#etmooc #ltis13 Mappa: sorveglianza, intercettazioni, attacchi mirati

Propongo una mappa su  un tema quanto mai attuale come si evince dagli articoli di oggi pubblicati da

sorveglianza

Cliccare su «Sorveglianza intercettazioni e attacchi mirati» per accedere alla mappa.

Anche per questa mappa sono partita dalla lezione su cyberspazio di radio3scienza, integrando con altre risorse di cui viene fornito l’URL.

Ho incominciato a leggere, partendo dal Glossario, l’ebook Autistici & Inventati 10 anni di hacking e mediattivismo a cura di Laura Beritelli

Kaos

 

È interessante.

 

 

 

#etmooc – Digital storytelling, foto e gif animate

È venuto il momento di tirare fuori dal cassetto e condividere le narrazione che nel corso del tempo ho elaborato; nel farlo voglio ricordare anche il processo attraverso cui le ho realizzate.

Dopo la visita alla mostra La Natura secondo De Chirico –  (testo inglese qui) – allestita  al Palazzo delle Esposizioni a Roma nel 2010,  seguendo le indicazioni contenute nel Dossier pedagogico omonimo, uno strumento che «accompagna la visita e fornisce chiavi di interpretazione [… ] per comprendere i linguaggi dell’arte, i movimenti e i protagonisti» ho voluto cimentarmi in una delle attività proposte e per divertirmi ho realizzato il mio autoritratto con la tecnica del collage, utilizzando le immagini degli oggetti prescelti  recuperate in rete.

Questo  è il risultato: versione 1

Successivamente ho realizzato una seconda versione dello stesso soggetto, utilizzando un servizio di elaborazione di foto online, che permette di modificare le foto e di creare effetti divertenti (LoonaPix).  In questa variante la stessa immagine è diventato uno dei quadri esposti in una mostra di pittura. Trovo che la soluzione crei un contesto gradevole e  simpatico.


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Con un’applicazione web based ho infine ottenuto queste gif animate

gif creator onlinevisit www.loogix.comLooGix

gif creator online

Per il momento mi accontento di questi risultati ma fra i miei obiettivi c’è quello di saper padroneggiare GIMP col quale mi sono confrontata ma con risultati ancora modesti.

La lettura del post Cape Scott Adventures – A digital story! #ETMOOC  mi ha fatto venire in mente che amo  affidare alla pagina (web) i ricordi dei viaggi dei quali segnalo i links:

  1. Visita a Palazzo Koch
  2. (Resoconto del viaggio) Alla ricerca del Graal nei post: Glastonbury, Chalice WellCadbury – Camelot.
  3. (Viaggio a Dublino e dintorni) 22 agosto rientro a casa
  4. Roma (ancora) caput mundi / homo sapiens
  5. In treno verso Klee.

Concludo segnalando il canale youtube Raccontamiunastoria della Compagna di Storytelling e il festival internazionale (fonte d’idee), e comunicando che ho in mente di provare Popcorn Maker per il quale devo trovare l’argomento, ma confido nell’adagio «La notte che porta consiglio».

#OT12, Traduzione aperta, un altro mooc

Che cosa è? Traduzione aperta, strumenti e pratiche; tag #OT12; data d’inizio è il 15 ottobre; la conclusione è prevista per 8 dicembre p.v.

Come funziona? il contenuto proposto è a disposizione di tutti, per poter partecipare ai forum è necessario registrarsi su OpenLearn. L’impegno settimanale richiesto è stimato di circa due o tre ore per letture, strumenti e risorse, esplorazione delle discussioni del forum; altre ore sono necessarie per chi vuole lavorare sulle attività di traduzione. Essendo MOOC è aperto, tutti possono partecipare indipendentemente dalla combinazione linguistica, tuttavia è previsto che la maggior parte dei corsisti MOOC abbia  l’inglese / spagnolo come loro lingue principali. È prevista la creazione di una serie di eventi sincroni (con il Elluminate piattaforma on line), che saranno registrati per la fruizione differita.  Alle sessioni parteciperanno membri della comunità Open Translation e membri del team Global Voices Lingua. Alla conclusione è possibile ottenere un attestato di partecipazione.

