Perplessità e nostalgia

Non nascondo di aver vissuto una settimana all’insegna del disagio, sensazione che, arrivata alla mia età, cerco di evitare, ma pare che  ciò che si butta dalla porta sia solito tornare dalla finestra.

A cosa mi riferisco?

Al tempo e alle energie che sto spendendo su questioni che mi interessano solo parzialmente.

Un motivo di alleggerimento è dato dal fatto che ieri sera sono riuscita a inserire correttamente nel Learning Object sulle Licenze Creative Commons da me progettato e sviluppato, le icone interazione quiz e framework. Dunque anche questo scoglio è stato superato, ora prima di sottoporre il lavoro al test atto a validarlo per l’accessibiiltà non mi resta che controllare alcune cosette e poi lo inserirò in piattaforma.

Il fronte di combattimeto, perché tale è da me vissuto in termini di tensione e di energie, è anche sul versante podcast, che mi interessa come risorsa per la quale sono disposta a stringere i denti. Ciò che mi lascia insoddisfatta, anzi mi irrita, è il progetto che volente o nolente mi vede coinvolta. Non aggiungo altro.

È questo un esempio lampante della pertinenza e della validità di una delle obiezioni mosse nei confronti dell’apprendimento online erogato attraverso VLE.

Sono le situazioni come questa che sto vivendo che suscitano una profonda nostalgia per l’apprendimento autodiretto e  il PLENK 2010.

La questione è complessa, non c’è dubbio. Ma non debbo temere di restare senza risorse ché la rete fornisce occasioni di apprendimento infinite; per me  è scaduta la stagione del programma e del calendario stabiliti da altri.

fonte foto: wikipedia

PLENK2010 Riflessione critica

Nell’ultima settimana di corso viene sollecitata una riflessione critica sugli ambienti di apprendimento e/o reti. Eccomi, dunque, qui a ragionare sul percorso di apprendimento al fine di separare il grano dalle erbacce qualora ve ne siano state.

Intendo considerare gli aspetti che ho trovato particolarmente rilevanti, di quelli che invece ho vissuto come problematici riservando spazio all’esplicitazione degli ambiti di applicabilità del PLE e PNK.

La prima osservazione che espongo riguarda un aspetto che col suo manifestarsi ho considerato di buon augurio: dalla decisione di frequentare il master in Metodi e tecnologie per l’e-learning ad oggi il mio percorso di ricerca continua a incrociarsi con gli ambienti di apprendimento personali.

Un ricordo nitido riaffiora alla memoria. Ero impegnata nello studio del modulo 2 relativo a E-learning i cui testi di riferimento erano M. Ranieri (2005), E-learning: modelli e strategie didattiche; A. Calvani (2005), Che cos’è la tecnologia dell’educazione; G. Bonaiuti (2006), E-learning 2.0.

Il mondo della formazione a distanza che avevo sperimentato in tutte le fasi descritte dalla letteratura, di cui ho riferito nelle conclusioni della mia tesi di master,  nell’esercizio della mia professione, in questa fase della mia vita veniva ripercorso attraverso esposizioni teoriche. Grazie all’ultimo testo sopra elencato sono venuta a conoscenza del nuovo concetto (PLE) ed è stata folgorazione: ho intuito che quella soluzione/interpretazione di e-learning era la risposta alle mie esigenze.

Se attraverso a quelle esperienze formative ho acquisito ed evoluto le mie PKM, al termine del master, durante il quale ho avuto modo di sperimentare altre modalità di formazione a distanza con il sistema blended e mosso i primi passi verso la costruzione del mio PLE, ho constatato che la mia vita è cambiata perché io stessa sono cambiata, intravedendo davanti a me prospettive inaspettate in relazione a forme di partecipazione e di espressione.

La decisione di partecipare al PLENK2010 è stato il passo successivo.

