#oped12 Apertura all’insegna della sostenibilità

Mi sono avvalsa sia della radio che del web alla ricerca di ispirazione per dare il mio contributo a quanto è oggetto di disamina della quarta settimana di corso.

Ho ascoltato l’intervista che Anna Maria Giordano ,conduttrice di Radio3Mondo, ha fatto a Mitchell Baker nel corso della seconda giornata del  festival Internazionale a Ferrara 5-6-7 ottobre 2012. L’intervistata, come è noto,  è presidente della Mozilla Foundation, una organizzazione non-profit che si propone di promuovere l’apertura, innovazione e opportunità su Internet.

 

 

Avendo intercettato un tweet che conferma questa visione, lo riporto «x noi di Mozilla il primo pensiero non è commerciale, ma fare crescere la rete e dare un servizio aperto alle persone».

 

 

Ho consultato la presentazione  di David Wiley Openness and the Future of Education  (2008) in cui, fra le altre cose, il professore definisce i termini «Open, adj» descrive artefatti didattici:
–  Libri aperti, Open Educational Resources, Open Courseware (Open Source Software)
–  Il materiale didattico liberamente condiviso con le autorizzazioni a svolgere le “4R” attività
– 4R Riusare – Ridistribuire – Rivedere – Remixare

– […]

 

Infine ho visionato il video  Openness in Education  in cui Stephen Downes illustra i principali elementi di apertura in materia di istruzione, compresi i tipi di apertura, i tipi di licenze, modelli di sostenibilità, e le questioni connesse.

In tutte le fonti l’apertura è intesa come possibilità, disponibilità, accessibilità.

La palpitazione, sintomo del riconoscimento di qualcosa di importante,  è arrivata quando mi sono avvicinata al concetto di sostenibilità.

È stato prorpio a questo punto che ho individuato l’angolo di visuale che prediligo nel considerare l’apertura.

Ma che cos’è sostenibilità e quali sono i suoi principi?

Ho ricavato da www.portaledellasostenibilita.it  la definizione

« […] il concetto di sostenibilità implica la capacità di un processo di sviluppo di sostenere nel corso del tempo la riproduzione del capitale fisico, umano, sociale e ambientale […]»

e i suoi presupposti

«valori, conoscenza, rispetto dell’ambiente, partecipazione».

 

Il collegamento a  Serge Latouche, economista, scrittore, docente di Scienze economiche all’Università di Parigi, autore del saggio, Breve trattato sulla decrescita serena, è stato naturale.

Per guardare  l’intervista a Serge Latouche in cui spiega il suo pensiero, cliccare qui

Pe una sintesi Le 8 R from decrescita.

 

***

Mappa n° 3

Licenze e protezione dei contenuti

 

 

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#oped12. Come arrivare al superamento del concetto di copyright.

Con questo articolo mi propongo di riflettere sulle letture consigliate e di considerare alcuni apporti italiani al tema. Essendomi confrontata in altre occasioni con questo argomento mi limito a considerarne ora solo alcuni aspetti; più precisamente mi focalizzo su quelli che per me hanno rappresentato, e insieme, aggiunto sorpresa, significato e nuova comprensione. Così dapprima mi concentro sul funzionamento del diritto d’autore

  • proponendo la metafora della torta presa in prestito da Simone Aliprandi un« giovane e attivo avvocato che da anni si dedica  all’attività di divulgazione in materia di diritto d’autore e specificamente di nuovi modelli di gestione del diritto d’autore (copyleft, open content, Creative Commons…)» e
  • riportando pratiche e opinioni critiche su alcuni espedienti  usati per bloccare la diffusione delle opere: SIAE – DRM.

Successivamente rivolgo l’attenzione sulle soluzioni indicate da Fogel per superare il concetto di copyright.

Per quanto concerne il primo punto propongo

la mia Trasposizione de LA METAFORA DELLA TORTA

Per quanto riguarda il secondo ricorro a due articoli apparsi su due importanti quotidiani nazionali e ad articoli ricavati dal sito web InterLex.

