#ETMOOC – Introduzione, mi presento

Prendo in esame la prima assegnazione di #etmooc che prevede una presentazione di sé (luogo di provenienza, cosa si fa, cosa si persegue in etmooc).

Per ottemperare al compito ho scelto di creare un video, in sostituzione della presentazione che non sono riuscita a caricare su slideshare. Per realizzarlo ho usato Windows Live Movie Maker di cui mi sono servita in altre occasioni ma in una precedente versione; il manufatto che ne è uscito ha due particolarità:

  1. è il primo video che ho caricato su you tube
  2. per la prima volta (esclusi i commenti) mi esprimo in lingua inglese.

 

 

Trascrizione video:

#etmooc – Introduction, who are you? – Buongiorno! I’m Serena

Where are you from, Serena? I’m from Italy (Not as sunny as you can think…)

What did you do? I’m a retired teacher. I graduated  in pedagogy at Bologna University. I acquired the master in Metodi e tecnologie per l’e-learning (Methodologies and technologies for e-learning) at Florence University.

What you do? I build my digital identity: creating content and links collaborations, ensuring my reputation and my tracks

https://serenaturri.wordpress.com/    e    http://serenasonoio.blogspot.it/

What do you want? I believe that English is not an easy language, but I want to learn it, so I try many situations and contexts that require it.

What are your purpose in etmooc? Create connections, Learn English  also I want to increase  Digital Storytelling – Mashups, Digital Citizenship, …

 Nel video ho inserito anche la musica, ricorrendo a Jamendo , una piattaforma web che permette di ascoltare musica e di scaricarla gratuitamente e legalmente, pubblicata con licenze Creative Commons»   Qui  ho scelto Bosques En Mi Mente – Nostalgia

   Brano 17/17 Album Refugio Creativo Vol. 1 ; Copyleft En Deyecla.Com da Deyecla.com.

 

Completo la mia presentazione con

 

Riconosco che il video può essere migliorato, tuttavia mi dico soddisfatta della mia prestazione, soprattutto se considero di aver superato inevitabili (per me) resistenze psicologiche.

 

 

 

 

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#change11 – A proposito di realtà e mito

Stamattina non sono riuscita ad andare oltre alla lettura della prima delle risorse segnalate da S.Downes nell’OLDaily del 13 aprile, perché  sono stata catturata dalla presentazione che il ricercatore ha realizzato per la conferenza a Tallin (Estonia) 12 – 13 April 2012, intitolata L’apprendimento nell’era digitale: realtà e mito.

A coinvolgermi sono stati i singoli elementi, i titoli delle singole diapositive, le immagini, i link e gli elementi nella loro interazione. Nella decodifica mi sono trovata coinvolta in un processo che ho riscontrato complesso ma molto allettante per la molteplicità di sfide che ha comportato: traduzione, recupero del contenuto, individuazione del rapporto fra idea e immagine.

Downes,  introducendo la presentazione, così si esprime

In questa presentazione guardo il lato positivo dei miti, non concentrandomi sul fatto che non sono veri, ma trovando in essi il modo in cui creiamo la nostra realtà, progettiamo il nostro futuro e parliamo tra noi.

La presentazione è costuita da 22 + 1 slide;  ho riportato nella tabella che segue i titoli delle singole diapositive, ritenendo che fosse conveniente avere una visione d’insieme della proposta

A impresa conclusa ho vari motivi per sentirmi intimamente soddisfatta, si tratta di ragioni che investono sia la sfera emotiva che quella intellettuale.

Alla prima annovero la sorpresa che ho provato quando, aprendo il link posto a piè di pagina della seconda slide, ho trovato un’infinità di risorse sulle leggende dei nativi americani verso i quali ho nutrito una grande attrazione fin da bambina. (All’età di sei o sette anni ero letteralmente incantata dalla serie televisiva Penna di Falco capo Cheyenne.) Non nascondo di amare anche ora  i miti e le favole antiche e mi dichiaro dispiaciuta per le generazioni future che forse non sapranno neppure che «Nella cultura occidentale post antica i miti dell’antichità permangono come soggetti artisitci e letterari […]» (E. Mooremann, W. Uitterrhoeve).

Alla seconda ascrivo il piacere intellettuale di aver compreso e condiviso l’angolo di visuale da cui Downes osserva la realtà e parla della creazione di  nuovi miti.

Per me è motivo di contentezza aver capito come procedere nella costruzione di presentazioni efficaci ed interessanti;  è invece motivo di inquietudine apprendere che una prestigiosa università pubblica italiana, il Politecnico di Milano «a partire dall’anno accademico 2014/2015 abolirà la possibilità di scegliere tra corsi in italiano o in inglese per quanto riguarda lauree biennali e dottorati e offrirà soltanto corsi in lingua inglese.» (Milano.ogginotizie).

Non mi stupisce che il ministro Profumo  si dica convinto che la decisione del Politecnico di Milano segni una svolta e sia un esempio da seguire.

Il futuro come mito.

«Nel corso degli ultimi anni, la costruzione discorsiva di un altro mito, il mito dell’ inglese mondiale, è emerso coinvolgendo la mercificazione della lingua inglese […] nessuno ha ancora adeguatamente affrontato un’analisi delle ideologie che si celano dietro espressioni come “l’inglese come lingua del mondo”, “Inglese come lingua globale”» (Miti e storia della lingua inglese).