Chi lo fa? Open University’s LabSpace

Perché è significativo? Il corso offre l’opportunità di avere un po ‘esperienza di prima mano con gli strumenti di traduzione e le pratiche aperte, più in particolare:

  1. • I vantaggi e gli svantaggi di traduzioni automatiche di lingue naturali
    • Traduzione professionale rispetto Open Translation
    • Una panoramica dei più diffusi strumenti di traduzione aperti
    • Assicurazione di qualità nella traduzione
    • Uno sguardo in alcuni interessanti progetti di traduzione aperte
    • Le sfide legate ai processi di traduzione collaborativa (flussi di lavoro, ruoli e responsabilità)
    • Traduzione risorse educative aperte
    • …

Perché ho deciso di partecipare? Sono curiosa di natura, combatto «il pericolo dell’isolamento linguistico», cerco occasioni di immersione e contaminazione linguistica nella speranza che almeno le resistenze psicologiche si allentino grazie a un contatto prolungato con la lingua che studio.

Mia modalità di partecipazione. Ho scelto di non ricevere newsletter via email su OpenLearn, nè mi sono  iscritta al feed RSS del corso, tuttavia ho salvato il link nei segnalibri. Non parteciperò alle attività e alle discussioni per i motivi che in più occasioni ho esplicitato, ma che ancora ricordo, una competenza della lingua inglese modesta. Sfoglierò il materiale, ma non sarò un lurker completo giacché terrò traccia di questa nuova esperienza di apprendimento, con la certezza che le emozioni non mancheranno.


Stiamo evolvendo verso un mondo monolingue?

Buttando l’occhio sul sito IEML per verificare la presenza di novità, ho scoperto che ad opera di Jonathan Pool le faq si sono arricchite di una nuova voce.  Letto velocemente l’intervento che a causa della  sua specificità ho compreso solo parzialmente, incuriosita dal tema introdotto, ho deciso di seguire e aprire il link segnalato.

Il risultato finale dell’esplorazione complessiva da un sito web ad un altro sito si sostanzia nella scaletta che di seguito presento:

  • Faq IEML,
  • Panlex.org,
  • Progetto Rosetta,
  • Glossario globale,
  • Online utility. org,
  • Bbc strumenti digitali,
  • Forbes  e Globish,
  • Basic_English.

Il filo conduttore  che unisce e accomuna le diverse risose, con l’eccezione delle ultime due in elenco,  è costuito dal problema comunicativo fra le diversità linguistiche, tema questo a cui sono particolarmente sensibile come si può ricavare da alcuni miei interventi, per esempio qui e qui 

Come risolverlo?  Con gli strumenti del cyberspazio, se svariate sono le applicazioni informatiche disponibili, comune è l’uso del computer e di Internet.

Una brevissima interpretazione d’insieme per ciascuna risorsa, unitamente all’esplicitazione dei temi principali affrontati potrà essere d’aiuto per conservare una traccia del contenuto.

Mi sono già intrattenuta su IEML  qui  e qui, aggiungo perciò solo pochi elementi. Il progetto mira a a creare una lingua artificiale progettata per essere gestita  dal computer e in grado di esprimere le sfumature semantiche e pragmatiche delle lingue naturali. Questo metalinguaggio può essere utilizzato per includere la gestione della conoscenza semantica e l’indirizzamento dei dati digitali.

PanLex, alla base del progetto sta la visione che  migliaia di linguaggi umani possono prosperare nel futuro a lungo termine, è pensato per contribuire a rendere tutti i linguaggi umani utili per la comunicazione globale, facilitando la traduzione di qualsiasi parola di qualsiasi lingua in qualsiasi altra lingua.  Come opera? attraverso la consultazione di migliaia di dizionari sta costruendo un datatbase open source, ancora in fase di sviluppo.

Progetto Rosetta è una collaborazione globale di specialisti di lingua e di madrelingua che lavorano per costruire una biblioteca digitale delle lingue umane accessibile al pubblico; collabora strettamente con PanLex presso la Fondazione Long Now. Il progetto Rosetta sta lavorando per costruire una raccolta digitale  di documentazione aperta e pubblica nel mondo di circa 7.000 lingue. Accanto a questa collezione digitale, il progetto ha creato anche il Rosetta Disk, un backup analogico progettati per durare per migliaia di anni.

