#anticorruzionePA – Un Mooc tempestivo

Sono approdata a Mooc Trasparenza e anticorruzione grazie a una segnalazione raccolta su Facebook.

Dal penultimo messaggio del coordinamento didattico Mooc vengo a conoscenza del numero degli iscritti

Siete in tanti, tantissimi più di 1400! Una adesione importante e un segnale che la tematica riscuote un forte interesse.

Trascorsa una settimana il numero è aumentato: 1650!

La sensazione di disagio e di insofferenza per la situazione in cui versa la nostra PoveraPatria, L’Italia dei corrotti unitamente alla volontà di conoscere, riflettere e apprendere  mi hanno spinto a iscrivermi a questo Mooc, tuttavia la mia presenza sarà atipica.

Non parteciperò alle attività e alle discussioni presenti nei vari forum per i motivi che in più occasioni ho esplicitato, invece focalizzerò l’attenzione sulla consultazione del materiale e delle risorse segnalate cercando di ridurre il ruolo di lurker totale tenendo traccia della nuova esperienza di apprendimento in questo blog.

Annoto alcune considerazioni a margine del percorso seguito.

La lettura della normativa mi induce a riflettere sulla scrittura delle leggi. Ho il sospetto che la produzione di testi difficilmente comprensibili per la maggioranza dei cittadini non sia casuale, ma al contrario sia espressione di calcolata volontà.

Attraverso una ricerca con DuckDuckGo  apprendo che l’Accademia della Crusca ha patrocinato il seminario  La buona scrittura delle leggi, promosso dal Comitato per la legislazione e tenutosi il 15 settembre 2011 presso la Sala della regina di Palazzo Montecitorio.

Dall’introduzione del volume che raccoglie  gli atti del seminario estrapolo quanto segue:

[…]

Il tema della buona scrittura delle leggi rappresenta un aspetto della più generale questione della qualità della legislazione che, a partire dagli anni ’80, si è imposta all’attenzione del legislatore. Si è rilevato in particolare come l’ipertrofia normativa con il proliferare di regole e prescrizioni a carico di cittadini, famiglie e imprese ed il diffuso stato di incertezza normativa, dovuto a carenze nella qualità della legislazione in termini sia formali sia sostanziali, abbiano prodotto e producano un costo, oltre che per l’economia, per la stessa democrazia, in quanto riducono l’effettiva conoscibilità dell’ordinamento giuridico da parte di coloro che vi sono soggetti.

Sono dell’avviso che l’iniziativa sia encomiabile perché  alimenta una speranza lasciando intravvedere la possibilità e la volontà di migliorare l’esistente.

Decido di confermare un comportamento ormai diventato per me una consuetudine e che si concretizza  nell’elaborazione di una mappa usando VUE , dove annoto il tema, le idee principali, i problemi, domande, relazioni.

Qui è possibile visualizzare il risultato di quanto ho elaborato dall’inizio del corso==>Anticorruzione

Consulto su Wikipedia la voce Corruzione dove, fra le altre cose, scopro che lo studioso Robert Klitgaard ha elaborato una formula che sintetizza la propensione alla corruzione e l’esistenza di un planisfero che illustra « la percezione di corruzione nel 2010, a cura di Transparency International, che rileva il “grado a cui è percepita la corruzione esistente tra pubblici ufficiali e politici”. Un indice più elevato (in blu) indica una percezione minore della corruzione, mentre valori minori (in rosso) indicano un alto grado di percezione.»800px-World_Map_Index_of_perception_of_corruption.svgEsploro poi i collegamenti esterni, attardandomi in particolare su

Entrambi meritano un approfondimento perciò  mi riprometto di consultarli con maggiore calma in un momento successivo.

La lettura delle voci correlate visualizzate con un’immagine ottenuta con wordle

voci correlate

mi riportano a un lessico troppo noto, purtroppo.

Osservo che la documentazione fornita dal Mooc è varia e abbondante; particolare interesse e apprezzamento ha suscitato in me la risorsa Pillole di integrità.Trasparenza & Trasparentismi (a cura di M. Di Rienzo) la cui visione consiglio caldamente per l’efficacia e la completezza nella sintesi con cui il tema è stato trattato.

