#PLENK 2010 Comportamenti digitali

A corso finito  PLENK2010 continua a procurare interessanti sorprese.

In questi giorni  aprendo la posta elettronica ho trovato una e- mail con la quale WordPress mi invitava ad applicare la moderazione a «Plenk 2010 riflessione critica».  Ciò equivale a dire che dopo aver letto il commento  si deve decidere se approvare, cestinare, segnalare come spam.

Con un secondo  messaggio sono stata informata che qualcuno aveva sottoscritto un abbonamento al blog. Le e-mail di cui ho riferito hanno per me un significato rassicurante: l’utente della piattaforma può contare su un filtro.

Ho letto il commento che Jim Stuffer, un corsista canadese, ha inserito a margine del mio ultimo post provando una piacevole sensazione per quella manifestazione d’ interesse. Non ho compreso attraverso quali passaggi sia riuscito a individuare fra i numerosi link quello che conduce al mio blog, tuttavia ripensando all’ultima domanda che Rita Kop aveva posto sul forum The importance of language on active participation on PLENK datata 22 novembre e alla mia successiva risposta ho attribuito a quell’interazione l’origine della scoperta del mio blog.

Ho pensato successivamente alla discussione che ha animato per lungo tempo le discussione sul forum sulle possibili cause del limitato intervento dei corsiti.  Al suo apparire l’argomento non mi aveva coinvolto molto perché ero troppo presa a individuare altri nuovi stimoli e perché sulla partecipazione dei membri di una comunità online avevo rivolto la mia riflessione nel periodo in cui stavo raccogliendo materiale per la tesi.

Ora però credo sia giunto il tempo di ritornare sulla questione.

I comportamenti dei soggetti in rete sono stati e sono tuttora oggetto di studi e di ricerche, se ne osservano usi e comportamenti, si indagano modalità di fruizione e attività svolte.  Ciò premesso, nel tentativo di contribuire al dibattito sul tema in ambito PLENK2010 forniscon in sintesi  i risultati di alcuni studi.

regola 90  – 9- 1. Nella maggior parte delle comunità online, il 90% degli utenti sono lurkers che non contribuiscono, il 9% degli utenti contribuiscono poco e l’1% degli utenti rappresentano quasi tutte le azioni.

Il fenomeno della disuguaglianza di partecipazione venne studiato per la prima volta in modo approfondito da Will Hill nei primi anni ’90; la partecipazione sociale tende a seguire la regola conosciuta come 90-9-1 formulata dall’esperto web danese Jakob Nielsen. Tale regola afferma che nei social network, su tutte le piattaforme, esiste una proporzione sorprendentemente costante tra partecipanti attivi e passivi:

  • Il 90% degli utenti è il “pubblico”, o lurkers. Le persone tendono a leggere o osservare, ma non contribuiscono attivamente
  • Il 9% degli utenti sono “editori”, a volte modificano il contenuto o aggiungono un thread ma raramente creano contenuti partendono da zero.
  • L’1% degli utenti sono “creatori”, spesso queste persone sono alla guida di una vasta percentuale di nuovo contenuto del sito, thread e attività.

La ricerca Forrester (2007) aggiornata nel 2010, predisposta per mappare gli usi degli strumenti 2.0 definisce una pluralità di profili rappresentati in figura

Potrebbe essere interessante chiedersi se la partecipazione dei corsisti del PLENK2010 rispecchi la regola 90- 9- 1 e sapere a quale/i profilo/i  della scala Forrester  i corsisti PLENK2010 si riconoscano.

Attraverso segnalazioni di Downes sono venuta a conoscenza di due siti su cui intendo operare qualche considerazione: il primo riguarda We Feel Fine , il secondo riguarda la nascita di un nuovo sito di gossip che svela la vita privata degli studenti.


We Feel Fine: un almanacco delle emozioni umane ,autori Jonathan Harris and Sep Kamvar, è una esplorazione in profondità dei sentimenti umani. Attingendo a un database di oltre 12 milioni di singole frasi raccolte in 3 anni da blog personali su Internet, We Feel Fine presenta un ritratto globale contemporaneo del paesaggio emotivo del mondo, esplorando gli alti e bassi della vita quotidiana in tutti i suoi colori, caos e candore.