Glossario globale è un dizionario online, organizzato come una raccolta di glossari bilingue. Ciò che lo distingue dagli altri dizionari online è rappresentato dalla sua grandezza, conta milioni di voci, è massicciamente multilingue, che copre molte combinazioni di lingue, è costruito interamente elementi open-source. Glossario globale è stato creato per portare tutti i dati dei molteplici dizionari open source presenti in internet in un unico luogo, facendo in modo che la loro produzione sia facilmente accessibile a tutti.

Forbes  e Globish, la rivista americana prendendo in esame la lingua inglese rileva che  è la lingua globale del business, ma  è anche la lingua nativa di poche persone, ed è notoriamente difficile da imparare. La globalizzazione comporta la necessità di un linguaggio globale  e il predominio della lingua inglese sembra inevitabile per un buon tempo lungo. Quelli con il dono per l’apprendimento delle lingue si trovano in una posizione di grande vantaggio. Per tutti gli altri, perché non iniziare con Globish?

Online utility. org è un progetto che si propone di fornire il maggior numero utilità del computer on-line  a tutti gli utenti di tutto il mondo. L’uso è   gratuito. Si sostanzia in alcuni strumenti software online rivolti agli studenti di lingua inglese, insegnanti, giornalisti, scrittori, studenti; il software in particolare può essere utilizzato nella didattica, nell’apprendimento, nella ricerca linguistica.

Basic_English. l’Inglese di base è una selezione di 850 parole inglesi, usate in semplici schemi strutturali,  è sia un linguaggio internazionale ausiliario  sia  una prima fase autonoma per l’insegnamento di qualsiasi forma di lingua inglese più ampio o standard. Un sottoinsieme, non si disimpara.

Aspirando a trarre un bilancio dei proventi della navigazione testé descritta posso ritenermi soddisfatta per una molteplicità di  ragioni prima fra tutte l’aver compreso che esistono diverse strategie per far sì che  la globalizzazione non comporti necessariamente la scomparsa della diversità linguistica.  Si veda a tal proposito l’articolo Strumenti digitali  per salvare le lingue grazie al quale ho potuto rivedere la mia perplessità, qui espressa, sull’opportunità di avere  wikipdia in versione  veneta. Su Facebook Noongwa e-Anishinaabemjig: People Who Speak Anishinaabemowin Today, un gruppo di persone che si incontra settimanalmente per imparare e conservare lingua e cultura  dà prova del fatto che strumenti moderni stanno ponendo degli argini alla disfatta dell’estinzione di molte lingue.

Una conferma di certe mie convinzioni e propositi e ad un tempo un’ ispirazione è quanto contenuto nella sezione Come imparare l’inglese che metterò in pratica mentre aspetto con trepidante curiosità, la risposta che P.Levy senz’altro non mancherà di dare alla domanda da cui ha preso avvio questo post.

# ds106. Terremoto in pianura padana emiliana_veneta

L’ispirazione di questo post viene da DS106

Il bisogno di liberare la paura, di dare voce alla paura che cerco di tenere a freno mi ha indotto a costruire una narrazione digitale per la quale mi sono avvalsa degli strumenti del web 2.0.

rete sociale
blog (post)
podcast
social bookmarking

provenienza dell’immagine: wikipedia.

Con la prima scossa, 20 maggio, mi si è presentata un’immagine per la quale credo sia superflua ogni spiegazione

  Un cane di grossa taglia si libera dalle pulci con una grattatina.

Smarrita, pungolata dal bisogno di comprendere, ho individuato domande che riguardano

  • il punto di vista geofisico dell’evento
  • implicazioni e conseguenze possibili
  • il punto di vista simbolico

I quesiti hanno trovato risposte nelle risorse che quotidianamente ho aggiornato, cercato e messo insieme, costituiscono ora  il mio primo stack pubblico (delicious).

