Blogoclasse. Opinioni e riflessioni sparse su temi vari

Mi propongo in questo articolo di fornire la mia opinione in merito ai problemi sollevati da M.Grazia Fiore nei suoi due post: Pratiche educative e resistenza al cambiamento e Ripartire dalle pratiche educative.

Desidero inoltre riflettere sugli apprendimenti recenti da me compiuti in relazione sia all’HTML che  all’uso delle nuove tecnologie.

Per facilitare la messa a fuoco dei temi esplicito alcune domande che riflettono in parte le osservazioni dei numerosi interventi scritti a commento dei post sopra indicati

  •  Perché permane la forte resistenza alle innovazioni di un considerevole numero di insegnanti?
  •  Quali ne sono i fattori più rilevanti?
  •  Come si possono trovare soluzioni equilibrate e percorribili ai problemi?

Sono del parere che gli elementi problematici siano riconducibili a molteplici cause:

  1. fattori culturali di sfondo,
  2. fattori sociali,
  3. fattori gestionali ed organizzativi
  4. a cui spesso si associano discutibili pratiche didattiche, cattiva impiantistica curriculare, abbassamento degli obiettivi e delle richieste didattiche di natura cognitiva e impossibilità di individualizzazione, mode didattiche inefficaci.

Sarebbe opportuno e auspicabile un Paese più istruito, ma i risultati presentati da Tullio De Mauro ne La cultura degli italiani(Laterza)  che riflette sullo stato della cultura diffusa in Italia, evidenziano fra gli aspetti negativi che non possono essere messi in discussione data la loro evidenza l’arretratezza strutturale e la cultura italiana di massa.

In relazione all’arretratezza strutturale le classi dirigenti dimostrano scarsa attenzione, come testimoniano le politiche scolastiche e formative e i tassi nazionali di alfabetizzazione: (in Italia)

  • 5% è analfabeti completi;
  •  33% semianalfabeti;
  • 33% a rischio analfabetismo di ritorno.

Non molto diverso è l’atteggiamento della società dei letterati, autorevole dal punto di vista del suo prestigio sociale, che è sempre stata autoreferenziale,con pochi “eretici” al suo interno, e non colma la distanza che la separa dal paese reale.

A veicolare la prima vera cultura italiana di massa è stata la televisione con gli effetti sociali e politici che sono davanti agli occhi di tutti.

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Riflessioni e quesiti su «codice codifica complessità»

Confesso di aver temuto e storto il naso di fronte all’argomento proposto, ritenenendolo ingiustamente privo di fascino, rispondendo in questo ad un riflesso condizionato; a conclusione della lettura e delle attività  connesse ammetto che il tema è tutt’altro che poco stimolante.

Ora posso dire di

  • aver l’idea di cosa sia codifica
  • conoscere il significato dell’acronimo UTF-8 ((Unicode Transformation Format, 8 bit)
  • sapere come si visualizza la codifica caratteri di Mozilla Firefox
  • cogliere differenze fra codifiche

Attività  svolte

Ho realizzato due screenshot per il post Codice Codifica Complessità ,

a) codifica Unicode UTF-8;

b) codifica ISO 8859-1

Ho realizzato due screenshot per la pagina di Wikipedia relativa a Unicode, porzione di colonna a sinistra (lingue) e di testo della colonna centrale:

a) codifica UTF-8

b) codifica ISO 8859-1

il segno giallo del pennarello evidenzia delle anomalie

Inseguendo una mia idea ho voluto verificare quale tipo di codifica usano due quotidiani online: La Repubblica.it e Il foglio.it; ho realizzato uno screenshot che ritrae la sorgente di un articolo de la Repubblica.it (quotidiano fondato nel 1976) ed evidenziato la codifica: UTF-8

Ho eseguito la stessa operazione individuando la sorgente di un articolo de Il foglio.it (quotidiano fondato nel 1996) ed evidenziato la codifica: ISO 8859-1

Ho esteso il procedimento ad altri quotidiani online:

  1. il Manifesto
  2. la Stampa
  3. l’Unità
  4. il Resto del Carlino
  5. The Guardian
  6. New York Times
  7. il Corriere della sera

ottenendo il seguente risultato: tutti i quotidiani usano la codifica UTF-8 fatta eccezione per il Corriere della Sera che usa la codifica ISO 8859-1

Considerato che  UTF-8 al momento attuale rappresenta lo stadio più avanzato del processo avviato verso la creazione di una codifica universale e, ammesso che la mia comprensione sia corretta, si fanno strada alcune domande:

  •  da cosa può dipendere la scelta di una codifica piuttosto di un’altra?
  •  è lecito ricavare informazioni  su sensibilità, apertura, propensione ad incontare/comprendere il diverso/l’altro sulla base della codifica?