libero e open source per il download pubblico. Combina l’aggregazione di risorse, un dataspace personale e editoria personale. Consente di organizzare i contenuti online in qualsiasi modo lo si desideri per importare il contenuto,  il proprio o altrui, da siti remoti, per remix e riutilizzazione e di distribuirlo come RSS, pagine web, dati JSON, o feed RSS .È un ambiente web personale, più che un software sociale progettato per costruire una comunità.
Si tratta di un database di ricerca, un motore di blogging, un sito web community, un sistema di gestione dei contenuti, e, in definitiva, un ambiente di apprendimento personale.
Il software è scritto in un linguaggio per computer chiamato Perl e viene caricato sul server web. Si utilizza un database per gestire i link, post e altri contenuti. Vi si accede con il browser web.

Non vedendo più segnalati i miei interventi per alcuni giorni di seguito,  ho incominciato a temere il giudizio altrui per  i miei errori, per il disagio vissuto mentre sperimentavo situazioni per me non proprio usuali.

Ho immaginato che attraverso qualche dispositivo fosse possibile formulare un giudizio di valore   attribuendo in tal modo a gRSShopper una funzione non conforme al reale. Gli ho attribuito cioè  il ruolo di giudice quando invece è mezzo attraverso cui la condivisione è resa possibile.

Ho scelto di condividere il mio lavoro con altre persone nel corso  e in generale. con il mondo, non per scelta obbligata,  pur sapendo che la condivisione in pubblico è più difficile:  il giudizio è parte del gioco.

Non nascondo che è stato difficile, a volte imbarazzante ma riconosco che proprio le difficoltà mi hanno permesso di pensare di più a quello che stavo e sto facendo.

La ricompensa per me è che alla vigilia della conclusione del corso sono ancora qui  soddisfatta di vivere, e aver vissuto, un’esperienza meravigliosa.
Da persona, e studentessa, matura e caparbia   rincorro la libertà nelle sue molteplici espressioni tra cui la libertà di accedere alla conoscenza e all’apprendimento, considerati beni pubblici, creati  in un modo non-profit non  perseguendo alcun ricavo dalla loro creazione e dalla distribuzione.

PLENK 2010 è tutto ciò.

new post #PLENK2010 Ingredienti per un uso efficace di PLE/Ns

Ragionare sull’utilizzo efficace di ambienti personali di apprendimento (PLEs) e di reti personali di apprendimento (PLNs) implica considerare  una serie di domande relative a un tema emergente nella Società dell’Informazione: l’identità digitale. Sono questioni che riguardano le modalità con cui ambienti e reti si costruiscono, l’individuazione delle competenze necessarie, o meglio, indispensabili per il conseguimento dell’obiettivo. Riguardano anche le modalità attraverso cui si acquisiscono le competenze identificate, il loro apprendimento, le strategie e le attività di apprendimento, gli strumenti e gli ambienti che sostengono le competenze in esame.

Vale la pena di precisare che lo spostamento dell’attenzione sull’identità digitale mentre si sta riflettendo su PLE e PLN solo apparentemente equivale alla modifica dell’oggetto di riflessione, considerato che l’identità digitale è l’espressione delle molteplici attività di cui è costituita la vita digitale che si origina utilizzando i numerosi servizi disponibili in internet e si esprime soprattutto attraverso il social networking in cui la metafora della rete dà forma all’incontro tra le menti, all’intelligenza connettiva (De Kerckhon, 1992).

Chi scrive ha affrontato l’argomento nella sua tesi di master in Metodi e tecnologie per l’e-learning «Costruire la propria identità digitale fra competenze e abilità complesse». Per facilitare il lettore suggerisce la visione del capitolo3 sull’Identità digitale (pagine 25 – 36)

in cui trovano spazio riflessioni sull’identità digitale, descrivendone prima l’oggetto, attraverso lo studio della letteratura sull’identità personale prima, e di quella relativa all’identità digitale dopo, discutendo per entrambe caratteristiche e implicazioni; la visione del capitolo 4 pagine 37- 54

che fornisce una panoramica del tema sulle competenze digitali che, dal suo nascere ad oggi, ha visto progressivamente l’arricchimento di importanti e significativi elementi; propone un tentativo di armonizzazione delle diverse espressioni e orientamenti[…]; descrive alcuni modelli verso i quali si guarda con particolare interesse per le implicazioni sulla costruzione dell’identità digitale; infine passa in rassegna i vari contributi provenienti da alcuni ricercatori, raccolti nel corso del convegno sulle competenze digitali tenutosi a Barcellona nel luglio 2009.

Ciò premesso desidero esprimere alcune osservazioni.

Il percorso fino ad ora seguito (Personal Learning Environments Networks and Knowledge) rappresenta per me una sostanziale conferma della validità degli elementi su cui ho costruito la mia identità digitale e quindi il mio PLE:

– curiosità insaziabile, apertura al nuovo, ricerca di diversi punti di vista.

– percezione del bisogno di autorealizzazione

– approccio lifelong learning

– e-learning

– apprendimento formale, non formale, informale

– PKM, che ho esperito in tutti i gradini del possibile

– valori etici.

Il percorso di apprendimento che ho praticato fino ad ora  mi ha permesso di potenziare e sviluppare le mie competenze PKM sollecitandomi a abbracciare forme di partecipazione, di espressione e collaborazione prima praticate in modo limitato.

La domanda che ora si pone riguarda l’affermazione The challenge will not be in how to learn, but in how to use learning to create something more, to communicate. (Stephen Downes, 2005 ).

In me si sta consolidando l’istanza di allargare, di coinvolgere altri nel processo di espressione/scoperta di sé che la vita digitale favorisce. Penso alle persone della mia età, a uomini e donne che per formazione e professioni pregresse potrebbero essere abilitati alla salvaguardia di una memoria che corre il rischio di essere cancellata. Mi riferisco alla perdita della memoria culturale e la conseguente svalutazione delle virtù civiche e l’impegno consapevole a cui si riferisce Bauerlein (2008).

Allo scopo sto accomunando su  Evernote una quantità di materiale che mi tornerà utile nella creazione di una rete personale provvisoriamente chiamata «Pico della Mirandola».

A questo punto mi domando se e come sia possibile superare l’ostacolo ben espresso dalla considerazione di Isaac Asimov

«I do not fear computers. I fear the lack of them.»