Oltre ai giornali online, ai blog, questo per esempio, anche la radio si è rivelata una potente alleata nella ricerca di risposte, in particolare ho seguito e seguo Radio3scienza e Tutta la città ne parla. Della prima segnalo in particolare la puntata del 31 maggio dedicata alla storia dei terremoti messa a punto nella convinzione che le conoscenze passate possano essere d’aiuto oggi; della seconda rimando ai podcast di alcune puntate:

  • VOCI DALLA CITTA’ DEL 30.05.2012 Podcast della narrazione di Paolo Bricco, giornalista del Sole 24 Ore, in Emilia dal 20 maggio dove ha coperto tutti i poli produttivi (agroindustria, ceramica), venerdì aveva intervistato Mauro Mantovani, proprietario della Aries di Mirandola, tra le vittime di del 29 maggio 2012.
  • TUTTA LA CITTÀ NE PARLA del 31/05/2012
    Cercare le responsabilità, ricominciare subito, con Luca Martelli, Ferruccio Sansa, Mario Agnoli, Domenico Pesenti, Gianluca Ferraris, Mario Deaglio (podcast).
  • TUTTA LA CITTÀ NE PARLA del 04/06/2012
    Nel giorno del lutto nazionale l’Emilia trema ancora, con Flavia Paone Fernando Ferioli Saverio Cioce Romeo Pulzoni Serena Gaudino Giovanni Pietro Nimis Marco Santori.

Ho interpretato la segnalazione su Facebook dell’evento come un’esigenza condivisa, per quel che mi riguarda ha avuto l’effetto di alleggerire emozioni negative

Mentre la terra continua a tremare c’è chi con timore e tremore cerca di migliorarsi riflettendo sul senso profondo di questo luttuoso evento…

#change11 – Questioni di lingua

L’interazione, argomento dell‘ultima settimana di change11, e un articolo di A.K. hanno ispirato il presente post col quale mi propongo di riferire in sintesi l’interrogativo presentato da A K; di esporre l’ esperienza di chi ha usato nell’interazione personale la lingua madre in un corso frequentato da pubblico internazionale; di mostrare, infine, che la barriera linguistica può sollecitare e promuovere azioni  inedite, non convenzionali.

Multilitteratus Incognitus nel suo articolo, Change11,και οι γλώσσες πλην της Αγγλικής, ha sollecitato il punto di vista di chi nell’interazione in Mooc ha usato la lingua madre rinunciandovi poi, preferendo ad essa la lingua inglese. L’amico A.K nel suo post non ha trascurato di considerare che

tutti i supervisori del corso sono di lingua inglese, la ricerca su temi educativi e tecnologici in materia di istruzione è in inglese, che il multilinguismo non è un argomento dichiarato del corso.

Si tratta, a mio parere, di osservazioni appropriate e senz’altro condivisibili.

Osservo la questione dell’interazione, ricordando qualora fosse necessario, che ho una conoscenza superficiale dell’inglese, ciò mi ha spinto a usare la lingua italiana fin dalla partecipazione al mio primo corso connettivista (PLENK 2010); ancora adesso nell’interazione uso l’italiano. Non ho trascurato di dedicare impegno ed energie allo studio della lingua inglese, aspirando a migliorare le mie competenze, tuttavia per questioni diverse,  sentendomi insicura, mi riesce difficile argomentare in questa lingua.

L’alternativa è il silenzio, soluzione questa che francamente non mi convince nè mi entusiasma.

È indubbio che l’inabilità a usare la lingua franca per eccellenza presenta numerosi svantaggi fra cui senso di inadeguatezza, timore di esclusione, svariate limitazioni, talvolta disagio e spesso imbarazzo come ho segnalato in diversi interventi, per esempio  qui  qui e qui. Tuttavia, come spesso accade, dalle mancanze trova origine la ricerca di modi per lottare contro la propria e l’altrui emarginazione, determinando anche una vera e propria forma mentis; ho parlato di questo per esempio qui, qui e qui.

Ricordo ora gli escamotages a cui ho fatto ricorso per contenere o eludere le situazioni problematiche in cui mi sono imbattuta e per documentare le interazioni, in lingua inglese e non,  da cui trarre feedback di rinforzo:

  • archiviazione sistematica dei commenti in inglese coi quali ho espresso la mia presenza e vicinanza con il redattore del post;
  • preferenza per le connessioni con «i parlanti di English as a second language (ESL), considerato che ai miei occhi sembrano più orientati a considerare chi vive una medesima condizione; attenzione per le connessioni con i parlanti inglese come lingua madre (English as a native language, ENL) (Wikipedia);
  • inserimento della funzione condivisione «Translate to English» per agevolare chi non conoscendo la lingua italiana è interessato a leggere i miei post

Nel concludere voglio rilevare che, nonostante gli impedimenti sopra indicati, l’interazione nelle diverse forme, in change11 e in generale nei corsi precedenti è stata sempre altamente soddisfacente.

