#change11 -cck12 Artifact e pensiero critico

Inizio questo mio post spiegando la ragione che mi ha spinto a formulare questo titolo, nel farlo espliciterò le relazioni che intercorrono fra le due espressioni linguistiche che combinate insieme hanno generato il ragionamento su cui mi attardo.

screenshot di due momenti successivi della sessione Elluminate 

L’attività della settimana n. 25 richiedeva la creazione di un Artifact di apprendimento e la presentazione del medesimo, come è possibile evincere dal resoconto, qui disponibile, relativo allo svolgimento dell’attività.

Ascoltando la sessione che si è tenuta venerdì scorso (Elluminate recording) ho potuto comprendere che discutendo sul termine «artefact», che ha posto non pochi problemi di definizione a chi si è confrontato con l’esercizio, è stato qualificato come ambiguo.

Attraverso la newsletter CCK12 del 7 marzo ho conosciuto una risorsa davvero speciale sul Pensiero critico che ritengo meriti di essere condivisa. Visionando la risorsa mi sono imbattuta su un modello identificato e proposto per analizzare il pensiero del quale sono presentate le strutture elementari delle quali mi sono avvalsa per controllare la validità del mio ragionamento complessivo.

Mi sono fatta l’idea che il temine «artifact» sia stato opportunamente scelto per la sua ambiguità perché è capace di innescare pensiero e conseguentemente apprendimento. Proponendo il mio manufatto ho risolto un problema circoscrivendolo all’ambito della competenza di una lingua che parzialmente conosco, nel farlo ho evidenziato implicitamente che la prospettiva personale controlla/ domina la nostra percezione e che la nostra percezione è influenzata dalla percezione personale.

Anche se circoscritta la mia risposta, unitamente a quelle avanzate dai colleghi, ha contribuito a dare profondità al ragionamento nel suo insieme sul tema affrontato da Downes.

Mi sono resa conto anche che questa ultima riflessione ha contribuito a irrobustire la mia comprensione del messaggio di Downes sia in relazione al circolarità del processo che delle relazioni esistenti tra i singoli concetti Conoscenza, apprendimento e Comunità: elementi di apprendimento efficace.

#change11, Presentazione di un manufatto

Riporto per un mio bisogno di chiarezza e di completezza la consegna per l’ attività della 25 esima settimana, facilitatore S.Downes, «Create a learning artifact»

Presentate il vostro manufatto di apprendimento

Più è semplice il manufatto, più sarà facile questa sezione. Nella presentazione del manufatto, considerate esplicitamente i tre principali elementi e come discussioni sulla comunicazione si collocano al loro interno:

Come il vostro manufatto dell’apprendimento esemplifica la conoscenza? E qual è il sapere che esso rappresenta? Focalizzatevi non semplicemente sull’affermazione od espressione di quel sapere, ma anche sull’organizzazione che costituisce una conoscenza più profonda e complessa.

Uno studente come usa il vostro manufatto per imparare? In che modo il manufatto replica od emula l’esperienza e l’impresa d’una persona che possiede già questa conoscenza?

Qual è la comunità attorno a quel sapere? Si tratta d’una comunità di persone che parlano la stessa lingua? che condividono il mestiere? la fede? Cosa potrebbe caratterizzare la comunità? Questa si ritrova attorno ad un oggetto? ad un insieme di convinzioni o percezioni del mondo? In che modo apprende la comunità?

Nello svolgimento dell’attività  ho dovuto confrontarmi col significato e con la traduzione della parola« artifact». Ho consultato il dizionario online Merriam Webster e successivamente quello cartaceo, Collins English Dictionary 21st Century Edition il quale recita « artifact a variant spelling of artefact » che si può tradurre con 1) artefatto 2) manufatto.  Il primo termine,  artefatto, può avere più significati; il secondo, manufatto,  sembra più pertinente perciò è questa la parola usata in qusto contesto.

Un’altra difficoltà di natura linguistica è riconducibile all’espressione «How does your learning artifact instantiate knowledge».

Sono stata molto incerta se presentare o meno il mio contributo, poi però ho messo da parte l’esitazione pensando che qualora avessi assecondato titubanze e perplessità, successivamente mi sarei di certo pentita. In fondo è pur vero che l’azione può aver un feedback diversamente dall’inattività.

scatole in origami «È sufficiente piegare i moduli e montarli in vari modi per poter realizzare scatole origami con grande varietà di formati e di decorazioni incredibilmente belle e originali.» (Tomoko Fuse)

Per fare una scatola triangolare sono necessari tre moduli per la base e altrettanti per il coperchio;si ottiene in ventisei mosse. Seguendo le istruzione la realizzazione della scatola dalla forma triangolare diventa facile.

 Istruzioni per la scatola triangolare
  Le istruzioni per realizzare la scatola quadrata si trovano qui.

Per realizzare un origami ciò che serve è la carta.

Origami è il nome di una tecnica che insegna a piegare un foglio di carta per ottenere, senza tagliare o incollare, modelli di animali, fiori, oggetti decorativi e geometrici.

Origami (ori piegare, katami carta) è la parola giapponese che la indica. Il procedimento per ottenere degli origami prevede un succedersi di pieghe; lee principali sono: piega a valle, piega a monte, piega a fisarmonica, piega a libro. Molte figure origami prendono le mosse da una forma di base da cui si sviluppa la variazione che porta alla figura completa. Le principali basi sono: quadrata, triangolare, gru, fiore.

Comunità: a) incontro b) autori c) studenti d) il web e) lista origamisti f) frasi manifesto:

«L’origami è intrattenimento per l’anima, ginnastica per la mente e addestramento per le mani». Yurin & Katrin Shumakov.

«Quando le mani sono occupate, il cuore è in pace». Akira Yoshizawa.

«Per l’origamista, il quadrato è l’origine di tutte le forme. Dove altri vedono il vuoto grigio senza alcun senso, l’origamista vede un mondo in movimento di tante possibilità »Peter Engel.

Che ne dite?