Sergio Rizzo nelle colonne del Corriere della sera del 26 giugno 2012 denuncia La grande famiglia dei dipendenti Siae Quattro su dieci legati da «parentela.  Stipendio di 64 mila euro e benefit: bonus lavanderia  e di penna. Eppure ci sono 189 cause di lavoro»

Anche Guido Sforza nell’articolo «Siae: sprecona e ultima monopolista», pubblicato ne Il Fatto Quotidiano online del 29 settembre u.s., denuncia gli sprechi della SIAE, la Società Italiana degli Autori ed Editori la cui funzione istituzionale è la tutela del diritto d’autore, definendola «la peggiore tra le società di gestione ed intermediazione dei diritti operanti in Europa.»

Il ricorso a DRM,  Digital Rights Management, ovvero “gestione dei diritti digitali, è per Andrea Monti una limitazione della libertà ottenuta attraverso l’ incorporazione nei sistemi delle routine di software che impediscono determinate operazioni.

Corrado Giustozzi sostiene che I meccanismi di DRM non funzionano e non funzioneranno mai e si chiede « quanto tempo ci metterà l’industria a capire che il controllo tecnologico sui dispositivi è sbagliato ed antistorico, e a cambiare di conseguenza il proprio atteggiamento. Purtroppo, come ci dice ancora A. Monti (DRM: l’inaccettabile limitazione dei diritti dell’utente) non sembrano esserci molti segnali che inducano all’ottimismo.»

Ne La promessa di un mondo senza copyright Karl Fogel afferma «La storia del copyright ci spiega come esso sia nato per proteggere un modello di business e non gli interessi degli artisti. E sia stato originato dalla censura.»
Dice inoltre
« [ … ] Ciò per cui le aziende discografiche combattono è molto più grande. Combattono per mantenere uno stato mentale, un’attitudine verso il lavoro creativo, la quale dice che qualcuno deve possedere i prodotti della mente e controllare chi può copiarli […]»
Ma soprattutto prospetta delle vie d’uscita col ricorso al sistema della soglia di garanzia e al sistema della donazione volontaria «si può arrivare al superamento del concetto di copyright, in un mondo in cui la creatività non sia dominata dal denaro. L’alternativa è ritornare alla censura.» Ci elenca le fasi in cui si articola il sistema di garanzia:

  1.  l’autore di una nuova opera comunica in anticipo quanti soldi saranno necessari per la realizzazione dell’opera; questi soldi costituiscono la “soglia”.
  2. Un’organizzazione di intermediari raccoglie dal grande pubblico le garanzie con diversi importi. Quando il totale delle garanzie raggiunge la “soglia” l’intermediario stipula con l’autore un contratto in cui vengono inserite le garanzie raccolte.
  3. Quando ci sono i soldi per raggiungere lo scopo desiderato, a ciascuno viene chiesto il pagamento della quota di garanzia.
    L’intermediario tiene impegnati i soldi, pagando l’autore secondo una scaletta con esso stabilita nella fase di negoziazione del contratto. Il resto dei soldi verrà pagato quando il lavoro sarà completato e reso pubblicamente disponibile non solo ai contribuenti del fondo ma in generale a chiunque. Se l’autore non conclude il lavoro, l’intermediario restituisce i soldi ai contribuenti del fondo.

Del metodo sono in grado di fornire almeno due esempi con i progetti di due amici:

#OCL4Ed – Bilancio conclusivo

Con la sessione 5 si conclude il seminario gratuito online Licenze open content per gli educatori e studenti che vogliono saperne di più sulle risorse educative aperte, diritti d’autore e licenze Creative Commons.

La domanda sottesa all’intera sessione è «Quale licenza devo usare per le risorse educative aperte che ho creato?»

Anche in questa occasione ritengo opportuno segnalare, per un celere recupero, le risorse per lavorare:

  1. Video – Frances Ferreira
  2. Introduzione
  3. Le libertà fondamentali
  4. La Free definizione Opere Culturali
  5. FCW ha approvato le licenze
  6. Tecnologia problemi

Ho affido a un tweet il mio messaggio per Ferreira Frances per condividere un pensiero: la mia preferenza va alla lettura rispetto alla visione di un video del quale gradisco la trascrizione del testo. Con il tweet ho voluto portare a compimento un compito e contemporaneamente evidenziare quella che sembra essere una disattenzione generalizzata. In questo seminario l’uso dei video è stato generoso e, data l’assenza di qualsivoglia trascrizione del testo , è da dedurre che sia dato per scontato che la soluzione adottata sia accessibile a tutti.