Le dieci settimane attraverso cui si è sviluppato il corso sono state foriere di infinite emozioni, sorprese, apprendimenti per i quali provo profonda  gratitudine e che conseguentemente annovero fra gli elementi altamente positivi e costruttivi della proposta formativa canadese.
L’organizzazione del corso unitamente alle proposte e alle attività hanno modificato il mio modo di apprendere. Il cambiamento riguarda soprattutto la profondità del pensiero determinata a mio avviso dal fatto che l’interazione con una molteplicità di persone ugualmente alle prese con gli ambienti personali di apprendimento e di rete mi ha permesso di giungere a  una profondità di campo che non ha luogo abitualmente. Difatti anziché osservare da un unico punto di vista, il mio, ho potuto disporre di molteplici punti di osservazione, quelli degli altri studenti, col risultato rilevante di vedere migliorata la definizione dell’immagine/oggetto indagato.

Ho conosciuto nuove teorie dell’apprendimento sulle quali ritornerò quanto prima al fine di approfondirle, mi riferisco a umanesimo,  gerarchia dei bisogni, apprendimento trasformativo.

Numerosi e interessanti sono stati gli elenchi di tools da utilizzare nella costruzione del proprio ambiente di apprendimento e di rete forniti da alcuni specialisti in particolare; mi riservo di visionarli nel prossimo futuro per poterli conoscere valutare ed  eventualmente segnalare. Mi è rimasta impressa nella mente l’introduzione alle letture e alle attività della settima settimana, nella quale si dice che molti strumenti usati nei PLE/Ns provengono da ambiti che non hanno molto a che fare con l’educazione;  questo non è necessariamente un problema, ma fanno riflettere sul fatto che gli educatori non provvedono alla costruzione di strumenti utili al loro lavoro. Esistono quindi due sfide notevoli per educatori e PLE / Ns..: creare nuovi strumenti rispondenti ai reali bisogni dell’ambiente personale di apprendimento; migliorare l’esperienza dell’utente finale con nuovi strumenti, nuove interfacce  e facilità d’uso.

Concordo con la visione espressa perciò credo sia opportuno scegliere con discernimento quegli strumenti più adatti alle esigenze personali.

Ho avuto la conferma, qualora ne avessi avuto necessità,  del ruolo esercitato dai fattori emotivi non solo nel mio modo di interazione con  gli altri studenti ma anche nelle osservazioni, nelle reazioni e nei  comportamenti di molti altri corsisti. Per quel che mi riguarda  la consapevolezza del deficit di competenza della lingua inglese mi ha creato un senso di inadeguatezza psicologica e un  conseguente senso di sudditanza non facili da gestire.

Sono imputabili alla mia modesta conoscenza della lingua inglese l’esigua  interazione nei forum e la rinuncia, dopo un tentativo frustrante, a partecipare alle sessioni di collaborazione dal vivo. Ritengo tuttavia  che proprio quella limitazione si sia mostrata preziosa alleata nei momenti in cui ero obbligata a selezionare risorse e nodi verso cui convergere la mia attenzione.

A emozioni non ben controllate sono imputabili, a mio avviso, certi interventi effettuati nei forum di discussione (si vedano ad esempio alcuni interventi del 19, 25, 26, 27 settembre) da chi sembrava provare del risentimento verso qualcuno. Ripenso allora alle affermazioni che G. Bateson ebbe a fare «le emozioni sono alla base anche della gerarchia sociale, delle posizioni dei membri in una comunità. Fattori emotivi dunque come fondamento di tutti i rapporti umani». Potrebbe, allora, essere utile suggerire qualche lettura riguardante la comunicazione online (caratteristiche e implicazioni) e la conoscenza della netiquette,  aspetti questi che  attengono alle competenze necessarie per  un learner efficace del 21° secolo.

