# etmooc – La lingua batte e sei gradi di separazione (1)

Pago volentieri il canone TV anche solo per radio3rai con  i suoi fantastici programmi; in più occasioni ho espresso apprezzamenti per le proposte, sempre di qualità, che la rete offre agli utenti e che in più occasioni mi hanno sollecitato all’azione, proprio come è accaduto qualche giorno fa con la realizzazione di una storia, utilizzando Storify, sulla nuova iniziativa Le librerie di qualità di Fahrenheit.

Ha preso il via  sabato 13 gennaio 2013 alle 14 La lingua batte un nuovo programma che apprezzo molto; nel sito di radio3 rai si legge [La lingua batte  è]

Un osservatorio sullo stato e sull’evoluzione della lingua italiana nei suoi vari aspetti […] gli ascoltatori  potranno segnalare clamorosi errori linguistici,  sottoporre i loro dubbi… o indicare quella che secondo loro è La parola della settimana.

Il programma si articola in diverse rubriche:

  1. LE PAROLE SONO IMPORTANTI
  2. DICE IL SAGGIO
  3. SCUOLAPOP
  4. INSEGNARE L’ITALIANO – [Asinitas]
  5. ACCADEMIA D’ARTE GRAMMATICA
  6. CANZONE DI REPERTORIO DIALETTALE
  7. IL MUSEO DEGLI ERRORI
  8. LA PAROLA DELLA SETTIMANA

Il programma, che mi ricorda una trasmissione educativa degli anni Sessanta che ha insegnato a molti italiani a leggere e a scrivere: Non è mai troppo tardi,  ha un gruppo molto attivo su Facebook LA LINGUA BATTE – Radio3 che  al momento attuale ha 2.119 membri.

È possibile ascoltare le puntate anche in maniera asincrona essendo disponibili i podcast di ciascuna puntata; il collegamento alla podoteca è questo.

L’ultima puntata, quella del 9 febbraio 2013, intitolata Morbus anglicus?, mi è piaciuta in modo particolare per il tema su cui mi sono attardata  in altre occasioni, per esempio qui e qui.

A mo’ di promemoria annoto qui l’elenco di alcuni podcast relativi a tre rubriche della puntata su cui desidero parlare:

  • Scarica) LA LINGUA BATTE del 09/02/2013 – PAROLA DELLA SETTIMANA==> Computer
  • (Scarica) LA LINGUA BATTE del 09/02/2013 – LE PAROLE SONO IMPORTANTI
  • Scarica LA LINGUA BATTE del 09/02/2013 – IMPARARE L’ITALIANO

Mi piace richiamare alla memoria alcuni elementi evidenziati dal conduttore Giuseppe Antonelli nel raccontare la parola  «Computer»

  • in principio il C. era una persona
  • la derivazione: calcolatore umano/ calcolare
  • l’origine latina: cum putare
  • i passaggi ulteriori
    • 1987 proposta di introdurre la parola computiere
    • 1966 uso documentato della parola
    • fino alla metà degli anni ’80 Computer è considerato neologismo
    • […]

Nell’ascoltare le informazioni sul primo elemento ho provato un’ intima soddisfazione perché in un articolo,  Itineario nell’automazione ,fra le altre cose ho riferito degli esiti del lavoro di Grier, David autore del libro When Computers Were Human, in cui, tracciando una storia della storia della scienza e della tecnologia, c’informa del fatto che i primi computer erano umani, sia uomini che donne.

Sono stata poi particolarmente colpita dalla rubrica Imparare l’italiano dove una classe  di studenti stranieri dei corsi d’italiano dell’Associazione Asinitas è alle prese col vocabolario domestico; grazie agli stimoli mi è stato possibile stabilire associazioni, operare collegamenti particolarmente interessanti, che mi hanno permesso di risolvere un problema che aveva incominciato ad assillarmi.