Fra le risorse ho apprezzato specialmente l’introduzione volta a  fornire le informazioni agli educatori e le istituzioni educative con le quali sipossono prendere decisioni consapevoli al momento di scegliere le licenze contenuto aperto. Non sono proposte ricette preconfezionate nè indicati i  criteri per decidere; la soluzione adottata è affidata ad alcune domande con le quali l’autore è invitato a immaginare l’uso del proprio lavoro; a pensare ciò che gli utenti potranno fare con quel lavoro; a confrontarsi sull’accessibilità del lavoro a prescindere dal fatto che sia usato per scopi commerciali o non commerciali; a decidere se concedere o meno la possibilità di migliorare il proprio lavoro; a confrontarsi sulle condizioni di condivisione.

Interessante è risultata, a mio avvio, la discussione in ambito OER riguardante la questione della non-commerciale (NC) restrizione. Ne propongo una sintesi.

Molti sostenitori della cultura libera citano i principi di libertà di espressione (articolo19) e i diritti alla remunerazione equa e soddisfacente (articolo 23)  Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite come una ragione per non escludere il diritto di guadagnarsi da vivere attraverso OER. Altri sostenitori dell’istruzione gratuita sostengono che i fenomeni di «conversion, and enclosure» garantiscono l’inclusione di carattere non commerciale della restrizione (si veda ad esempio Downes 2011) . Per conversione  è da intendersi  l’appropriazione da parte dei fornitori commerciali del contenuto gratuito e aperto e delle risorse  L’intento di questi fornitori è quello di ottenere ciò che si può trovare gratuitamente per convertirlo in un vantaggio commerciale. Dopo aver creato un prodotto commerciale, il provider  trova che oggi la sua concorrenza principale deriva dall’originale alternativa non-commerciale . Quindi, è necessario  rendere l’accesso alla originale non commerciale sorgente più difficile, se non impossibile.

 

Non resta che esprimere una valutazione critica del seminario e dei risultati raggiunti, tenendo conto degli aspetti positivi e negativi.

Attraverso il seminario ho sviluppato la mia conoscenza su entrambi gli ambiti, OER e Licenze Creative Commons; sono convinta che gli organizzatori possano dirsi soddisfatti sia della qualità della proposta che dei risultati raggiunti. Reputo rilevanti sia le risorse che i materiali forniti; ho trovato chiare le istruzioni per le attività formative interessanti le attività di apprendimento. La maggiore difficoltà, per altro già segnalata, è riconducibile all’assenza della trascrizione dei video riconosco però che c’è un’unica eccezione rappresentata da Downes al quale riconosco sensibilità e coerenza.

Ho avuto modo di evidenziare nel post dedicato alla prima sessione di #OCL4Ed la mia interazione con gli altri corsisti  producendo messaggi microblog in lingua inglese (ed è stata per me una conquista), leggendo spesso e seguendo i messaggi di microblog  dei partecipanti,  inserendo qualche breve intervento nei forum di Moodle.

La tecnologia preferita per accedere ai materiali didattici  è stata WikiEducator; per orientarmi mi sono avvalsa di Ask OERu la comunità sviluppata sul forum e articolata in domande risposte, all’inizio del corso, prima del suo effettivo avvio.

Non sono interessata al rilascio di un attestato di partecipazione ma mi farebbe piacere se esistesse l’opzione di un distintivo rilasciato dalla Fondazione OER da visualizzare sul mio sito web.

Raccomando ad altri senza riserve il workshop OCL4Ed che verrà primaa  poi riproposto.

