#ETMOOC – Digital literacy

 

Una tabella con i diversi termini e approcci riconducibili a differenti ambiti applicativi.

approcciApprocci e termini per le competenze digitali. Elaborato da (Cigognini, 2008).

Dimensioni della Digital Literacy

multidimensioni

Un modello di Ismael Peña Lopez (2009)

Il ricercatore catalano Peña Lopez affida a un’efficace immagine la rappresentazione del modello da lui elaborato:

ICTlogy1

L’autore fornisce esempi tratti dalla quotidianità in cui sono richieste le competenze digitali: la scuola, il lavoro, la gestione del potere/governo, l’espressione dell’essere cittadino.

ICTlogy

Peña-López, I. (2009) “Towards a comprehensive definition of digital skills” In ICTlogy, #66, March 2009. Barcelona: ICTlogy.
Retrieved month dd, yyyy from
http://ictlogy.net/review/?p=1771

 

 

#ETMOOC – Tra new literacies, video e sondaggio

cooperazioneRifletto su due questioni che # etmooc propone per la settimana in corso: a) new literacies b) sondaggio; incomincio da quest’ultima dato che qui il confronto è stato più coinvolgente.

Per sentire il polso degli # etmooc’ers è stato elaborato un sondaggio di metà percorso, allo scopo sono state formulate domande relative a

  1.  partecipazione,
  2. cosa più preziosa appresa,
  3. aspetto più impegnativo,
  4. suggerimenti per migliorare le performance dei “cospiratori”,
  5. occupazione primaria dell’ intervistato,
  6. partecipazione a xMooc / cMooc,
  7. contemporanea partecipazione ad altri Mooc,
  8. Paese,
  9. disponibilità per un’eventuale intervista futura o focus group.

partecipazione sondaggio

Debbo riconoscere che per me è stata una conquista l’aver usato la lingua inglese nelle domande a risposta aperte, forse che i miei freni inibitori si stanno affievolendo?

Lo ammetto, l’alfabetizzazione digitale, fra i temi della settimana, non esercita in me una grande attrattiva, essendomi confrontata con questo argomento in più occasioni, a partire dalla mia Tesi di master il cui IV capitolo è dedicato all’alfabetizzazione digitale,  secondo questa articolazione: a) alfabetizzazione digitale, b) termini ed approcci, c) dimensioni della digital literacy, d) definizioni, modelli, contributi.

Ho voluto consultare Wikipedia cercando New_literacies e, utilizzare poi, ancora una volta, wikimindmap, per ottenerne la visualizzazione che segue

New__literacies

L’espressione new_literacies in italiano è resa con alfabetizzazione multimediale mentre questa è la sua visualizzazione

alfabetizzazione multimediale

L’argomento è senz’altro vasto e articolato;  propone numerosi stimoli alcuni dei quali desidero approfondire, mi riferisco soprattutto ai progetti di Mozilla Firefox e alle cinque alfabetizzazioni – l’attenzione, la partecipazione, la collaborazione, il consumo critico di informazioni e l’intelligenza di rete – di H.Rheingold.

Intanto medito sul contentuo del video che segue: l’intrattenitore vuole arruolare quante più persone possibile per trovare l’aiuto che gli serve per riscrivere la storia di come gli uomini e le altre creature realizzano le cose…

cooperazione

Video qui.

#LAK13 – Avvicinamento a Canvas e a Tableau Software

Mi sono iscritta al corso Learning Analytics and Knowledge 2013 nella convizione che possa essere un osservatorio interessante di quanto sta emergendo nel settore; l’interesse è legato all’esigenza di  evolvere il mio modo di essere lifelong learner attraverso i fenomeni emergenti e le  tecnologie digitali.

Avendo partecipato all’edizione precedente (LAK12), posso considerarmi sufficientemente informata sui temi salienti, sui vantaggi e sulle criticità. Ne ho scritto qui e qui.