Riporto qui lo screenshot della IV diapositiva che ho particolarmente gradita

slide-4-1024

Realizzo che la proposta di csiPiemente  mi ha permesso di vincere l’apatia che mi ha tenuto lontano dal blog per tre mesi e, al contempo, mi permette ora di aggiungere connessioni e comprensione a quanto ho incamerato in occasione del mio primo approccio al tema: questa mappa ne è la sintesi.

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#OT12 Guardando indietro

In questo post mi propongo di riflettere sulla mia partecipazione a OT12, un Mooc sulla Traduzione aperta, strumenti e pratiche, rivolto a traduttori e insegnanti di lingue (principalmente inglese e spagnolo). Propongo dunque l’espressione del  punto di vista di chi non rientra né nella prima categoria né nella seconda, ma quello di una persona curiosa di natura, alla ricerca di «occasioni di immersione e contaminazione linguistica nella speranza che almeno le resistenze psicologiche si allentino grazie a un contatto prolungato con la lingua che studio» (primo post OT12).

Operando un’indagine retrospettiva la prima osservazione che mi preme fare riguarda il senso di profonda gratitudine che nutro nei riguardi dei promotori di OT che, grazie all’apertura, hanno reso possibile l’accesso al corso anche a me che non sono esperta di lingua inglese, ma solo una studentessa. Individuo quindi nell’apertura il punto di forza per me più significativo.

Non ho preso parte alle attività di traduzioni / sottotitolazioni in Amara né di traduzione in Transifex (e qui), tuttavia l’arricchimento personale è una conseguenza dell’essere venuta a conoscenza di queste affascinanti e importanti realtà. Ho provato intima soddisfazione nel momento in cui  idee, fatti, concetti dapprima conosciuti come isolati sono risultati visibili nelle relazioni esistenti fra loro, perché presentati in un quadro d’insieme.  Mi riferisco alle pratiche di traduzione aperte che contano su crowdsourcing e sono utilizzate per tradurre le risorse aperte come le conferenze TED ( raccomando «Perché traduco») e gli articoli di Wikipedia (progetto traduzioni) e progetti di blogging globale e citizen media come ad esempio Global Voices (progetto Global Voices lingua).  Conosciuti e frequentemente da me usati sono gli strumenti di traduzione di Google e i dizionari online come Wordreference.

Inaspettato ma certamente molto apprezzato è stato l’incontro con FLOSS manual Open Translation Tools, usato come libro di riferimento del corso ma da ora anche manuale di riferimento  di una lifelong learner.

Sono certa che l’esperienza pregressa derivata dalla partecipazione a numerosi MOOCs connettivisti (PLENK2010, CCK11, Change11…) mi sia stata d’aiuto e abbia sostenuto la mia motivazione.

Trovo singolare la sincronicità riscontrata tra la conclusione di Open Transation12 e l’evento che stamattina mi ha indotto a scrivere il post Un ossimoro. La forma composta «Go away», che da il titolo all’articolo a cui il mio post si riferise (unitamente all’immagine), trasmette un messaggio che si presta a interpretazioni che possono divergere anche in virtù di differenze culturali.

A tale proposito mi piacerebbe sentire il parere di un traduttore.

 

# change11 – Visitatori e residenti, DS106 , MacGuffin

La collezione di risorse che di seguito elenco è stata il motore di questo post:

  1. Cristobal Cobo, Carta al director (en Políticas Sectoriales y TIC en Educación de #UNESCO );
  2. David S. White e Alison Le Cornu, Visitatori e residenti…;
  3. OLDaily di S. Downes del 25 maggio u.s. – UMW Faculty AcademyCamp MacGuffin.;
  4. John Mak Sull’interazione e sull’impegno in MOOC 

La conclusione di #change11 mi ha spinto a trovare nuove piste per apprendere, nel farlo ho deciso di avvalermi dei suggerimenti individuati nel mio Google Reader.

L’avventura ha inizio dal post del ricercattore cileno Cobo Romani, un commento al testo «La tecnologia sta trasformando l’istruzione superiore?» che consiglio vivamente; prosegue con l’esame del saggio «I visitatori e residenti: una nuova tipologia per l’impegno online», suggerito dal redattore.

