#OT12 Dieci ragioni per tradurre

Premetto che interpreto come un incoraggiamento, per il quale ringrazio,  quanto ho letto nella sintesi della settimana di OP12

[…] Thanks very much to all those who are tweeting about OT12 and also to our first blogger[…]

Esplicito che lo scopo di questo post è ragionare sui temi proposti nel corso della prima settimana:

  • didascalie automatiche di Google per YouTube
  • perché tradurre?

Considero straordinari gli argomenti e sorprendente l’approccio nelle attività di riflessione, foriero di bellissime ed emozionanti idee che certamente hanno la proprietò di dilatare gli angoli di visuale.

Sono riuscita a reperire la trascrizione del video con l’intervista a Ken Harrenstien un ingegnere di Google che ha contribuito a sviluppare il sistema sulla nuova didascalia automatica e le funzioni di cronometraggio automatico su YouTube, che mi ha permesso di aggiungere un elemento per me fondamentale per l’accesso alla comprensione delle informazioni veicolate da altri mezzi

  • lingua dei segni
  • interprete (dalla lingua dei segni all’inglese)
  • didascalie

Riconosciuto che i temi principali affrontati nella video intervista sono riconducibili all’accessibilità e all’innovazione, ritengo opportuno considerare le  implicazioni sociali  e quelle economiche conseguenti all’introduzione delle novità tecnologiche là menzionate.

C’è da chiedersi, cioè, perché l’aggiunta automatica delle didascalie nei video rappresenta un vantaggio e chi ne sono i beneficiari.

Sono i non udenti, gli utenti internazionali, gli editori, i proprietari di contenuti a trarre indubbi vantaggi dal momento che le didascalie/ sottotitoli rappresentano

  • un’alternativa testuale per coloro che non
    • possono visualizzare il contenuto non testuale (non udenti, utenti internazionali che parlano / comprendono lingue diverse)
    • volendo interferire con il contesto per motivi diversi (es. sono in treno…), preferiscono togliere l’audio
  • uno strumento che favorendo la ricercabilità dei video su You Tube ne aumentano le visualizzazioni.

La video intervista è un esempio di come le tecnologie possano dare una risposta a svariati problemi degli utenti;  rappresenta, al contempo, uno stimolo (per me) a prendere in considerazione in modo più accorto standard e normative  che definiscono l’accessibilità per i sistemi informatici. Altre occasioni di conoscenza, per me, sono riconducibili al riconoscimento vocale e alla lingua dei segni che erroneamente pensavo avesse valenza internazionale.

Altrettaneto entusiasmante è risultata la trattazione del secondo argomento «perché tradurre?» condotta secondo un’ottica che collega la traduzione all’accessibilità e all’apertura delle risorse. Straordinario il sito web segnalato Ethnologue: lingue del mondo. Si tratta di un’opera di consultazione enciclopedica in cui sono catalogate le 6.909 lingue vive conosciute di  tutto il mondo. Consiglio il Rapporto per l’ Italia.

Ho voluto sintetizzare nella mappa –tradurre– le motivazioni per la traduzione.

Segnalo infine un video sul funzionamento di Google Translate. perché permette di capire quanto sia importante la produzione di contenuti da parte degli utenti.

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#change11_ Considerazioni su La sfera semantica IEML

Prendo in esame parte del materiale presentato da Pierre Levy nel corso della XXII settimana (6-12 febbraio 2012) di #change11, durante la quale ha svolto il ruolo di facilitatore. È costituito dalla panoramica, intitolata «Pierre Levy: La filosofia IEML» presente nel wiki di change mooc, e dal capitolo 1 del libro La sfera semantica calcolo, cognizione ed economia dell’informazione scritto dal filosofo e ricercatore.

Introducendo il suo pensiero l’autore rileva che dopo l’invenzione della scrittura, dell’alfabeto, della stampa e dei mass media elettronici si sia ora all’inizio del quarto grande cambiamento antropologico perché i simboli possono essere trasformati da automi massicciamente distribuiti nel mezzo digitale. Evidenzia anche che «una memoria digitale partecipativa comune a tutta l’umanità è in fase di creazione» ma che svariati problemi ostacolano il suo uso. Fra questi annovera l’opacità semantica, l’incompatibilità dei sistemi di classificazione e la frammentazione linguistica e culturale.

Per comprendere la complessità della situazione  può essere utile interrogarsi su alcuni aspetti:  come trasformare l’oceano di dati in conoscenza?  Come trasformare il medium digitale in un osservatorio che riflette l’ intelligenza collettiva? Come sfruttare questo nuovo mezzo per migliorare il processo di cognizione sociale e controllare lo sviluppo umano?

L’autore esplicita il proposito di presentare un nuovo sistema per codificare significati che consentirebbe operazioni sul significato nella nuova memoria digitale di diventare trasparente, interoperabile e computabile.