Propongo le mappe eseguite con wikimindmap che visualizzano ciò che  Wikipedia in inglese propone su Learning Analytics:

Learning Analytics1 Learning Analytics2

e su EDM, Educational datata mining

Educational data mining

 

 

Una novità del corso è costituita da Canvas la (LMS) piattaforma utilizzata; è una buona occasione per provarla, dopo aver sperimentato Desire2Learn, Blackboard Learning System, Moodle . Mi rendo conto di avere una certa esperienza anche in materia di VLE.

Seguendo una comunicazione, apprendo dell’esistenza di Tableau Software che sarà usato nel corso; prima di procedere allo scaricamento del software estrapolo dalle FAQ del sito, nel tentativo di capire se sia per me una scelta opportuna, quanto segue.

«Tableau Public è un servizio gratuito che permette di pubblicare dati interattivi per il web anche a chi non ha nessuna capacità di programmazione. È usato da scrittori, blogger, studenti, professori, hobbisti, critici, cittadini e altro ancora.  Tableau Public include un prodotto gratuito desktop che è possibile scaricare e utilizzare per pubblicare visualizzazioni di dati interattive per il web. Il desktop Tableau Public salva il lavoro nel server Web pubblico Tableau – nulla viene salvato in locale sul proprio computer. Tutti i dati salvati  saranno accessibile a tutti su internet.»

Poiché non è  posso incorporare il contenuto ottenuto nel mio blog (wordpress) e condividerlo, comprendo che il software non fa per me; tuttavia esporando la galleria in cui sono presenti bellissimi esempi di visualizzazione dei dati, creati con Tableau Public, resto affascinata da ciò che vedo.

Scopro che il software è utilizzato anche da  Il blog sui dati del Sole 24 ORE – blog di informazione che si occupa di società, economia e ict con dati strutturati e infografiche; il riscontro: Data as Art, Italian Art.

 

Da una discussione estrapolo ciò che ritengo particolarmente interessante, riguarda le competenze che i singoli devono avere nell’apprendimento analytics.

Ecco la sintesi.

È improbabile che una sola persona di possieda tutte le competenze necessarie analisi di apprendimento; la natura della visualizzazione dei dati è un soggetto multi-disciplinare; competenze di base di tecnologia (il data mining, la visualizzazione delle informazioni) e lo sfondo di apprendimento di base, in modo da sapere che cosa sarebbe utile per studenti o insegnanti; la capacità di collaborare con qualcuno; pensiero creativo e critico per dare un senso ai dati e di essere in grado di identificare i modelli, la curiosità di esplorare e pensare in modo diverso, la formulazione di domande; resilienza e curiosità.

 

Concludo riportando lo slogan  che ho letto in questo sito «I dati vanno frequentati per dar loro confidenza»

 

 

 

 

 

 

#mobimooc2012, Sulla condivisione degli strumenti mobili e sul curriculum mlearning

Desidero prendere in esame due fra i temi discussi nei forum del corso, perché più rispondenti ai miei attuali bisogni formativi:

  • condivisione dei personali strumenti mobili preferiti relativi all’apprendimento
  • perché un curriculum mobile learning.

Noto che i due argomenti sono in relazione fra loro per alcune ragioni che indico e visualizzo.

Gli strumenti mobili rappresentano soluzioni a bisogni formativi specifici;  considerata la loro varietà, richiedono l’acquisizione di cognizioni sull’argomento al fine di operare scelte conformi alle necessità. Evidenziano, inoltre, come sia essenziale l’ appropriazione di un lessico specifico anche in considerazione della continua comparsa di nuove parole, di frasi e abbreviazioni della tecnologia.

La lettura degli interventi dei colleghi ha permesso di orientare la mia attenzione, focalizzare meglio le articolazioni dei due problemi esaminati e ha suggerito riflessioni sugli effetti della condivisione sul piano dell’apprendimento.

Allineando il mio comportamento alle richieste esplicitate nei forum, richiamo alla memoria gli strumenti mobili che ho usato per l’apprendimento ma che ora, pur essendo a portata di mano, utilizzo rararmente, si tratta di un Nokia 7210 col quale mi sono divertita a scattare fotografie e  l’iPod con cui ho ascoltato musica e English Podcast. Ora sono alle prese con un HTC sensation 4G, causa prima della mia partecipazione al corso, come ho esplicitato qui.