Rilevo che attraverso Prensky avevo scoperto di essere un’«immigrata digitale» secondo le metafore: lingua ed età, ora col citato articolo acquisisco nuove metafore: luogo, strumento e spazio. Convengo con gli autori che esse sono più appropriate perché rappresentano l’uso della tecnologia nella società contemporanea soprattutto in rapporto all’avvento dei social media. Concordo anche sul fatto che il nuovo «paradigma descrive l’esperienza vissuta e la pratica dell’ impegno tecnologico in modo più accurato rispetto ai  nativi e immigrati di Prensky», e sul fatto che « ponendo l’accento sulla motivazione il modello permette una grande varietà di pratiche che abbracciano tutte le età e non richiede che le persone siano incasellate, inesorabilmente, in una o nell’altra categoria.»

Grazie alla segnalazione di Downes sono venuta a conoscenza dell’iniziativa di Camp Magic MacGuffin che, recita la presentazione, permetterà ai partecipanti di sperimentere un campo DS106 della durata di dieci settimane in cui «i campeggiatori avranno l’opportunità di imparare come sfruttare il web aperto per creare senso, raccontare storie, ed esplorare la propria identità digitale». Decido di non iscrivermi ma sono intenzionata a seguire le attività sia per curiosità sia per trovarvi ispirazioni. Allo scopo ho provveduto a sottoscrivere l’abbonamento al sito.

La denominazione ( Mac Guffin) di Camp Magic ha fatto affiorare una considerazione, fino ad ora solo pensata ma che ora desidero esplicitare, emersa dopo la lettura del post Sull’interazione e sull’impegno in MOOC di John Mak. Egli dicendo

Here is part of the post by Serenaturri, which contained the transcript of the chat in Terry Anderson’s Blackboard Session […] as openness is encouraged, as the recorded session is also open to the public for viewing.

ha dato voce al ragionamento che avevo seguito quando per la prima volta decisi di pubblicare i risultati di spigolature nelle chat. Ugualmente confortanti perché risolutive sono apparse ai miei occhi le esemplificazioni che John ha fornito su MacGuffin, la cui definizione  avevo trovato su Wikipedia, ma il cui significato ancora restava per me vago.

Concludo esprimendo due considerazioni, la prima  riguarda le osservazioni scaturite dal post di Mak che, a mio avviso, sono dimostrazioni dei  benefici della condivisione, della considerazione da parte dei partecipanti di un corso connettivista,  una  esperienza meravigliosa non voglio concludere; la seconda si riferisce alla validità del procedimento seguito dato che ha originato altre connessioni, approfondimenti e gettato i semi per un nuovo progetto che avvierò prossimamente.

#change11, Sull’educazione come piattaforma

Decido di prendere in esame l’articolo di S. Downes «L’educazione come piattaforma: l’esperienza MOOC e cosa possiamo fare per renderlo migliore», presentato a EdgeX2012 , Delhi, India, 12 marzo 2012, perché rappresenta per me  un’occasione per comprendere più compiutamente la visione di uno dei fondatori dell’avventura educativa e formativa che ho avuto la fortuna d’incontrare in un momento della mia vita in cui era fondamentale trovare uno stimolo verso cui convogliare esperienza pregressa coniugata a un forte coinvolgimento intellettuale.

Nel riferire sull’esperienza MOOC il relatore parla dell’educazione come occasione favorevole, come opportunità; nell’articolazione del suo ragionamento l’autore ha dedicato spazio e attenzione nell’esplorare

  •  alcune esperienze,
  • alcune critiche ricevute,
  • alcune critiche avanzate,

e capire

  • gli elementi del design che stanno funzionando
  • gli elementi del design che non stanno funzionando

oltre che  avanzare la prospettiva personale alla luce della comprensione sul modo di apprendere online.

Due elementi che precedono l’esposizione vera e propria  mi hanno particolarmente colpito, palesandosi come una sorta di biglietto da visita dell’autore. Rilevati questi fattori si ottiene chiaramente l’angolo di visuale da cui il tema è trattato, intravedendo, al contempo,  le modalità impegare nel condurre ragionamenti. In ogni caso si tratta a mio avviso di informazioni preziose, oneste, trasparenti che io ho apprezzato sommamente.

Rivolgendosi ad un pubblico particolare Downes ha fornito informazioni personali dichiarando fra le varie cose  la collocazione spaziale del luogo di provenienza, di cui ha specificato  anche il numero di abitanti, ha quindi operato un confronto con la realtà in cui si trovava per il congresso. Il ricorso ad altri elementi di raffronto gli hanno permesso di esplicitare il suo modo di guardare il mondo:

cercare ciò che è famigliare, cercare il nuovo, cercare modi di interagire, mezzidi interagire, meccanismi di interazione.