L’ intervista a Riccardo Gualdo, Professore di Linguistica italiana all’Università della Tuscia e autore con Claudio Giovanardi di Inglese-italiano 1 a 1. Tradurre o non tradurre le parole inglesi?, (Manni, 2008) mi ha dato l’opportunità di riflettere sul ruolo svolto dalla nuove tecnologie che, attraverso Internet e la Rete, hanno accelerato il processo di anglicizzazione dell’italiano. Il professore si è detto completamente in disaccordo con la decisione adottata dai Politecnici di Milano e Torino a erogare corsi in lingua inglese, mettendo in luce le conseguenze negative che l’adozione dell’inglese potrebbe nascondere.

Concludendo esprimo di essere in sintonia con il pensiero del professor Gualdo del quale quanto prima leggerò il libro e, al contempo, mi dichiaro la mia curiosità di conoscere gli anglicismi entrati nell’uso negli ultimi anni e le corrispondenti parole italiane.

#OT12 Guardando indietro

In questo post mi propongo di riflettere sulla mia partecipazione a OT12, un Mooc sulla Traduzione aperta, strumenti e pratiche, rivolto a traduttori e insegnanti di lingue (principalmente inglese e spagnolo). Propongo dunque l’espressione del  punto di vista di chi non rientra né nella prima categoria né nella seconda, ma quello di una persona curiosa di natura, alla ricerca di «occasioni di immersione e contaminazione linguistica nella speranza che almeno le resistenze psicologiche si allentino grazie a un contatto prolungato con la lingua che studio» (primo post OT12).

Operando un’indagine retrospettiva la prima osservazione che mi preme fare riguarda il senso di profonda gratitudine che nutro nei riguardi dei promotori di OT che, grazie all’apertura, hanno reso possibile l’accesso al corso anche a me che non sono esperta di lingua inglese, ma solo una studentessa. Individuo quindi nell’apertura il punto di forza per me più significativo.

Non ho preso parte alle attività di traduzioni / sottotitolazioni in Amara né di traduzione in Transifex (e qui), tuttavia l’arricchimento personale è una conseguenza dell’essere venuta a conoscenza di queste affascinanti e importanti realtà. Ho provato intima soddisfazione nel momento in cui  idee, fatti, concetti dapprima conosciuti come isolati sono risultati visibili nelle relazioni esistenti fra loro, perché presentati in un quadro d’insieme.  Mi riferisco alle pratiche di traduzione aperte che contano su crowdsourcing e sono utilizzate per tradurre le risorse aperte come le conferenze TED ( raccomando «Perché traduco») e gli articoli di Wikipedia (progetto traduzioni) e progetti di blogging globale e citizen media come ad esempio Global Voices (progetto Global Voices lingua).  Conosciuti e frequentemente da me usati sono gli strumenti di traduzione di Google e i dizionari online come Wordreference.

Inaspettato ma certamente molto apprezzato è stato l’incontro con FLOSS manual Open Translation Tools, usato come libro di riferimento del corso ma da ora anche manuale di riferimento  di una lifelong learner.

Sono certa che l’esperienza pregressa derivata dalla partecipazione a numerosi MOOCs connettivisti (PLENK2010, CCK11, Change11…) mi sia stata d’aiuto e abbia sostenuto la mia motivazione.

Trovo singolare la sincronicità riscontrata tra la conclusione di Open Transation12 e l’evento che stamattina mi ha indotto a scrivere il post Un ossimoro. La forma composta «Go away», che da il titolo all’articolo a cui il mio post si riferise (unitamente all’immagine), trasmette un messaggio che si presta a interpretazioni che possono divergere anche in virtù di differenze culturali.

A tale proposito mi piacerebbe sentire il parere di un traduttore.

 

#OT12 Dieci ragioni per tradurre

Premetto che interpreto come un incoraggiamento, per il quale ringrazio,  quanto ho letto nella sintesi della settimana di OP12

[…] Thanks very much to all those who are tweeting about OT12 and also to our first blogger[…]

Esplicito che lo scopo di questo post è ragionare sui temi proposti nel corso della prima settimana:

  • didascalie automatiche di Google per YouTube
  • perché tradurre?