Riservo alla parte conclusiva la mia valutazione del corso che ha proposto molteplici temi e attività diverse e  che voglio richiamare alla memoria. Dapprima si sono considerati esempi e diagrammi di PLE si sono quindi messi a confronto l’apprendimento personale e l’apprendimento istituzionale; è stata offerta l’ opportunità di capire il prossimo  eXtended Web; sono state proposte le teorie dell’apprendimento; si è affrontato il tema della valutazione e riflettuto sugli elementi necessari per usare con successo il PLE e sugli strumenti PLE e strumenti Ns che esistono e che invece devono essere costruiti; si è riflettuto sugli ambienti di apprendimento personali e di rete e la gestione della conoscenza;  ci si è interrogati sull’applicazione del Ple/Ns in aula; si è riservato spazio e tempo alla messa a fuoco degli aspetti problematici.

L’esperienza, purtroppo conclusa, è per quel che mi riguarda molto positiva perché, ricorrendo alla metafora del giardiniere, mi ha permesso di concimare la mia terra, di conoscere nuovi semi; ha rinvigorito la mia voglia di procedere all’impollinazione con la creazione di nuovi contenuti, collegamenti e collaborazioni; mi ha confermato sulla necessità di garantire le sementi prestando attenzione e  cura alla reputazione e alle tracce che lascio in rete.



mappa dei partecipanti

new post #PLENK2010 Tempo di bilanci

Indirizzo la mia attenzione su un elemento del corso, ormai in fase conclusiva, al quale sono rimasta agganciata e perciò bloccata, trattenuta. So che finché non avrò dipanato la matassa non potrò interessarmi ad altro e questo non è un bene considerando i progetti in cui sono coinvolta.

Ciò a cui mi riferisco è l’aggregatore gRSShopper che per alcuni giorni mi ha procurato uno stato d’ ansia di cui ho già riferito.

È mio proposito far luce su di esso presentandolo, descrivendolo, esplicitandone le applicazioni e le ragioni del suo uso.
Ciò che intendo esprimere è che si tratta di uno strumento utile, vantaggioso ma è al tempo stesso una di quelle tecnologie sulle quali spesso è facile proiettare ansie paure personali che poco hanno a che fare con le architetture tecnologiche pensate e sviluppate per facilitare l’apprendimento/insegnamento.

Per raggiungere l’obiettivo svolgo una ricerca concentrandomi sui risultati ottenuti tramite Bing, già Powerset, che conducono tutti alla sorgente qui.

In sintesi,  gRSShopper è un software libero e open source per il download pubblico. Combina l’aggregazione di risorse, un dataspace personale e editoria personale. Consente di organizzare i contenuti online in qualsiasi modo lo si desideri per importare il contenuto,  il proprio o altrui, da siti remoti, per remix e riutilizzazione e di distribuirlo come RSS, pagine web, dati JSON, o feed RSS .È un ambiente web personale, più che un software sociale progettato per costruire una comunità.
Si tratta di un database di ricerca, un motore di blogging, un sito web community, un sistema di gestione dei contenuti, e, in definitiva, un ambiente di apprendimento personale.
Il software è scritto in un linguaggio per computer chiamato Perl e viene caricato sul server web. Si utilizza un database per gestire i link, post e altri contenuti. Vi si accede con il browser web.

Non vedendo più segnalati i miei interventi per alcuni giorni di seguito,  ho incominciato a temere il giudizio altrui per  i miei errori, per il disagio vissuto mentre sperimentavo situazioni per me non proprio usuali.

Ho immaginato che attraverso qualche dispositivo fosse possibile formulare un giudizio di valore   attribuendo in tal modo a gRSShopper una funzione non conforme al reale. Gli ho attribuito cioè  il ruolo di giudice quando invece è mezzo attraverso cui la condivisione è resa possibile.

Ho scelto di condividere il mio lavoro con altre persone nel corso  e in generale. con il mondo, non per scelta obbligata,  pur sapendo che la condivisione in pubblico è più difficile:  il giudizio è parte del gioco.

Non nascondo che è stato difficile, a volte imbarazzante ma riconosco che proprio le difficoltà mi hanno permesso di pensare di più a quello che stavo e sto facendo.