Per poter meglio conoscere il mio cellulare e sfruttare appieno la guida all’uso incorporata nel mio HTC Sensation; sperimentare le caratteristiche e le funzioni ancora non praticate e, infine, per individuare applicazioni, rivolgendo un’attenzione particolare per quelle che sostengono l’apprendimento della lingua inglese, ho realizzato dapprima una tabella a tripla entrata, i cui indicatori sono a) caratteristiche b) descrizione c) definizione; ho provveduto quindi a cercare significati e ad inserire definizioni facendo ricorso ad alcune risorse

 * telefonino.net il sito italiano d’informazione sulla telefonia

* pianeta cellulare una rivista a carattere informativo, tecnico e scientifico

* Webopedia  dizionario

Attraverso le ricerche relative al p.3,  ho visto confermata la convinzione che siano necessarie

  • l’assunzione di un atteggiamento critico,
  • l’acquisizione di competenze, come ho evidenziato in un precedente post , che permettano (anche) la prevenzione della bulimia di applicazioni.

Concludo ripensando agli effetti che ha avuto su di me la temporanea impossibilità di accedere al forum di discussione, mi riferisco alla

  • comparsa di emozioni spiacevoli quali ansia, sgomento, mortificazione, senso di inadeguatezza;
  • ricerca di soluzioni alternative;
  • modifica della mia modalità di partecipazione nello spazio di #mobimooc12 google groups;
  • focalizzazione su quello che nel tempo dell’attesa mi era possibile fare.

Riconosco inoltre che  proprio grazie a quell’iniziale impasse devo l’ incremento della comprensione dell’affermazione di McLuhan  secondo cui l’oggetto di studio dovrebbe essere il mezzo non il contenuto veicolato.

Punti di vista a confronto

Con questo post mi propongo di rispondere alla domanda formulata da John Mak nella sua pagina Facebook (30 agosto 2012):

Learning and research works best by immersion and action in the community, apart from theorizing. That’s why community discourse, learning (sharing, conversation) is essential. What’s your view?

A tale fine prenderò in esame la discussione iniziata da Altamirano sulla pagina del gruppo Connectivismeducationlearning creato dallo stesso Mak e ne mostrerò gli effetti in relazione all’apprendimento.

Nel suo intervento Edgar Altamirano riprende il titolo di un articolo di Lisa M Lane, The price of participating in Wikipedia, e ne segnala il link .

Per completezza d’informazione fornisco di seguito una breve interpretazione d’insieme dell’articolo, datato 6 agosto 2012. In esso Lisa parla delle circostanze che l’hanno condotta a consultare la voce MOOC su Wikipedia, versione inglese e il turbamento che ha riportato in seguito alla lettura della nota (del luglio2012) che precede l’articolo stesso. Riferisce al contempo la genesi dell’articolo di cui è stata la compilatrice.

Come il post di Lisa è stato commentato con espressioni di pubblica solidarietà, anche la segnalazione di Altamirano ha trovato un seguito di commenti fra i quali il mio in cui ho segnalato di aver espresso nel mio post del 7 luglio u.s.le perplessità sulle osservazione formulate nei confronti dell’articolo su Wikipedia.

Sono stata attratta dalla risposta di Lisa al commento di John dalla quale ho compreso che Dave Cormier ha modificato l’articolo su Wikipedia.  La variazione ha comportato la cancellazione della nota introduttiva, conseguentemente qualsiasi link, compreso il mio,  ha perso la sua ragione d’essere. Fortunatamente lo screenshot della nota critica che Lisa M Lane ha inserito nel suo articolo per documentare la causa del suo turbamento, fornisce un riscontro della validità del  link da me segnalato. Sarà mia cura provvedere all’aggiornamento di quel post quanto prima.

Quali insegnamenti si possono ricavare dal fatto narrato? Molti, probabilmente tanti quanti sono gli attori coinvolti.

Quali questioni ha sollevato? Una fra le molte: come fare a recuperare una pagina non più esistente perché cancellata? Quali sono le possibili soluzioni? Forse che il ricorso al permalink può costituire una soluzione? Non mi risulta.