Considero straordinari gli argomenti e sorprendente l’approccio nelle attività di riflessione, foriero di bellissime ed emozionanti idee che certamente hanno la proprietò di dilatare gli angoli di visuale.

Sono riuscita a reperire la trascrizione del video con l’intervista a Ken Harrenstien un ingegnere di Google che ha contribuito a sviluppare il sistema sulla nuova didascalia automatica e le funzioni di cronometraggio automatico su YouTube, che mi ha permesso di aggiungere un elemento per me fondamentale per l’accesso alla comprensione delle informazioni veicolate da altri mezzi

  • lingua dei segni
  • interprete (dalla lingua dei segni all’inglese)
  • didascalie

Riconosciuto che i temi principali affrontati nella video intervista sono riconducibili all’accessibilità e all’innovazione, ritengo opportuno considerare le  implicazioni sociali  e quelle economiche conseguenti all’introduzione delle novità tecnologiche là menzionate.

C’è da chiedersi, cioè, perché l’aggiunta automatica delle didascalie nei video rappresenta un vantaggio e chi ne sono i beneficiari.

Sono i non udenti, gli utenti internazionali, gli editori, i proprietari di contenuti a trarre indubbi vantaggi dal momento che le didascalie/ sottotitoli rappresentano

  • un’alternativa testuale per coloro che non
    • possono visualizzare il contenuto non testuale (non udenti, utenti internazionali che parlano / comprendono lingue diverse)
    • volendo interferire con il contesto per motivi diversi (es. sono in treno…), preferiscono togliere l’audio
  • uno strumento che favorendo la ricercabilità dei video su You Tube ne aumentano le visualizzazioni.

La video intervista è un esempio di come le tecnologie possano dare una risposta a svariati problemi degli utenti;  rappresenta, al contempo, uno stimolo (per me) a prendere in considerazione in modo più accorto standard e normative  che definiscono l’accessibilità per i sistemi informatici. Altre occasioni di conoscenza, per me, sono riconducibili al riconoscimento vocale e alla lingua dei segni che erroneamente pensavo avesse valenza internazionale.

Altrettaneto entusiasmante è risultata la trattazione del secondo argomento «perché tradurre?» condotta secondo un’ottica che collega la traduzione all’accessibilità e all’apertura delle risorse. Straordinario il sito web segnalato Ethnologue: lingue del mondo. Si tratta di un’opera di consultazione enciclopedica in cui sono catalogate le 6.909 lingue vive conosciute di  tutto il mondo. Consiglio il Rapporto per l’ Italia.

Ho voluto sintetizzare nella mappa –tradurre– le motivazioni per la traduzione.

Segnalo infine un video sul funzionamento di Google Translate. perché permette di capire quanto sia importante la produzione di contenuti da parte degli utenti.

#mobimooc2012, Sulla condivisione degli strumenti mobili e sul curriculum mlearning

Desidero prendere in esame due fra i temi discussi nei forum del corso, perché più rispondenti ai miei attuali bisogni formativi:

  • condivisione dei personali strumenti mobili preferiti relativi all’apprendimento
  • perché un curriculum mobile learning.

Noto che i due argomenti sono in relazione fra loro per alcune ragioni che indico e visualizzo.

Gli strumenti mobili rappresentano soluzioni a bisogni formativi specifici;  considerata la loro varietà, richiedono l’acquisizione di cognizioni sull’argomento al fine di operare scelte conformi alle necessità. Evidenziano, inoltre, come sia essenziale l’ appropriazione di un lessico specifico anche in considerazione della continua comparsa di nuove parole, di frasi e abbreviazioni della tecnologia.

La lettura degli interventi dei colleghi ha permesso di orientare la mia attenzione, focalizzare meglio le articolazioni dei due problemi esaminati e ha suggerito riflessioni sugli effetti della condivisione sul piano dell’apprendimento.