La ricompensa per me è che alla vigilia della conclusione del corso sono ancora qui  soddisfatta di vivere, e aver vissuto, un’esperienza meravigliosa.
Da persona, e studentessa, matura e caparbia   rincorro la libertà nelle sue molteplici espressioni tra cui la libertà di accedere alla conoscenza e all’apprendimento, considerati beni pubblici, creati  in un modo non-profit non  perseguendo alcun ricavo dalla loro creazione e dalla distribuzione.

PLENK 2010 è tutto ciò.

new post PLENK2010 PLE: rimedio democratico

Seguendo le indicazioni contenute nel«The daily» di ieri sono approdata al link che conduce a  The Huffington Post dove ho letto con interesse, restandone intimamente coinvolta, l’articolo scritto da S. Downes  del 2 novembre u.s. intitolato Deinstitutionalizing Education.

Downes riflette su un tema sul quale  è stato versato una gran quantità di inchiostro virtuale e che attiene la necessità di riformare le scuole e università.  Egli è  dell’avviso che si debba  mettere in discussione completamente il modo di gestire l’educazione perché è evidente  che l’Istituzione è giunta al fallimento.

In che modo si articola il ragionamento di  Downes? E come spiego il mio coinvolgimento?

Downes intende evidenziare che i motivi per cui la gente sta perdendo la fede nella società negli Stati Uniti e  identificati da  Nussbaum, professore di Innovazione e Design alla Parsons School of Design e qui rintracciabili,  siano applicabili alle istituzioni in generale, tra cui le aziende e anche le agenzie governative,  scuole e  università comprese.

Declina quegli elementi, riconducibili a pratiche e a  modi di essere che sono accomunati dall’allontanamento da ideali, principi morali tradizioni ecc. considerati generalmente il fondamento positivo della vita umana e della società, con conseguente scadimento dell’etica, adattandoli all’Istruzione, alla scuola, all’Università.

Vediamoli.
Outsourcing. In tutto il mondo, con l’eccezione di Finlandia e Singapore,  il settore dell’istruzione, come altri settori industriali, eroga bassi stipendi , esternalizza dove può,  svaluta le persone che  lo  fanno funzionare.

Trust. È visibile un’ erosione di fiducia nelle istituzioni educative, una sfiducia in coloro che le gestiscono perché se ne servono per la propria carriera politica. La sfiducia investe le soluzioni messe in atto per monitorare i dirigenti; si abbatte anche sugli insegnanti

Greed. Gran parte della crisi economica può essere imputabile al bisogno dei presidenti amministratori delegati e manager di guadagnare lauti  stipendi. Istituzioni e i loro amministratori continuano  ad accumulare ricchezza mentre si amplia il divario tra ricchi e poveri.

L’elenco continua:  Corruption,  Democracy.  Ingratitude, Incompetence.

Non mi fermo per  riportarne elementi descrittivi preferendo procedere con le considerazioni che Downes fa.
In breve, la democrazia rappresentativa ha fallito. I valori dominanti persiguiti e promossi dalle  istituzioni  sono il potere, la proprietà e il controllo. È indispensabile   sollevare domande sul  sistema che ha comportato l’elevazione della classe di criminali al potere non limitare  i provvedimenti migliorativi alla mera  preservazione della ricchezza e della posizione all’interno di questo ordine sociale. C’è  bisogno, continua Downes,  di progettare forme di organizzazione sociale basata su valori diversi, su forme atte a  promuovere la gestione, l’agilità e stabilità. Garantendo il diritto di ciascuno e di ogni membro della società, è possibile  assicurare il personale diritto nella società, lavorando  in virtù della libera associazione, di scambio cooperativo di valore reciproco, con i limiti naturali del diritto di possedere  e di controllo.

Non mi rimane a questo punto che esplicitare il motivo del mio coinvolgimento non trascurando di chiarire l’attinenza dell’articolo con l’e-learning.

Il quadro che si andava componendo mentre procedevo con la lettura ritraeva una realtà che si adattava perfettamente con quella tratteggiata da alcuni quotidiani e trasmissioni  televisive di approfondimento: la realtà italiana.