Il programma  è stato creato per raccogliere l’espressione dei sentimenti del mondo del blogging. Al centro di We Feel Fine c’è un motore di raccolta dati che scandaglia automaticamente Internet ogni dieci minuti;  la raccolta dei sentimenti umani è ricavata da un gran numero di blog che provengono da una varietà di fonti online, tra cui LiveJournal,  MySpace, Blogger, Flickr, Technorati, Google. Il programma scansiona post su un blog per l’ occorrenza della frase “mi sento” salva la frase completa in un database che può essere interrogato per  individuare una certa emozione , l’età, il genere, la data, il paese, il tempo atmosferico. Il sistema gestisce in modo autonomo la raccolta e la presentazione dei dati sui sentimenti umani; raccoglie e visualizza i dati che sono stati già postati come informazioni sul World Wide Web ma  non associa mai i singoli nomi di persona con i sentimenti né  visualizza le foto anche se fornisce sempre un collegamento al blog da cui sono state raccolte qualsiasi frase o immagine visualizzate.

Il nuovo  sito di gossip promette di denunciare ciò che accade dietro le porte chiuse nei campus universitari e college in tutto il Canada. Room 110, un sito web sul modello della serie televisiva Gossip Girl, offre uno sguardo voyeuristico nelle vite private delle persone che frequentano i campus universitari in tutto il Canada.

Tutto il contenuto è anonimo, è inviato dagli utenti del sito e pubblicato dopo essere stato approvato dai rappresentanti degli studenti di ogni campus.

Se l’apertura del nuovo sito di pettegolezzo comporterà l’insorgere di  comportamenti non responsabili, al contrario We Feel Fine rende esplicito il fatto che la scienza e i suoi frutti tecnologici hanno modificato le impostazioni attraverso le quali conoscere  e  esplorare la nostra umanità.

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PLENK2010 Riflessione critica

Nell’ultima settimana di corso viene sollecitata una riflessione critica sugli ambienti di apprendimento e/o reti. Eccomi, dunque, qui a ragionare sul percorso di apprendimento al fine di separare il grano dalle erbacce qualora ve ne siano state.

Intendo considerare gli aspetti che ho trovato particolarmente rilevanti, di quelli che invece ho vissuto come problematici riservando spazio all’esplicitazione degli ambiti di applicabilità del PLE e PNK.

La prima osservazione che espongo riguarda un aspetto che col suo manifestarsi ho considerato di buon augurio: dalla decisione di frequentare il master in Metodi e tecnologie per l’e-learning ad oggi il mio percorso di ricerca continua a incrociarsi con gli ambienti di apprendimento personali.

Un ricordo nitido riaffiora alla memoria. Ero impegnata nello studio del modulo 2 relativo a E-learning i cui testi di riferimento erano M. Ranieri (2005), E-learning: modelli e strategie didattiche; A. Calvani (2005), Che cos’è la tecnologia dell’educazione; G. Bonaiuti (2006), E-learning 2.0.

Il mondo della formazione a distanza che avevo sperimentato in tutte le fasi descritte dalla letteratura, di cui ho riferito nelle conclusioni della mia tesi di master,  nell’esercizio della mia professione, in questa fase della mia vita veniva ripercorso attraverso esposizioni teoriche. Grazie all’ultimo testo sopra elencato sono venuta a conoscenza del nuovo concetto (PLE) ed è stata folgorazione: ho intuito che quella soluzione/interpretazione di e-learning era la risposta alle mie esigenze.

Se attraverso a quelle esperienze formative ho acquisito ed evoluto le mie PKM, al termine del master, durante il quale ho avuto modo di sperimentare altre modalità di formazione a distanza con il sistema blended e mosso i primi passi verso la costruzione del mio PLE, ho constatato che la mia vita è cambiata perché io stessa sono cambiata, intravedendo davanti a me prospettive inaspettate in relazione a forme di partecipazione e di espressione.

La decisione di partecipare al PLENK2010 è stato il passo successivo.

Le dieci settimane attraverso cui si è sviluppato il corso sono state foriere di infinite emozioni, sorprese, apprendimenti per i quali provo profonda  gratitudine e che conseguentemente annovero fra gli elementi altamente positivi e costruttivi della proposta formativa canadese.
L’organizzazione del corso unitamente alle proposte e alle attività hanno modificato il mio modo di apprendere. Il cambiamento riguarda soprattutto la profondità del pensiero determinata a mio avviso dal fatto che l’interazione con una molteplicità di persone ugualmente alle prese con gli ambienti personali di apprendimento e di rete mi ha permesso di giungere a  una profondità di campo che non ha luogo abitualmente. Difatti anziché osservare da un unico punto di vista, il mio, ho potuto disporre di molteplici punti di osservazione, quelli degli altri studenti, col risultato rilevante di vedere migliorata la definizione dell’immagine/oggetto indagato.