#OCL4Ed Riflessioni sulla quarta sessione del laboratorio

Nel corso di questa sessione sono introdotti gli strumenti gratuiti giuridici offerti da Creative Commons che gli educatori possono utilizzare per affinare il loro copyright.  Segnalo, come di consueto per un celere recupero, le risorse per lavorare:

  1. Video segnale – Cathy Casserly
  2. Introduzione
  3. Le basi delle Creative Commons
  4. Le sei licenze Creative Commons
  5. Tre strati di una licenza Creative Commons
  6. Remix compatibilità tra le licenze Creative Commons
  7. Riassunto

La lettura dei dati biografici che anticipano la visione del video di Catherine Casserly mi permette di fare chiarezza sul significato dell’acronimo CEO che in più occasioni ho incontrato ma la cui ricerca di soluzione ho procrastinato per troppo tempo. Qui l’acronimo non è usato nell’accezione della figura mitologica , designa invece chief executive officer (CEO, American English) che corrispondente alla carica di Ad, amministratore delegato, in Italia.

Il mio primo cinguettio richiesto dalle attività della sessione riguardanti le licenze Creative Commons corrisponde al titolo di un elaborato di cui ho parlato in altre occasioni «Licenze Creative Commons, la soluzione al diritto d’autore nell’e-learning nell’era digitale».

Grazie alla traduzione del filmato che ho trovato nel sito di Creative Commons Italia  ho la possibilità di guardare e comprendere il video di Justin Cone: “La creatività si basa sul passato” del quale annoto qui le battute che maggiormente mi hanno convinto:

La creatività costruisce sempre sul passato … Le leggi sul diritto di autore limitano il tuo accesso al passato…E se potessimo prendere in mano la legge?…con una licenza CreativeCommons puoi! …E` gratuita e libera.

Vi scorgo lo svolgimeno di un ragionamento che attribuisce un ruolo cardine alla consapevolezza, al senso critico, all’inventiva oltre che alla determinazione che l’autore deve esercitare per tutelare la sua produzione.

Assecondando  la visione di un altro videoWanna lavorare insiemeproposta la per avere una panoramica di Creative Commons, scopro che la versione italiana, prodotta dal Comune di Modena,  è curata dall’amico Simone Aliprandi.

È a questo punto che decido di visitare la pagina del gruppo aperto Copyleft-Italia  su Facebook « è un progetto indipendente di divulgazione e informazione, una sorta di osservatorio virtuale sul copyleft inteso come fenomeno sia giuridico che culturale, nonché su tutte le nuove istanze d’innovazione dei modelli di diritto d’autore…» per vedere cosa bolle in pentola.

Seguendo i vari links arrivo ad esplorare il portale dati.gov.it e quello regionale dati.veneto.it;del primo leggo la sezione Voglio capire dove «vengono raccolte informazioni più approfondite sul tema dei dati aperti e sulle iniziative ad esso collegate» e incuriosita perlustro Infografica la pagina articolata in sezioni plurime fra cui:

Staziono in particolare sulla mappa che visualizza «la distribuzione geografica delle amministrazioni che rilasciano open data». Vale la pena di ispezionarla per bene. Leggendo la pagina, intitolata Applicazioni, mi rendo conto che ho un mondo tutto da esplorare del quale so molto poco.

La sensibilità sviluppata nei confronti delle  licenze Creative Commons mi induce a prestare attenzione alla  licenza Italian Open Data License v2.0.

Ora, grazie a questi altri tasselli aggiunti ad un puzzle che appare sempre più sfaccettato, divento cosciente che la percezione del legame esistente tra vari elementi, ha fatto maturare in me la decisione, risalente ad alcuni mesi fa, di chiedere l’iscrizione al gruppo chiuso su Facebook denominato Gli Stati Generali dell’Innovazione «nati per iniziativa di alcune associazioni, movimenti, aziende e cittadini convinti che le migliori opportunità di crescita per il nostro Paese sono offerte dalla creatività dei giovani, dal riconoscimento del merito, dall’abbattimento del digital divide, dal rinnovamento dello Stato attraverso l’Open Government».

 

 




#OCL4Ed Sintesi della terza sessione del laboratorio

L’imitazione è naturale per l’uomo dall’infanzia [e] le prime cose che impara si rivolgono a lui attraverso l’imitazione.