Allineando il mio comportamento alle richieste esplicitate nei forum, richiamo alla memoria gli strumenti mobili che ho usato per l’apprendimento ma che ora, pur essendo a portata di mano, utilizzo rararmente, si tratta di un Nokia 7210 col quale mi sono divertita a scattare fotografie e  l’iPod con cui ho ascoltato musica e English Podcast. Ora sono alle prese con un HTC sensation 4G, causa prima della mia partecipazione al corso, come ho esplicitato qui.

Per poter meglio conoscere il mio cellulare e sfruttare appieno la guida all’uso incorporata nel mio HTC Sensation; sperimentare le caratteristiche e le funzioni ancora non praticate e, infine, per individuare applicazioni, rivolgendo un’attenzione particolare per quelle che sostengono l’apprendimento della lingua inglese, ho realizzato dapprima una tabella a tripla entrata, i cui indicatori sono a) caratteristiche b) descrizione c) definizione; ho provveduto quindi a cercare significati e ad inserire definizioni facendo ricorso ad alcune risorse

 * telefonino.net il sito italiano d’informazione sulla telefonia

* pianeta cellulare una rivista a carattere informativo, tecnico e scientifico

* Webopedia  dizionario

Attraverso le ricerche relative al p.3,  ho visto confermata la convinzione che siano necessarie

  • l’assunzione di un atteggiamento critico,
  • l’acquisizione di competenze, come ho evidenziato in un precedente post , che permettano (anche) la prevenzione della bulimia di applicazioni.

Concludo ripensando agli effetti che ha avuto su di me la temporanea impossibilità di accedere al forum di discussione, mi riferisco alla

  • comparsa di emozioni spiacevoli quali ansia, sgomento, mortificazione, senso di inadeguatezza;
  • ricerca di soluzioni alternative;
  • modifica della mia modalità di partecipazione nello spazio di #mobimooc12 google groups;
  • focalizzazione su quello che nel tempo dell’attesa mi era possibile fare.

Riconosco inoltre che  proprio grazie a quell’iniziale impasse devo l’ incremento della comprensione dell’affermazione di McLuhan  secondo cui l’oggetto di studio dovrebbe essere il mezzo non il contenuto veicolato.

#mobiMOOC12: gruppo Google

Prendo in esame il luogo d’incontro per tutti i partecipanti del corso MobiMOOC2012: lo spazio del gruppo Google. Nel farlo rilevo che non è sufficiente la semplice osservazione, al contrario è indispenzabile l’esplorazione diretta del sito. Il timore  mi accompagna in questa azione come sempre succede quando m’imbatto in un nuovo ambiente o sperimento qualche nuova tecnologia.

 

Mi chiedo se la resistenza che molte persone, non ultimi gli insegnanti, provano nei confronti delle nuove tecnologie e dei Social networking sia riconducibile alla sensazione di incertezza e d’insicurezza che si prova quando non si controlla del tutto una situazione.

Mi chiedo se il tentativo di fuga o di tenere lontano da sé la tecnologia sia la strategia più efficace da adottare o non si risolvano invece in un ulteriore abbassamento del grado di autostima.

Stando così le cose, avendo l’obiettivo di quietare e rassicurare l’esercito dei timorosi che per certi aspetti sono l’incarnazione dei moderni luddisti, quali sono gli interventi più efficaci da adottare?

Personalmente ho trovato sostegno nell’affrontare l’ambiente Google gruppi, al quale avevo fatto ricorso in altri momenti senza tuttavia approfondirlo, nella guida opportunamente predisposta; essa fornisce le necessarie informazioni fra cui:

  1. definizione di gruppo
  2. elenco di cose che si possono fare con Google gruppi
  3. ruoli dei partecipanti

Attraverso un percorso guidato sono entrata in contatto con una varietà di dati e informazioni riguardanti

 

Mentre esploro questo spazio ho la conferma che è indispensabile sperimentare in prima persona agendo, provando, mettendoci le mani, perché grazie a questo processo vengono meno quegli elementi che impediscono un sano apprendimento quali la paura di sbagliare, il timore di non rispondere alle aspettative e di perdere la stima…

Accanto a queste acquisizioni, attraverso la presentazione che di sé hanno fatto, ho raccolto anche indicazioni sulla provenienza dei corsisti qualcuno dei quali già incontrato in precedenti cMOOC.