È possibile che certe modifiche riscontrate in alcuni post e riconoscibili dalle parole/frasi barrate (es.parole barrate) rappresentino una risposta?  E il ricorso all’espressione «articolo modificato» per quanto corretto è da ritenersi risolutivo?

Sono del parere che il problema sollevato riguardi le competenze digitali e nello specifico sia riconducibile  alla dimensione etica che si riferisce alle «conoscenze relative ai comportamenti, più o meno opportuni, richiesti dal mondo delle tecnologie e della rete».

 

 

#change11 – A proposito di apprendimento e cambiamento

Dopo aver sfogliato il gruppo Flickr “Citazioni famose a proposito di apprendimento e cambiamento” come richiesto dalle attività suggerite da Alec Couros  mi sono attivata per dare  vita e corpo alla mia idea.

L’immagine può essere vista anche  qui e nel mio album su Flickr.

Il pozzo è l’immagine della natura dell’uomo che, per sé e per chi gli si avvicina, può essere risorsa, sorgente, possibilità di soddisfacimento della sete di sapere, conoscere, comprendere., insegnare…

Può accadere che trascurando di coltivarsi, non utilizzando e non valorizzando i propri talenti, nella sua vita si dedichi ad attività meschine e improprie. Degradandosi non potrà essere accostato da nessuno.

Può anche accadere che un uomo capace sia misconosciuto, ciò è un vero peccato giacché le sue ricchezze vanno sprecate.

Esiste un’ulteriore possibilità, quella che vede il riconoscimento dei meriti, delle qualità di un uomo che non ha trascurato di coltivarsi interiormente e culturalmente. Il suo pensiero, le sue parole costituiscono alimento certo per le persone che gli si avvicinano.

Nel tempo dell’abbondanza Internet e la Rete sono la realtà in cui un individuo interagisce, si forma e cresce, ciò comporta la necessità d’avere una piena padronanza della propria identità digitale che è

  • mezzo di emancipazione,
  • una componente critica per consentire la partecipazione nella società globalizzata della conoscenza,
  • l’ingrediente da utilizzare per stabilire una rete di contatti o per interagire con altre persone in modo digitale.

 

#change11 – cck12 Stabilire relazioni

Da quando il giorno 26 gennaio u.s. ho inserito un post, Difendere il diritto all’informazione, col quale annunciavo di aver firmato la petizione contro ACTA il bavaglio mondiale ad internet è accaduto un fatto curioso anzi ne sono accaduti due:

  1. sono comparsi commenti sospetti
  2. sono incorsa nell’ incidente di cui ho riferito qui.

È pensabile che ci sia una relazione fra gli eventi?

Non fatico a crederlo.

Un aspetto positivo tuttavia è emerso: ora ho maturato la decisione di eliminare qualsiasi commento o presuto tale qualora

  1. sia sprovvisto di URL  personale (blog e home page)
  2. sia sprovvisto del nome o un soprannome sensibile
  3. qualcosa faccia pensare  che il commento sia spam
  4. siano presenti espressioni scortesi.

Concludo esprimendo la speranza che «il senso di responsabilità ispiri le azioni sia nella vita reale che in quella digitale nella consapevolezza che le scelte operate esercitano un impatto sulla vita personale e sull’intersocialità .»

 

#change11 Sulla comprensione e sul fraintendimento in MOOC

Con questo post mi propongo di rispondere al quesito posto da Jaap Bosman

«In un MOOC è un problema la comprensione (malinteso / fraintendimento)?»

alla conclusione di un suo recente articolo del quale riporto anche l’incipit:

«Lingua e cultura dei partecipanti in un MOOC differiscono, e non sappiamo se ci capiamo l’un l’altro in modo corretto. Contesto e storia dei MOOC’ers differiscono e variano ampiamente. Noi scriviamo messaggi e testi e blog con un lettore modello in mente, e la grande domanda è se il nostro lettore modello e il lettore vero e proprio hanno molto in comune ».

Considero il tema quanto mai interessante, ugualmente interessante è il modo con cui l’autore pone la questione.

 
Una componente del fascino esercitato su di me è costituita dalle domande a cui ha dato origine:
1. che cosa significa questo post?
2. perché è stato realizzato il post?
3. attraverso quale lavoro il testo è letto e capito?