Ho conosciuto nuove teorie dell’apprendimento sulle quali ritornerò quanto prima al fine di approfondirle, mi riferisco a umanesimo,  gerarchia dei bisogni, apprendimento trasformativo.

Numerosi e interessanti sono stati gli elenchi di tools da utilizzare nella costruzione del proprio ambiente di apprendimento e di rete forniti da alcuni specialisti in particolare; mi riservo di visionarli nel prossimo futuro per poterli conoscere valutare ed  eventualmente segnalare. Mi è rimasta impressa nella mente l’introduzione alle letture e alle attività della settima settimana, nella quale si dice che molti strumenti usati nei PLE/Ns provengono da ambiti che non hanno molto a che fare con l’educazione;  questo non è necessariamente un problema, ma fanno riflettere sul fatto che gli educatori non provvedono alla costruzione di strumenti utili al loro lavoro. Esistono quindi due sfide notevoli per educatori e PLE / Ns..: creare nuovi strumenti rispondenti ai reali bisogni dell’ambiente personale di apprendimento; migliorare l’esperienza dell’utente finale con nuovi strumenti, nuove interfacce  e facilità d’uso.

Concordo con la visione espressa perciò credo sia opportuno scegliere con discernimento quegli strumenti più adatti alle esigenze personali.

Ho avuto la conferma, qualora ne avessi avuto necessità,  del ruolo esercitato dai fattori emotivi non solo nel mio modo di interazione con  gli altri studenti ma anche nelle osservazioni, nelle reazioni e nei  comportamenti di molti altri corsisti. Per quel che mi riguarda  la consapevolezza del deficit di competenza della lingua inglese mi ha creato un senso di inadeguatezza psicologica e un  conseguente senso di sudditanza non facili da gestire.

Sono imputabili alla mia modesta conoscenza della lingua inglese l’esigua  interazione nei forum e la rinuncia, dopo un tentativo frustrante, a partecipare alle sessioni di collaborazione dal vivo. Ritengo tuttavia  che proprio quella limitazione si sia mostrata preziosa alleata nei momenti in cui ero obbligata a selezionare risorse e nodi verso cui convergere la mia attenzione.

A emozioni non ben controllate sono imputabili, a mio avviso, certi interventi effettuati nei forum di discussione (si vedano ad esempio alcuni interventi del 19, 25, 26, 27 settembre) da chi sembrava provare del risentimento verso qualcuno. Ripenso allora alle affermazioni che G. Bateson ebbe a fare «le emozioni sono alla base anche della gerarchia sociale, delle posizioni dei membri in una comunità. Fattori emotivi dunque come fondamento di tutti i rapporti umani». Potrebbe, allora, essere utile suggerire qualche lettura riguardante la comunicazione online (caratteristiche e implicazioni) e la conoscenza della netiquette,  aspetti questi che  attengono alle competenze necessarie per  un learner efficace del 21° secolo.

Riservo alla parte conclusiva la mia valutazione del corso che ha proposto molteplici temi e attività diverse e  che voglio richiamare alla memoria. Dapprima si sono considerati esempi e diagrammi di PLE si sono quindi messi a confronto l’apprendimento personale e l’apprendimento istituzionale; è stata offerta l’ opportunità di capire il prossimo  eXtended Web; sono state proposte le teorie dell’apprendimento; si è affrontato il tema della valutazione e riflettuto sugli elementi necessari per usare con successo il PLE e sugli strumenti PLE e strumenti Ns che esistono e che invece devono essere costruiti; si è riflettuto sugli ambienti di apprendimento personali e di rete e la gestione della conoscenza;  ci si è interrogati sull’applicazione del Ple/Ns in aula; si è riservato spazio e tempo alla messa a fuoco degli aspetti problematici.

L’esperienza, purtroppo conclusa, è per quel che mi riguarda molto positiva perché, ricorrendo alla metafora del giardiniere, mi ha permesso di concimare la mia terra, di conoscere nuovi semi; ha rinvigorito la mia voglia di procedere all’impollinazione con la creazione di nuovi contenuti, collegamenti e collaborazioni; mi ha confermato sulla necessità di garantire le sementi prestando attenzione e  cura alla reputazione e alle tracce che lascio in rete.



mappa dei partecipanti

new post #PLENK2010 Tempo di bilanci

Indirizzo la mia attenzione su un elemento del corso, ormai in fase conclusiva, al quale sono rimasta agganciata e perciò bloccata, trattenuta. So che finché non avrò dipanato la matassa non potrò interessarmi ad altro e questo non è un bene considerando i progetti in cui sono coinvolta.