Ho provato una confortante affinità di pensiero leggendo la proposta di Downes di sostituire un istituto di istruzione che si rivolge  a utenti consumatori, destinatari di un’educazione online con la creazione di una personale forma di apprendimento attraverso la libera associazione tra studenti. Ciò darebbe origine a un sistema educativo che non potrebbe essere ridotto, né potrebbe essere sacrificato, a interessi corporativi o di proprietà.

new post #PLENK2010 SymbalooEDU

Fin dalle prime settimane del corso mi sono imbattuta in Symbaloo, dopo una sbirciatina l’ho accantonato promettendo a me stessa che sarei tornata ad occuparmi di questo simpatico strumento non appena ne avessi avuto l’ispirazione. È quanto è accaduto ieri, dopo aver salvato su delicious l’elenco di strumenti che i compagni di corso sono riusciti a mettere insieme.

Che cos’è Symbaloo?

È a pagamento o gratuito?

Cosa si deve fare per poterlo usare?

Cosa permette?

Perché è interessante?

Symbaloo è un nuovo modo di organizzare, condividere la propria vita online e scoprire quella degli altri; è completamente gratuito e non contiene banner pubblicitari. Per utilizzarlo non è necessario registrarsi ma nel caso in cui si desideri accedere per esempio a webmix da più di un luogo, ci si registra gratuitamente  e si ottiene un account.

Sono stata affascinata dal webmix che è una raccolta di piastrelle su un determinato argomento.  Grazie alla galleria Symbaloo è possibile aggiungere diversi webmix che possono essere  modificati, spostati, condivisi.

Da un mese circa esiste anche la versione EDU (SymbalooEDU) per educatori e studenti,  usato  come strumento di Personal Learning Environment, permette di raccogliere le risorse educative online, ritenute più significative, in un unico luogo.

new post #PLENK 2010 a proposito di PLE / Strumenti Ns – ciò che esiste, ciò che è da costruire

L’intento di questa settima settimana di corso si rivolge verso due direzioni, la prima si focalizza sulla costruzione di un inventario, un elenco completo di ciò che è stato scritto, ideato, progettato, creato sugli ambienti di apprendimento e sulle reti sociali; la seconda  sollecita una riflessione sugli strumenti software usati al fine di identificare quegli strumenti di cui si sente la necessità, utili a migliorare l’esperienza dello studente.

Mentre mi domando se effettivamente sia questa una mia esigenza mi rendo conto che per quanto attiene il primo aspetto posso dare il mio contributo parlando del modello che hanno messo a punto M.C. Pettenati e E. Cigognini, rispettivamente relatrice e correlatrice della mia tesi di master. Il modello è finalizzato alla progettazione e al sostegno «di processi di apprendimento nell’area formale che si arricchiscono attraverso le pratiche del non formale e dell’informale in un ambiente di tipo Connettivista».

La Cigognini1 afferma che «il modello può essere pensato come una guida d’uso per l’autovalutazione e il monitoraggio efficace del proprio percorso di  apprendimento personale […]» Studenti e progettisti didattici possono usare il modello come linee guida «per allestire e implementare le diverse attività formative del processo di apprendimento stesso» oltre che « per la definizione delle fasi di valutazione del processo formativo». Di certo mi attarderò sul prezioso contributo di cui ho dato solo un’anticipazione, nella settimana entrante quando il tema di discussione sarà Personal knowledge management.

Desidero puntare la mia attenzione,  elencandoli,  sugli strumenti che uso e conosco e che fanno parte del mio Ple la cui mappa, ancora in via di completamento, è rintracciabile qui.

Ho letto con vivo interesse e vero piacere la segnalazione fatta da Susan O’Grady e le sorprese, piacevolissime, sono state numerose. Il punto per me ora è imparare a usare tutti quegli strumenti e per questo ci vuole tempo, tanto tempo, confido tuttavia nella mia determinazione e in qualche buona idea che di certo non tarderà ad arrivare. Nel frattempo mi sono iscritta a un gruppo, PLN learning by doing…, visibile qui, che secondo la sua creatrice è uno spazio per imparare facendo:  migliorare l’apprendimento e la collaborazione online e   meglio aiutare gli altri a  connettersi. Sono un’incosciente? no una sognatrice.