 
La risposta alle domande a mio avviso comporta la considerazione della posizione dell’autore del post e quella del lettore, oltre che l’osservazione della situazione complessiva  in cui i processi si sono sviluppati.
Contesto. Il fulcro della discussione riguardava le alfabetizzazioni da perseguire e promuovere per poter agire positivamente usando i social media.
Attività dell’autore. Fra le diverse alfabetizzazioni l’autore ha evidenziato l’importanza del senso critico la cui rilevanza, se si considerano i commenti ottenuti, è riconosciuta e apprezzata.
Lavoro del lettore. Il lettore non madrelingua di inglese ha dovuto a) tradurre da una lingua ad un’altra, b) procedere con l’attribuzione di significato, c) riformulare il concetto a livello personale d) ricercare esempi.

 
È da presumere che sia proprio nella fase di attribuzione di significato il momento in cui diventa possibile il fraintendimento, se si considera l’esistenza di una varietà di significato, come afferma Downes nell’articolo che segnalo e come è evidenziato in quest’altro scritto intitolato Un’analisi semantica dei differenti tipi di significato nella traduzione.

 
Ma gli inevitabili iniziali contrasti e i possibili disorientamenti trovano un’intelligente soluzione se si considera che  per i MOOC’ers il significato è un fenomeno emergente che deriva dalle connessioni tra le entità.

Griglia scintillante: nelle intersezioni delle linee bianche è possibile osservare delle macchie grigie in continuo cambiamento (Wikipedia)

#change, Chat come forziere, blog come spazio individuale

Ho avuto modo di leggere il testo delle conversazioni fra Howard Rheingold  e i convenuti alle sessioni del 3 e 4 gennaio scorso, debbo riconoscere che il loro rinvenimento ha rappresentato per me un’opportunità davvero speciale perché quegli scambi d’opinioni mi hanno consentito di partecipare, anche se in differita, ai dialoghi fra i corsiti, garantendomi, al contempo, l’occasione di imbattermi in una miriade di risorse interessanti.

L’esperienza è risultata attraente e insieme arricchente.
Ho avvertito un senso di gratitudine vedendomi reso possibile l’accesso ai contenuti che altri corsisti avevano segnalato; la lettura del succedersi dei singoli interventi mi ha permesso di ricreare, grazie anche a un po’ d’immaginazione, l’atmosfera della classe. Confesso che mentre mi trovavo coinvolta in un attento ascolto in più occasioni ho avuto l’impressione di essere io stessa lì presente.
Le conversazioni hanno avuto come fulcro il nuovo libro e argomenti correlati a “Net Smart: Introduzione al social media fondamentali delle alfabetizzazioni del 21o secolo” di Howard Rheingold, conseguentemente si è parlato di

  • attenzione,
  • rilevazione di informazioni spazzatura,
  • partecipazione
  • collaborazione
  • comunità

A suscitare il mio interesse non è stato il libro in sé, visto che ho approfondito il tema delle alfabetizzazioni nel redigere la mia tesi di master «Costruire la propria identità digitale fra competenze e abilità complesse» dedicando alll’ alfabetizzazioe digitale un capitolo specifico: il quarto, e disponibile qui.
L’attrattiva è dipesa dalla constatazione che, a prescindere dalle latitudini di appartenenza, la discussione che ha coinvolto i partecipanti testimonia l’incalzare della necessità di una nuova cultura della formazione, avendo alle spalle modelli tradizionali ai quali si è ancora aggrappati.

L’esperienza finora descritta in termini positivi non è esente da aspetti inquietanti.

La moltitudine di voci, per esempio,   ha causato in me un senso di disorientamento e reso impellente il bisogno di rifugiarmi per riflettere in uno spazio riconosciuto come mio territorio personale.

Contemporaneamente sono affiorate alcune domande.

Affinché il cambiamento epocale nel quale siamo coinvolti corrisponda a una reale evoluzione culturale

  • come riuscire ad armonizzare bisogni individuali e bisogni collettivi collettivi?
  • quale opzione è preferibile scegliere: collaborazione o cooperazione?