Aristotele (The Poetics)

Durante la Sessione 3 sono esplorati i fondamenti del diritto d’autore tra cui: la storia, cosa protegge il copyright, chi possiede il diritto d’autore e come funziona in un contesto internazionale il copyright.

Risorse per lavorare con

Numerose, e alcune particolarmente interessanti, le attività di apprendimento come la storia del diritto d’autore e il caso  di studio «Esame delle implicazioni sul diritto d’autore per lo sviluppo di un corso online su Hamlet di Shakespeare» che ha ben esemplificato la complessità del diritto d’autore!

Mi sono divertita a rappresentare una sintesi della storia del diritto d’autore utilizzando un organizzatore grafico reperito in un sito i cui materiali sono offerti sotto Attribution-NonCommercial-ShareAlike licenza Creative Commons.

8 Eventi Organizer Sequence «Freeology.com 

Relativamente  posso dire che pur avendo studiato il diritto d’autore, e l’elaborato qui visibile è la prova concreta, ho notato che ho ancora molto da imparare; il caso di studio evidenzia la molteplicità di elementi che è necessario prendere in considerazione e con cui entrare in confidenza:

  • cos’è  il diritto d’autore e ciò che lo protegge
  • le attività che il copyright vieta
  • i tipi di risorse e di materiali protetti da copyright
  • cos’è  il pubblico dominio e quando le opere d’autore diventano di dominio pubblico
  • la durata di copyright
  • chi detiene diritti d’autore compreso chi possiede diritti d’autore in situazioni di lavoro
  • i diritti degli autori o i detentori del copyright.

Concludo richiamando l’attenzione sul ruolo dell’identità digitale e sulla necessità di una sua costruzione attenta ed accorta per riuscire a gestire e monitorare con consapevolezza e senso di responsabilità una pluralità di aspetti e questioni altamente strategiche, che attengono ai diritti e doveri, alla proprietà intellettuale, al diritto d’autore, alla reputazione.

#OCL4Ed Osservazioni sulla seconda sessione del laboratorio

Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.

George Bernard Shaw

Nella seconda sessione sono state prese in considerazione le questioni connesse con la proprietà delle idee in materia di istruzione in un mondo digitale. Le risorse proposte per lavorare sono:

Video  – David Wiley

La proprietà delle idee in un mondo digitale

Verso una definizione di OER

Benefici OER e miti

Riassunto

Le attività di apprendimento con le quali i corsisti si sono confrontati hanno riguardato:

  1. microblog messaggio per condividere i propri pensieri in merito al video di David Wiley;
  2. microblog messaggio per condividere i propri pensieri in merito al video di Moglen and Lessig;
  3. quiz con riflessioni sui requisiti per una definizione di OER;
  4. barriere, opportunità e prospettive per l’OER [discussione sul forum di Moodle];
  5. microblog messaggio Retweet tuo tweet preferito  # Open Textbook.

Mi accingo a esprimere le mie reazioni e opinioni sulla sessione portata a compimento fruttuosamete, anche se mi sono attardata su un tema che solo marginalmente ha a che fare coll’argomento della fase due che è risultata interessante per gli stimoli e le sorprese che (mi) ha riservato.

Incontrando difficoltà nella comprensione del messaggio di David Wiley nel mio tweet ho posto la domanda sul perché mi è risultato impossibilità trovare la trascrizione del testo del video di Wiley. Si è trattato di una svista o di una  diversa sensibilità?

Leggendo la biografia del professore sono stata catturata dall’affermazione che qui propongo

[…] He is an active member of The Church of Jesus Christ of Latter-day Saints and served a two-year mission for the church in Fukuoka, Japan from 1991-1993. David currently lives in Utah with his wife, Elaine, and their five children […]

e non conoscendo la Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, ho pensato di consultare Wikipedia in italiano e in inglese con lo scopo di porre rimedio a quella che si è mostrata come una delle mie numereose lacune; ho scoperto che la misteriosa espressione coincide con la Chiesa mormone. Non intendo in questa sede approfondire questo aspetto, ma mi piace osservare che la partecipazione a corsi internazionali è un’ottima occasione di esplorazioni  multiculturali.