Ho constatato che Europa, Americhe, Asia, Africa, Oceania sono rappresentati.

#mobiMOOC12: condivisione dei segnalibri tramite Delicious

È questo il secondo resoconto dell’eplorazione da me condotta negli spazi di mobiMOOC dedicato all’ambiente in cui sono archiviati gli indirizzi delle pagine web ritenute significative dai membri della comunità virtuale interessati all’apprendimento/ insegnamento attraverso dispositivi mobili.

Premesso che uso abitualmente Delicious pur avendo un account anche su Diigo, la domanda che affiora alla mente è riconducibile al/i motivo/i di questa preferenza da parte dei promotori di mobiMooc: è questione di abitudine, di semplicità d’uso, di funzionalità o altro?

Sono certa di essere compresa se dico che i continui cambiamenti rilevati mi hanno non solo disorientato ma anche  infastidito; recentemente per esempio, leggendo sul blog del social bookmarking, il post Consolidating tags and stacks  ho appreso che dai primi di agosto  sarà eliminata la possibilità di creare raccolte, proprio quelle raccolte alle quali era stato affidato il rilancio di Delicious.  Leggo su Delicious blog che la decisione è stata dettata dalla necessità di semplificare agli utenti il modo  di organizzare i link su Delicious. Non è stato  per me di sollievo sapere che le raccolte realizzate non andranno perse ma convertite automaticamente in tag.

Dei segnalibri setacciati ne segnalo alcuni che mi sono sembrati significativi;  si tratta ovviamente di risorse che condividono la  peculiarità di essere legate all’apprendimento/insegnamento tramite tecnologia mobile. Li elenco, ne fornisco una breve interpetazione d’insieme, spiegando al contempo la significatività della risorsa dal mio punto di vista.

  • Research Report on Inspiring Students and their Teachers with TI-Nspire,  è il rapporto pubblicato dall’Università di Aberdeen che presenta  i risultati di un progetto di ricerca svolta nel 2008-09.  Le domande di ricerca esplicitate riguardano gli insegnati e la loro consapevolezza nell’esercizio del loro lavoro attraverso le tecnologie e l’impatto che le medesime hanno sulla motivazione e sull’impegno degli studenti.

 – Quando usano la tecnologia, gli insegnanti sono consapevoli di cambiare il modo col quale insegnano temi particolari?

– Quando usano la tecnologia,  gli insegnanti sono consapevoli di cambiare il modo col quale insegnano in generale? In caso affermativo, quali sono questi cambiamenti e come sono  giustificati?

– Quando si usa la tecnologia, qual è l’impatto sulla motivazione e sull’  impegno degli studenti?

– La padronanza del software / palmari  è vista come un peso, una  barriera  o  come elemento prezioso e motivante?

– In che modo l’uso di palmari può aiutare gli insegnanti nella formazione e nella valutazione dei loro studenti?

  • Strengths and Weaknesses of Mobile Learning,  l’articolo considera i punti di forza e di debolezza  del mobile learning  oltre che le opportunità di questa nuova tecnologia è in grado di offrire. Fra i primi sono segnalati
    • la sua piattaforma,
    • la possibilità di pianificare il proprio apprendimento secondo tempi e luoghi conformi alle necessità personali,
    • formato aperto e senza  le complicazioni intrinseche ad un sistema desktop o PC,
    • la continua evoluzione della tecnologia mobile.