1E. Cigognini Personal Knowledge Management per imparare ad apprendere: modello di competenze e strategie formative per vivere la conoscenza in rete, Tesi di Dottorato di Ricerca, Università degli Studi di Firenze 2008

new post #PLENK 2010 Riflessioni

L’handicap rappresentato dalla mancata competenza della lingua inglese che mi impedisce di dialogare e di intervenire nelle discussioni dei vari forum limita non poco la mia partecipazione, tuttavia nella consapevolezza delle limitazioni ho creduto di poter circoscrivere  i danni facendo ricorso a doti che mi riconosco e che sono il frutto di un pluriennale esercizio: volontà, costanza, perseveranza. Con caparbietà mi sono tenuta costantemente aggiornata sulle letture consigliate, ho svolto buona parte delle attività suggerite, mi sono attardata nella lettura /ascolto di post dei vari blog assumendo quale criterio principale quello della risonanza.

È giunto però il momento in cui mi sono chiesta se io possa considerarmi ancora membro effettivo della famiglia del MOOC PLENK2010 dopo che mi sono accorta che nella segnalazione dei blog dei partecipanti dal 19 ottobre  il mio non compare più.

Perché?

Di certo una ragione ci sarà, forse sarà scritta da qualche parte…

So bene che il turbamento suscitato dalla mancata segnalazione riflette un mio recondito convincimento. Ecco allora l’esigenza di interrogarmi sul rapporto che ho stabilito e vivo con questo corso.

Mi interessa ancora? Mi considero membro effettivo?

Io so di aver bisogno delle sollecitazioni e degli stimoli che il corso fornisce;  ho necessità di riconoscermi membro di questa struttura sociale; ritengo che non sia ancora giunto il momento adatto per seguire da sola la mia a strada. Ora gli obblighi adombrano i miei personali desideri, mi rasserena il pensiero che anche se non intervengo direttamente nelle discussioni o non partecipo alle sessioni Elluminate nelle modalità mie proprie posso concorrere al benessere della «famiglia». Resta tuttavia la spiacevole sensazione di essere considerata un’intrusa.

Leggo gli interventi nel forum di discussione fra i quali quello di Dave e quello di Siemens, due dei facilitatori, che qui riporto perché rispecchiano la situazione di disagio a cui ho accennato e che sembra essere condivisa da altri corsisti e che forse spiegano la mancata informazione. Il primo dice che è fisiologico che i partecipanti di corsi MOOCs abbiano un certo “flusso”: elevati livelli di attività iniziale seguita dalla progressiva chiarificazione degli obiettivi e degli interessi da parte delle persone;  il secondo si chiede quanto della stasi sia dovuta alla materia in oggetto

Mi interrogo sul futuro di questo corso che per le sue peculiarità non posso non assimilare alla Terra. Con la sua grandiosità e magnificenza dà vita a tutte le cose seguendo ed accettando le regole del cielo;  è ricca ed è dotata di pregi senza limiti; abbraccia tutto nella sua ampiezza e tutto illumina nella sua grandezza;  grazie ad essa tutti gli esseri giungono alla riuscita. Così è il MOOC PLENK2010 , un corso insolito: non propone un corpo di contenuti, ciò che vi si apprende risulta dalle attività intraprese ed è diverso per ogni persona. Non è condotto in un singolo posto o in singolo ambiente., è distribuito in tutto il web. Fornisce alcune strutture, prevede che l’attività dei corsisti abbia luogo su Internet. Ciò che è richiesto è la visita delle pagine web di altre persone e la creazione di proprie.

Paragono la partecipazione al corso per la sua natura temporanea all’azione del «mietere mentre ancora splende il sole»: come il sole a mezzogiorno illumina appropriatamente ogni cosa sotto il cielo e poi comincia a calar così il corso che rappresenta infinite occasioni di apprendimento è destinato inesorabilmente a concludersi.