Ha quindi esplicitato alcuni suoi convincimenti inerenti all’educazione/istruzione:

La formazione non risolve problemi sociali, di lavoro, problemi di povertà. L’istruzione è un punto i vendita veramente buono per l’istruzione generale e online in particolare. La radice dei problemi sociali non sono rintracciabili nella mancanza di educazione/istruzione tant’è che la letteratura specifica mostra che esiste una correlazione molto forte tra povertà e risultati scolastici. L’educazione ha un ruolo molto significativo nella qualità della vita che le persone istruite possono avere. È difficile essere educati/istruiti e avere una scarsa qualità della vita. L’educazione crea modi di vedere, modi di fare, modi di divenire che non sono possibili altrimenti. E queste sono le cose che rendono una persona disposta a lavorare di più con diligenza e con più forza verso avere quella vita.

Rimandando alla lettura integrale dell’esposizione che, ripeto, per me è stata chiarificatrice e a tratti rassicurante, voglio focalizzarmi su due aspetti: a) problema di connessione b) significato di apertura.

Ritengo sia necessario chiarirne il significato e individuarne le implicazioni al fine di comprendere il problema della scarsità di connessione.  La connessione comporta un legame con gli altri, il reciproco supporto; si conquista attraverso il riconoscimento e la disponibilità a manifestarsi, palesarsi; comporta anche l’accettazione di una dipendenza. Prevede un processo delicato e complesso, quasi certamente è il risultato di una frequentazione puntuale, regolare, assidua.

La domanda è « C’è la disponibilità ad abbracciare l’apertura e a mettersi a nudo? »

dal mio album su flickr

P.S.

Inserisco ora (29/03/2012) il link della registrazione dell’intervento.

#lak12 Primo contatto

«Tendenze e contesto: perché imparare analytics? Perché proprio adesso?» rappresenta il primo argomento di Lak12, il corso Learning Analytics and Knowledge, ospitato dalla Società per l’apprendimento Analitics Research .

È questa una rete interdisciplinare dei principali ricercatori internazionali che stanno esplorando il ruolo e l’impatto delle analisi sull’ insegnamento, sull’apprendimento, sulla formazione e sullo sviluppo.

Mossa dal desidero di comprendere un argomento verso il quale nutro dei pregiudizi  riconducibili probabilmente all’uso distorto dai dati e  alla dubbia trasparenza di cui si ha notizia, sono decisa a intraprendere un nuovo percorso di apprendimento.

Dalle risorse considerate ricavo elementi che permettono di delineare lo scenario riferimento.

Screenshort sessione in Blackboard Collaborate 24 gennaio 2012

L’esplosione della quantità di dati disponibili può essere resa manifesta presentando le diverse unità di misura della quantità di dati che nell’ordine sono: Kilobyte, Megabyte, Gigabyte,Terabyte, Petabyte, Exabyte.

L’utilizzazione di dati di grandi dimensioni può creare valore, essi sono diventati un importante settore di produzione.  Non è un caso se grandi aziende come Microsoft, IBM, Google e Amazon stanno facendo grossi investimenti in tecnologie e tecniche su come utilizzare strumenti di analisi.
Attraverso l’analisi dei dati è possibile

  • acquisire conoscenze con le quali migliorare le decisioni,  le prestazioni e risultati aziendali;
  • progredire nello sviluppo.

Rilevanti risultano le implicazioni dell’analisi dei dati su larga scala: trascendono il settore tech, hanno ricadute sul settore ambientale, coinvolgono questioni di giustizia sociale, di ricerca sanitaria e scientifica, e altro ancora.

l'iimagine rappresenta la mappa concettuale sulla formazione di data mining presentata nel corso del webinar.

Società di software, ricercatori, educatori e responsabili universitari stanno iniziando a riconoscere il valore dei dati nel migliorare non solo l’insegnamento e l’apprendimento, ma l’intero settore dell’educazione.

Mi conforta sapere che nel campo della formazione le applicazioni derivate dall’estrazione di dati  possano aiutare a delineare modelli di studente sulla base delle caratteristiche, degli stati, della motivazione, della metacognizione, dell’attitudine.

Riservo l’ultima considerazione ricordando che dovanno essere affrontate politiche relative alla privacy, alla sicurezza, alla proprietà intellettuale…