Fra i punti di debolezza sono segnalati

  • la tecnologia mobile in continua evoluzione,
  • tempo e impegno per aggiornamenti  e ritocchi alle applicazioni,
  • competenze/abilità d’uso degli strumenti.
  • Mobile learning #1: The big picture  partendo da un dato che si riferisce alla vendita  e all’uso di dispositivi portatili mobili in cresciuta a dismisura negli ultimi anni, il post considera le enormi implicazioni per l’educazione in generale, e l’apprendimento delle lingue, in particolare. È un apprendimento che avveniene attraverso una serie di  dispositivi mobili: Smartphone,  tablet PC, netbook , e-reader, e lettori MP4; tutti questi dispositivi possono essere utilizzati nell’informale apprendimento e anche in situazioni di apprendimento più formali.  Sono presentati alcuni scenari che prevedono l’uso di
    • applicazioni flashcard per memorizzare il vocabolario
    • podcast video da un certo numero di canali televisivi del Paese della lingua studiata,
    • un dizionario bilingue  sul  iPhone per verificare eventuali nuove parole in cui ci si imbatte.
    • SMS per mantenere un rapporto con amici stranieri
    • podcast grammatica nel suo iPod – podcast grammatica nel suo iPod (BBC).

Non nascondo di essere interessata a sperimentare le  applicazioni flashcard.

  • Mobile learning #3: The apps l’articolo recensisce le applicazioni  in categorie considerando dizionari, giochi linguistici,  applicazioni mirate al lessico e alla grammatica, applicazioni  flashcard e courseware.

Comprendo che il campo delle applicazioni costituisce un’area strategica di affari.

Constato che l’interesse per i codici QR per me abbia una cadenza stagionale, più precisamente sia legato al mese di agosto come testimonia questo mio  post.

Con l’intento di approfondire la teoria ho svolto una ricerca su Google Scholar, risultati solo in italiano per rilassare la mente, e letto con interesse l’articolo Apprendimento autoregolato e CSCL, autrici Delfino, Dettori, Persico, del quale ho apprezzo in modo particolare gli indicatori SRL e la tabella riassuntiva (p. 6).

Considerata la situazione di partenza posso dire che anche questa seconda esplorazione degli spazi di mobiMOOC si è rivelata per me rilevante perché mi ha permesso di addentrarmi in argomenti  fino ad ora per me poco noti e di aver raccolto elementi di conoscenza che purtroppo non mi tranquillizzano sul futuro dell’istruzione che vedo sempre più terreno di caccia e di profitto.

La prossima esplorazione sarà riservata al  gruppo Google che è il luogo d’incontro per tutti i partecipanti del corso MobiMOOC2012.

Stiamo evolvendo verso un mondo monolingue?

Buttando l’occhio sul sito IEML per verificare la presenza di novità, ho scoperto che ad opera di Jonathan Pool le faq si sono arricchite di una nuova voce.  Letto velocemente l’intervento che a causa della  sua specificità ho compreso solo parzialmente, incuriosita dal tema introdotto, ho deciso di seguire e aprire il link segnalato.

Il risultato finale dell’esplorazione complessiva da un sito web ad un altro sito si sostanzia nella scaletta che di seguito presento:

  • Faq IEML,
  • Panlex.org,
  • Progetto Rosetta,
  • Glossario globale,
  • Online utility. org,
  • Bbc strumenti digitali,
  • Forbes  e Globish,
  • Basic_English.

Il filo conduttore  che unisce e accomuna le diverse risose, con l’eccezione delle ultime due in elenco,  è costuito dal problema comunicativo fra le diversità linguistiche, tema questo a cui sono particolarmente sensibile come si può ricavare da alcuni miei interventi, per esempio qui e qui 

Come risolverlo?  Con gli strumenti del cyberspazio, se svariate sono le applicazioni informatiche disponibili, comune è l’uso del computer e di Internet.

Una brevissima interpretazione d’insieme per ciascuna risorsa, unitamente all’esplicitazione dei temi principali affrontati potrà essere d’aiuto per conservare una traccia del contenuto.

Mi sono già intrattenuta su IEML  qui  e qui, aggiungo perciò solo pochi elementi. Il progetto mira a a creare una lingua artificiale progettata per essere gestita  dal computer e in grado di esprimere le sfumature semantiche e pragmatiche delle lingue naturali. Questo metalinguaggio può essere utilizzato per includere la gestione della conoscenza semantica e l’indirizzamento dei dati digitali.