Ciò a cui mi riferisco è l’aggregatore gRSShopper che per alcuni giorni mi ha procurato uno stato d’ ansia di cui ho già riferito.

È mio proposito far luce su di esso presentandolo, descrivendolo, esplicitandone le applicazioni e le ragioni del suo uso.
Ciò che intendo esprimere è che si tratta di uno strumento utile, vantaggioso ma è al tempo stesso una di quelle tecnologie sulle quali spesso è facile proiettare ansie paure personali che poco hanno a che fare con le architetture tecnologiche pensate e sviluppate per facilitare l’apprendimento/insegnamento.

Per raggiungere l’obiettivo svolgo una ricerca concentrandomi sui risultati ottenuti tramite Bing, già Powerset, che conducono tutti alla sorgente qui.

In sintesi,  gRSShopper è un software libero e open source per il download pubblico. Combina l’aggregazione di risorse, un dataspace personale e editoria personale. Consente di organizzare i contenuti online in qualsiasi modo lo si desideri per importare il contenuto,  il proprio o altrui, da siti remoti, per remix e riutilizzazione e di distribuirlo come RSS, pagine web, dati JSON, o feed RSS .È un ambiente web personale, più che un software sociale progettato per costruire una comunità.
Si tratta di un database di ricerca, un motore di blogging, un sito web community, un sistema di gestione dei contenuti, e, in definitiva, un ambiente di apprendimento personale.
Il software è scritto in un linguaggio per computer chiamato Perl e viene caricato sul server web. Si utilizza un database per gestire i link, post e altri contenuti. Vi si accede con il browser web.

Non vedendo più segnalati i miei interventi per alcuni giorni di seguito,  ho incominciato a temere il giudizio altrui per  i miei errori, per il disagio vissuto mentre sperimentavo situazioni per me non proprio usuali.

Ho immaginato che attraverso qualche dispositivo fosse possibile formulare un giudizio di valore   attribuendo in tal modo a gRSShopper una funzione non conforme al reale. Gli ho attribuito cioè  il ruolo di giudice quando invece è mezzo attraverso cui la condivisione è resa possibile.

Ho scelto di condividere il mio lavoro con altre persone nel corso  e in generale. con il mondo, non per scelta obbligata,  pur sapendo che la condivisione in pubblico è più difficile:  il giudizio è parte del gioco.

Non nascondo che è stato difficile, a volte imbarazzante ma riconosco che proprio le difficoltà mi hanno permesso di pensare di più a quello che stavo e sto facendo.

La ricompensa per me è che alla vigilia della conclusione del corso sono ancora qui  soddisfatta di vivere, e aver vissuto, un’esperienza meravigliosa.
Da persona, e studentessa, matura e caparbia   rincorro la libertà nelle sue molteplici espressioni tra cui la libertà di accedere alla conoscenza e all’apprendimento, considerati beni pubblici, creati  in un modo non-profit non  perseguendo alcun ricavo dalla loro creazione e dalla distribuzione.

PLENK 2010 è tutto ciò.

new post #PLENK2010 risorse PLE-PKM

Contribuisco alla costruzione di un inventario, di un elenco completo di ciò che è stato scritto, ideato, progettato, creato sugli ambienti di apprendimento e sulle reti sociali adempiendo, nel contempo, al proposito espresso nel post del 29 ottobre u.s. Nel farlo rimando alla:

Ho appreso dell’esistenza dell’ultima risorsa attraverso i feed di Google Reader.

new post PLENK2010 PLE: rimedio democratico

Seguendo le indicazioni contenute nel«The daily» di ieri sono approdata al link che conduce a  The Huffington Post dove ho letto con interesse, restandone intimamente coinvolta, l’articolo scritto da S. Downes  del 2 novembre u.s. intitolato Deinstitutionalizing Education.

Downes riflette su un tema sul quale  è stato versato una gran quantità di inchiostro virtuale e che attiene la necessità di riformare le scuole e università.  Egli è  dell’avviso che si debba  mettere in discussione completamente il modo di gestire l’educazione perché è evidente  che l’Istituzione è giunta al fallimento.