Ragionando sul sistema di codifica semantica l’autore rivela che la sua ricerca negli ultimi quindici anni è stata dedicata all’invenzione d’un sistema simbolico in grado di sfruttare la potenza di calcolo, la capacità di memoria e l’ubiquità del mezzo digitale. Questo sistema simbolico si chiama IEML (Information Economy MetaLanguage: metalinguaggio dell’economia dell’informazione). Si tratta di:

  1. un linguaggio artificiale che si traduce automaticamente in lingue naturali;
  2. un linguaggio di metadati per l’etichettatura semantica collaborativa dei dati digitali;
  3. un nuovo strato d’indirizzamento del mezzo digitale (indirizzamento concettuale) che risolve il problema dell’interoperabilità semantica;
  4. un linguaggio di programmazione specializzato nella progettazione di reti semantiche;
  5. un sistema di coordinate semantiche della mente (la sfera semantica) che consente la modellazione computazionale della cognizione umana e l’autosservazione d’intelligenze collettive.

È convinzione del ricercatore che lo sviluppo e l’uso di IEML potrebbe portare ad una rivoluzione epistemologica nelle scienze umane e sociali. Potrebbe anche diventare un importante strumento nelle mani delle comunità umane per creare, assimilare e gestire la conoscenza. Tutto questo va nella direzione d’un aumento dell’umana intelligenza collettiva legata ad un generalizzato apprendimento sociale continuo.


Considerazioni finali. Non nascondo d’aver vissuto momenti di scoramento perché presa nel mezzo fra l’interesse ed il fascino esercitato dalle proposte e l’ostacolo della barriera linguistica rappresentato dalla lingua franca per eccellenza, l’inglese, che mi richiede un impegno significativo. Forse, tuttavia, anche allo svantaggio linguistico è ascrivibile lo slancio con cui ho accolto la proposta della settimana corrente sulla quale riflettere, poiché rappresenta la risposta a un’esigenza da me profondamente avvertita.

Alla conclusione della settimana, particolarmente intensa e complessa, mi ritrovo soddisfatta e arricchita avendo avuto l’onore e la fortuna d’incontrare virtualmente il professor Levy ed i risultati della sua ricerca. Si tratta di un’attività che a mio avviso è destinata a svolgere un ruolo da protagonista nel panorama scientifico mondiale e che contribuirà al succitato salto evolutivo. Ciò che mi ha colpito in modo particolare è l’affermazione che definisce IEML «un protocollo intellettuale finalizzato ad espandere le possibilità di dialogo interpretativo intorno ad una memoria digitale comune» un dialogo, aggiunge il ricercatore, che dovrebbe essere inteso come translinguistico, transculturale, transreligioso, transpartisan, transdisciplinare e transistituzionale.

Da profana di programmi di linguaggi di programmazione quale sono mi limito a sottolineare il fascino esercitato da una visione ispirata a valori etici ed esprimere gratitudine per la condivisione d’un viaggio di scoperta e dell’avventura intellettuale che lo ha portato a sviluppare il metalinguaggio.

Blogoclasse. Opinioni e riflessioni sparse su temi vari

Mi propongo in questo articolo di fornire la mia opinione in merito ai problemi sollevati da M.Grazia Fiore nei suoi due post: Pratiche educative e resistenza al cambiamento e Ripartire dalle pratiche educative.

Desidero inoltre riflettere sugli apprendimenti recenti da me compiuti in relazione sia all’HTML che  all’uso delle nuove tecnologie.

Per facilitare la messa a fuoco dei temi esplicito alcune domande che riflettono in parte le osservazioni dei numerosi interventi scritti a commento dei post sopra indicati

  •  Perché permane la forte resistenza alle innovazioni di un considerevole numero di insegnanti?
  •  Quali ne sono i fattori più rilevanti?
  •  Come si possono trovare soluzioni equilibrate e percorribili ai problemi?

Sono del parere che gli elementi problematici siano riconducibili a molteplici cause:

  1. fattori culturali di sfondo,
  2. fattori sociali,
  3. fattori gestionali ed organizzativi
  4. a cui spesso si associano discutibili pratiche didattiche, cattiva impiantistica curriculare, abbassamento degli obiettivi e delle richieste didattiche di natura cognitiva e impossibilità di individualizzazione, mode didattiche inefficaci.

Sarebbe opportuno e auspicabile un Paese più istruito, ma i risultati presentati da Tullio De Mauro ne La cultura degli italiani(Laterza)  che riflette sullo stato della cultura diffusa in Italia, evidenziano fra gli aspetti negativi che non possono essere messi in discussione data la loro evidenza l’arretratezza strutturale e la cultura italiana di massa.

In relazione all’arretratezza strutturale le classi dirigenti dimostrano scarsa attenzione, come testimoniano le politiche scolastiche e formative e i tassi nazionali di alfabetizzazione: (in Italia)

  • 5% è analfabeti completi;
  •  33% semianalfabeti;
  • 33% a rischio analfabetismo di ritorno.

Non molto diverso è l’atteggiamento della società dei letterati, autorevole dal punto di vista del suo prestigio sociale, che è sempre stata autoreferenziale,con pochi “eretici” al suo interno, e non colma la distanza che la separa dal paese reale.

A veicolare la prima vera cultura italiana di massa è stata la televisione con gli effetti sociali e politici che sono davanti agli occhi di tutti.

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