Annoto, perché per me si è trattato di una piacevole sorpresa, che il mio secondo tweet

I believe a system of ownership of ideas isn’t consistent with the guarantee of fundamental human rights …. #OCL4Ed.

è stato ritwittato da due amici: Andreas F. e Apostolos K. che ringrazio per l’implicito incoraggiamento per me prezioso.

Sul forum di Moodle ho letto con una certa inquietudine ciò che un corsista (R. P.) ha postato in merito agli ostacoli che OER incontrano nella loro affermazione;  ha narrato un’amara e sconfortante esperienza personale, dalla quale ha maturato la convinzione che  lo scoglio maggiore è rappresentato dalla “Proprietà” sia degli autori che degli editori. Questi ultimi utilizzano ogni via legale per tutelare il proprio marchio e i contenuti.

È stato per me inevitabile collegare la preoccupante avventura con quanto letto, solo qualche giorno prima,  su Repubblica.it e su The Guardian in relazione alla richiesta di estradizione di Richard O’Dwyer da parte degli Stati Uniti che accusano il ragazzo di aver violato le leggi del copyright online.

«Come possiamo superare la questione della proprietà?» si chiede R.P. e poi prosegue «Non sono sicuro che possiamo come individui. Ci vorrà l’azione di governo, ma non tutti i governi sono ricettivi ai cambiamenti delle leggi sul copyright o abbracciare le licenze aperte.»

Sono d’accordo.




#change11 OER… e in Italia?

Per facilitare la messa a fuoco dell’argomento della settimana può essere utile indagare in merito a

  • significato dell’acronimo OER
  • definizione
  • breve richiamo storico
  • vantaggi

L’ acronimo OER, Open Educational Resources, sta per  risorse educative aperte; impresa più complessa è dare una definizione giacché ne esistono più d’una se si considera il sito web wiki.creativecommons.org:

– The William and Flora Hewlett Foundation;

– OECD  and UNESCO;

–  The Cape Town Open Education Declaration;

–  Wikipedia; e) The Wikieducator OER Handbook;

– OER Common

La linea del tempo, creata con Vertex42, permette la visualizzazione di un breve richiamo storico:

A beneficiare della diffusione delle Risorse educative aperte possono essere più soggetti:

  • le singole persone, gli insegnanti che vedono autmentata la possibilità di essere conosciuti;
  • le Istituzioni accademiche sia per l’aumento di nuovi studenti, sia per crescita della qualità, e l’ incremento dell’immagine;
  • la formazione continua

I fattori abilititanti delle OER sono individuabili nell’/nelle

  • aumento delle connessioni
  • aumento dei contenuti disponibili
  • tecnologie a basso costo

Le OER in Italia non sembrano avere troppi riconoscimenti se si considera la recente presentazione, Oltre i contenuti. prospettive e nuove opportunità per le Open Educational Resources, realizzata da  A.Fini, il quale fa notare che

  • nessuna istituzione italiana ha sottoscritto la dichiarazione di Città del Capo,
  • nessuna istituzione italiana è membro del OCW Consortium
  • esistono iniziative e progetti Open Learning, anche se non esplicitamente dichiarati OER.

Lo stesso docente, riportando i risultati del « sondaggio 2009 tra i responsabili e-learning di alcune Università, sponsorizzato da Sie-l – Società Italiana di e-Learning» che ha ricevuto «solo 15 risposte ottenute su 63 richieste inviate» attribuisce  il fenomeno alla mancanza di una «cultura della condivisione».

Cosa può favorire la diffusione delle OER?

La risposta viene da E.Pantò che così si esprime: «Definire politiche per l’uso e il riuso delle OER a livello di istituzioni (università, scuole, enti di formazione), ove possibile collegate a politiche di livello locale o nazionale…»

L’effervescenza che si riscontra nel movimento dell’Open Access che sul Wiki sull’Open Access in Italia si confronta e fornisce aggiornamenti sullo stato dell’arte, unita a iniziative di intraprendenti giovani fra cui S. Aliprandi del quale segnalo Il diritto d’autore nell’era digitale: comportamenti, percezione sociale e livello di consapevolezza, induce a credere che anche in Italia qualcosa si stia muovendo.

Lo spero vivamente.