In che modo si articola il ragionamento di  Downes? E come spiego il mio coinvolgimento?

Downes intende evidenziare che i motivi per cui la gente sta perdendo la fede nella società negli Stati Uniti e  identificati da  Nussbaum, professore di Innovazione e Design alla Parsons School of Design e qui rintracciabili,  siano applicabili alle istituzioni in generale, tra cui le aziende e anche le agenzie governative,  scuole e  università comprese.

Declina quegli elementi, riconducibili a pratiche e a  modi di essere che sono accomunati dall’allontanamento da ideali, principi morali tradizioni ecc. considerati generalmente il fondamento positivo della vita umana e della società, con conseguente scadimento dell’etica, adattandoli all’Istruzione, alla scuola, all’Università.

Vediamoli.
Outsourcing. In tutto il mondo, con l’eccezione di Finlandia e Singapore,  il settore dell’istruzione, come altri settori industriali, eroga bassi stipendi , esternalizza dove può,  svaluta le persone che  lo  fanno funzionare.

Trust. È visibile un’ erosione di fiducia nelle istituzioni educative, una sfiducia in coloro che le gestiscono perché se ne servono per la propria carriera politica. La sfiducia investe le soluzioni messe in atto per monitorare i dirigenti; si abbatte anche sugli insegnanti

Greed. Gran parte della crisi economica può essere imputabile al bisogno dei presidenti amministratori delegati e manager di guadagnare lauti  stipendi. Istituzioni e i loro amministratori continuano  ad accumulare ricchezza mentre si amplia il divario tra ricchi e poveri.

L’elenco continua:  Corruption,  Democracy.  Ingratitude, Incompetence.

Non mi fermo per  riportarne elementi descrittivi preferendo procedere con le considerazioni che Downes fa.
In breve, la democrazia rappresentativa ha fallito. I valori dominanti persiguiti e promossi dalle  istituzioni  sono il potere, la proprietà e il controllo. È indispensabile   sollevare domande sul  sistema che ha comportato l’elevazione della classe di criminali al potere non limitare  i provvedimenti migliorativi alla mera  preservazione della ricchezza e della posizione all’interno di questo ordine sociale. C’è  bisogno, continua Downes,  di progettare forme di organizzazione sociale basata su valori diversi, su forme atte a  promuovere la gestione, l’agilità e stabilità. Garantendo il diritto di ciascuno e di ogni membro della società, è possibile  assicurare il personale diritto nella società, lavorando  in virtù della libera associazione, di scambio cooperativo di valore reciproco, con i limiti naturali del diritto di possedere  e di controllo.

Non mi rimane a questo punto che esplicitare il motivo del mio coinvolgimento non trascurando di chiarire l’attinenza dell’articolo con l’e-learning.

Il quadro che si andava componendo mentre procedevo con la lettura ritraeva una realtà che si adattava perfettamente con quella tratteggiata da alcuni quotidiani e trasmissioni  televisive di approfondimento: la realtà italiana.

Ho provato una confortante affinità di pensiero leggendo la proposta di Downes di sostituire un istituto di istruzione che si rivolge  a utenti consumatori, destinatari di un’educazione online con la creazione di una personale forma di apprendimento attraverso la libera associazione tra studenti. Ciò darebbe origine a un sistema educativo che non potrebbe essere ridotto, né potrebbe essere sacrificato, a interessi corporativi o di proprietà.

nwe post #PLENK2010 Personal Knowledge Management (PKM)

Attingo ancora una volta dalla mia tesi di master per realizzare il mio contributo al tema.

Se per comprendere il concetto di Personal Knowledge Management (PKM) è opportuno indicarne dapprima le origini e il significato rendendone noti, successivamente, i massimi autori che di pkm si sono occupati, indispensabile diventa parlare dei pionieri italiani del pkm esponendo i loro contributi al dibattito. Nell’attuazione del piano/proposito ci si avvale della tesi di dottorato di ricerca Personal Knowledge Management per imparare ad apprendere: un modello di competenze e strategie formative per vivere la conoscenza in di E. Cigognini (2008) che mappa in modo esaustivo il know-how nel settore.

L’origine del Personal Knowledge Management è attribuibile a Frand e Hixon, l’acronimo PKM significa gestione della conoscenza personale. Per il resoconto sugli autori si ricorre alla seguente linea del tempo che evidenzia come la prospettiva del PKM dalla sua origine abbia progressivamente attirato l’attenzione dei ricercatori, raggiungendo l’apice negli anni 2007 – 2008.