A questo punto non mi resta che ringraziare i

e tutti

  • facilitatori: Zoraini Wati Abas, Martin Weller, Allison Littlejohn, David Wiley, Tony Bates, Rory McGreal, Nancy White, Eric Duval, Jon Dron, Clark Aldrich, Clark Quinn,  Jan Herrington, Howard Rheingold, Valerie Irvine and Jillianne Code, Dave Snowden, Richard DeMillo, Ashwim Ram, Preetha Ram, and Hua Ali, Pierre Levy,Tom Reeves, Geetha Narayanan, Antonio Vantaggiato,
    Tony Hirst, Alec Couros, Marti Cleveland-Innes, Diana Laurillard, George Veletsianos, Bonnie Stewart, Terry Anderson.

Un forte abbraccio ai MOOCies.

# change11 – Parlando di ledearship

Non nascondo di aver faticato un po’ prima di riuscire a mettere a fuoco l’angolatura da cui osservare  il tema della leadership, argomento questo proposto all’attenzione dei corsisti di #change11 nella 30 (?) esima settimana.

Sono riuscita nell’intento solo dopo aver visionato e letto gran parte delle abbondanti risorse segnalate dalla facilitatrice  Marti Cleveland-Innes e solo dopo aver stabilito una relazione tra mito,parola in voga in #change11 nelle ultime settimane, e leadership. Ho quindi considerando i due termini  legandoli mediante preposizione ottenendo la formulazione seguente: il mito della leadership.  Si tratta di un’espressione che evoca l’immagine di una persona, una sorta di supereroe, dotata di particolari qualità che la rendono speciale e provvista di abilità straordinarie rispetto a quelle degli esseri umani normali.

L’escamotage si è rivelato utile sotto due punti di vista, da una parte mi ha permesso di contattare l’emozione negativa, l’insofferenza che provo nei confronti del/la Potere /classe dirigente che ha mostrato con una certa frequenza il volto dell’ egoista  di chi, cioè, persegue solo il proprio benessere, il proprio vantaggio senza curarsi degli altri; dall’altra mi ha aiutato a  portare alla luce la mia idea in fatto di leadership.

Le domande formulate dalla Marti Cleveland-Innes nella sua presentazione mi hanno facilitano nel processo che mira a evidenziare gli aspetti focali della questione,

  • chi ha bisogno di leadership?
  •  perché parlare di leadership?
  •  come viene definita la leadership?

su cui mi propongo di riflettere circoscrivendo l’analisi a quei orsi connettivisti di cui ho diretta esperienza.

Nel primo corso a cui ho aderito, PLENK 10, la leadership era incarnata da quattro persone, Downes, Siemens, Rita Kop, Cormier (?), mentre in CCK11 da due: Downes e Siemens. In change11 i leaders sono esperti in settori e campi specifici, sono orientati alla condivisione delle risorse e non  sembrano eccessivamente preoccupati di far conoscere il frutto del loro ingegno prima che esso abbia trovato esplicitazione in qualche pubblicazione,  libri o riviste che siano. Ne ho contati 36, un leader per ogni settimana di corso, come si evince dal programma MOOC schedule.
Mi sono interrogata sui fattori che possono aver indotto a operare cambiamenti in relazione alla leadership.  È plausibile che la distribuzione della leadership rifletta la necessità di stemperare responsabilità, distribuire compiti e incombenze, ma soprattutto tenga conto dei cambiamenti che le tecnologie di rete hanno esercitato sul significato e sulla declinazione dei concetti di potere e autorità?
E ancora «Se la pratica della leadership fosse concepita (anche) come un percorso che aiuta a scoprire aspirazioni, speranze e passioni; a prendere coscienza dei valori da perseguire;  a individuare impegni da prendere nella vita; o semplicemente a riflettere su se stessi (R.Boyatzis), vivremmo in un mondo più equo?»