PanLex, alla base del progetto sta la visione che  migliaia di linguaggi umani possono prosperare nel futuro a lungo termine, è pensato per contribuire a rendere tutti i linguaggi umani utili per la comunicazione globale, facilitando la traduzione di qualsiasi parola di qualsiasi lingua in qualsiasi altra lingua.  Come opera? attraverso la consultazione di migliaia di dizionari sta costruendo un datatbase open source, ancora in fase di sviluppo.

Progetto Rosetta è una collaborazione globale di specialisti di lingua e di madrelingua che lavorano per costruire una biblioteca digitale delle lingue umane accessibile al pubblico; collabora strettamente con PanLex presso la Fondazione Long Now. Il progetto Rosetta sta lavorando per costruire una raccolta digitale  di documentazione aperta e pubblica nel mondo di circa 7.000 lingue. Accanto a questa collezione digitale, il progetto ha creato anche il Rosetta Disk, un backup analogico progettati per durare per migliaia di anni.

Glossario globale è un dizionario online, organizzato come una raccolta di glossari bilingue. Ciò che lo distingue dagli altri dizionari online è rappresentato dalla sua grandezza, conta milioni di voci, è massicciamente multilingue, che copre molte combinazioni di lingue, è costruito interamente elementi open-source. Glossario globale è stato creato per portare tutti i dati dei molteplici dizionari open source presenti in internet in un unico luogo, facendo in modo che la loro produzione sia facilmente accessibile a tutti.

Forbes  e Globish, la rivista americana prendendo in esame la lingua inglese rileva che  è la lingua globale del business, ma  è anche la lingua nativa di poche persone, ed è notoriamente difficile da imparare. La globalizzazione comporta la necessità di un linguaggio globale  e il predominio della lingua inglese sembra inevitabile per un buon tempo lungo. Quelli con il dono per l’apprendimento delle lingue si trovano in una posizione di grande vantaggio. Per tutti gli altri, perché non iniziare con Globish?

Online utility. org è un progetto che si propone di fornire il maggior numero utilità del computer on-line  a tutti gli utenti di tutto il mondo. L’uso è   gratuito. Si sostanzia in alcuni strumenti software online rivolti agli studenti di lingua inglese, insegnanti, giornalisti, scrittori, studenti; il software in particolare può essere utilizzato nella didattica, nell’apprendimento, nella ricerca linguistica.

Basic_English. l’Inglese di base è una selezione di 850 parole inglesi, usate in semplici schemi strutturali,  è sia un linguaggio internazionale ausiliario  sia  una prima fase autonoma per l’insegnamento di qualsiasi forma di lingua inglese più ampio o standard. Un sottoinsieme, non si disimpara.

Aspirando a trarre un bilancio dei proventi della navigazione testé descritta posso ritenermi soddisfatta per una molteplicità di  ragioni prima fra tutte l’aver compreso che esistono diverse strategie per far sì che  la globalizzazione non comporti necessariamente la scomparsa della diversità linguistica.  Si veda a tal proposito l’articolo Strumenti digitali  per salvare le lingue grazie al quale ho potuto rivedere la mia perplessità, qui espressa, sull’opportunità di avere  wikipdia in versione  veneta. Su Facebook Noongwa e-Anishinaabemjig: People Who Speak Anishinaabemowin Today, un gruppo di persone che si incontra settimanalmente per imparare e conservare lingua e cultura  dà prova del fatto che strumenti moderni stanno ponendo degli argini alla disfatta dell’estinzione di molte lingue.

Una conferma di certe mie convinzioni e propositi e ad un tempo un’ ispirazione è quanto contenuto nella sezione Come imparare l’inglese che metterò in pratica mentre aspetto con trepidante curiosità, la risposta che P.Levy senz’altro non mancherà di dare alla domanda da cui ha preso avvio questo post.