Letteratura sul PKM (source: wikipedia, 2010).

Inizialmente è stato progettato per gli studenti dell’UCLA MBA, successivamente è stato introdotto per i manager aziendali, è generalizzabile a chiunque in qualsiasi campo (Frand e Hixon, 1999).

Si fa uso delle espressioni della Cigognini (2009) per far luce su « il concetto di Personal Knowledge Management (PKM) si radica in un quadro compresso in cui istanze individuali (sviluppo delle competenze personali) convergono con aspetti tecnologici e dimensioni sociali dei processi in .» […] È «un asset strategico (Frand, 2000) per i professionisti, learner e knower della società della conoscenza (Sorrentino & Paganelli, 2006) in cui le interazioni digitali e in presenza sono inevitabilmente sempre più intrecciate.» (p.116). «Il concetto di PKM, Personal Knowledge Management, è una cornice teorica per circoscrivere l’area della conoscenza personale, quel set di conoscenze proprie di un soggetto» (Cigognini, 2008). Per gestire la personale conoscenza ci si avvale di particolari competenze e di strumenti e ambienti tecnologici; al fine di facilitare la condivisione delle conoscenze personali e di gestione dei contenuti sono utilizzati le mappe concettuali oltre che le tecnologie del web 2.0.

Lo studio sul PKM è stato introdotto in Italia nel 2007 con un articolo di Pettenati, Cigognini e Sorrentino rispetto allo sviluppo delle competenze per sostenere la conoscenza personale. Il processo di acquisizione e di sviluppo delle competenze è un’attività complessa e impegnativa che può essere sostenuta con azioni formative sia in area accademica che in altri contesti aziendali.

Affinché il processo di sviluppo delle proprie competenze di PKM si realizzi, sono necessarie diverse condizioni abilitanti: è necessario che il soggetto interessato si assuma le responsabilità personali; solo se il soggetto si rivela fortemente motivato interiormente è possibile intraprendere con successo il processo di acquisizione delle competenze, e quindi essere in grado di gestire proficuamente la propria conoscenza personale.

L’acquisizione e la gestione della conoscenza personale difatti sono processi che richiedono da parte del soggetto coinvolto dispendio di tempo ed energia. Per sostenere il processo di acquisizione di tali competenze, le ricercatrici italiane, Pettenati e Cigognini, hanno elaborato un modello teorico per i learners della Società della Conoscenza, suddiviso in abilità di base e di ordine superiore (che sarà presentato nel capitolo 4); il modello è corredato da una parte formativa, un set di moduli didattici prototipo per sviluppare le competenze di base e di ordine superiore, e delle linee guida, strategie formative ed e-tivity per lo sviluppo delle competenze di PKM.

Per la realizzazione del grafico si è fatto ricorso a Wittwer, J.W., “Come creare una linea temporale in Excel“Da Vertex42.com, 2 settembre 2005, http://www.vertex42.com/ExcelArticles/create-a-timeline.html

new post #PLENK2010 SymbalooEDU

Fin dalle prime settimane del corso mi sono imbattuta in Symbaloo, dopo una sbirciatina l’ho accantonato promettendo a me stessa che sarei tornata ad occuparmi di questo simpatico strumento non appena ne avessi avuto l’ispirazione. È quanto è accaduto ieri, dopo aver salvato su delicious l’elenco di strumenti che i compagni di corso sono riusciti a mettere insieme.

Che cos’è Symbaloo?

È a pagamento o gratuito?

Cosa si deve fare per poterlo usare?

Cosa permette?

Perché è interessante?

Symbaloo è un nuovo modo di organizzare, condividere la propria vita online e scoprire quella degli altri; è completamente gratuito e non contiene banner pubblicitari. Per utilizzarlo non è necessario registrarsi ma nel caso in cui si desideri accedere per esempio a webmix da più di un luogo, ci si registra gratuitamente  e si ottiene un account.

Sono stata affascinata dal webmix che è una raccolta di piastrelle su un determinato argomento.  Grazie alla galleria Symbaloo è possibile aggiungere diversi webmix che possono essere  modificati, spostati, condivisi.

Da un mese circa esiste anche la versione EDU (SymbalooEDU) per educatori e studenti,  usato  come strumento di Personal Learning Environment, permette di raccogliere le risorse educative online, ritenute più significative, in un unico luogo.